Viteliù, in diretta su Monte Cavallerizzo, con l’autore

“Discesero dal valico e, giunti alla base del monte, piegarono a sinistra, diretti verso un lungo crinale che si apriva davanti a loro. A un tratto Eumaco, che precedeva tutti, fu attratto da qualcosa. Chiese a Marzio di prendere le briglie del mulo del nonno w si allontanò per verificare un sospetto. Ben presto vide ciò che non avrebbe voluto vedere. Ossa sparse sulle rocce, tra gli alberi, crani di almeno 3 persone. Uno più piccolo degli altri. Entrò in un piccolo bosco; più procedeva, più i resti umani aumentavano. Fino a che si rese conto che quei morti insepolti decine, e decine, forse centinaia. All’inizio non capì, poi guardò verso l’alto: si trovava alla base del precipizio alla cui sommità era il recinto di vetta del Monte Cavallerizzo”.

“Sono stati buttati giù, tutti, tutti….non è possibile, non è possibile. Maledetti!”

“Precipitati dalle pareti rocciose del Monte Cavallerizzo. Donne con bambini tra le braccia, anziane indifese, ragazze violentate e poi eviscerate, l’utero bruciato o dato in pasto ai cani per spregio all’etnìa e…”.

Queste sono solo alcune delle frasi, tra le più forti, del romanzo storico Viteliù  dello scrittore e giornalista Nicola Mastronardi.

Qualche giorno fa, accompagnato da un gruppo di giovani, ha voluto salire sul Monte Cavallerizzo e leggere loro queste pagine drammatiche che raccontano dello sterminio tentato da Silla ai danni dei Sanniti e della determinazione dei nostri avi che lo evitarono.

Nicola Mastronardi legge Viteliù su Monte Cavallerizzo
Nicola Mastronardi legge Viteliù su Monte Cavallerizzo

Il Monte Cavallerizzo (1.524  m. s.l.m.) è situato nel territorio del Comune di Capracotta. Nella parte alta del monte possono essere ammirate le Mura ciclopiche ed una porta che testimoniano di un importante centro fortificato di epoca sannita.

Le mura sono poligonali perché innalzate tramite la posa di grandi massi lavorati fino ad ottenere forme appunto poligonali, per essere giustapposte a incastro, senza calce, con cunei che riempiono i rari spazi vuoti. Sono dette mura ciclopiche o pelasgiche perché sarebbero state costruite dai Ciclopi o perché attribuite ai mitici popoli pelasgi preellenici, che avrebbero costruito mura simili nelle città di Micene ed Argo.

Fortificazione sannita su Monte Cavallerizzo
Fortificazione sannita su Monte Cavallerizzo

Dal Monte Cavallerizzo, proprio nelle vicinanze delle mura ciclopiche è possibile raggiungere lo strapiombo di cui si parla in Viteliù. Da esso è possibile osservare l’ampio panorama delle più belle montagne del Molise (la Meta, le Mainarde e il Matese). Appena al di sotto si scorge l’abitato di Vastogirardi con il suo caratteristico castello e l’area archeologica denominata “Tempio Italico”.

Monte Meta
Monte Meta

A cura degli amici di Capracotta, il 12 agosto convegno in serata; il giorno dopo nuova passeggiata con l’autore.

Enzo C. Delli Quadri

In collaborazione con l’associazione Almosava: www.almosava.it