Commemorazione caduti, l’intervento del sindaco Monaco

Il sindaco Antonio Vincenzo Monaco
Il sindaco Antonio Vincenzo Monaco

I primi militari tedeschi arrivarono a Capracotta il giorno 9 settembre 1943. La sera dell’8 settembre all’annuncio della firma dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, la nostra gente si recò compatta alla cappella della Madonna di Loreto portando in processione la statua della Madonna fino alla Chiesa Madre, ripristinando l’antica tradizione triennale che dopo il 1937 era stata interrotta a causa della guerra. La mattina del 9 settembre una grande folla riportò la statua alla sua cappella. Fu proprio in quella mattinata che dalla parte di Vallesorda giunsero le prime camionette tedesche, che quel giorno non si fermarono nel nostro paese ma proseguirono verso S. Angelo del Pesco.
Il primo reparto tedesco si fermò a Capracotta a metà settembre e le prime settimane di permanenza dei tedeschi nel nostro paese passarono senza grossi problemi. La situazione precipitò a metà ottobre. L’avanzata delle forze alleate, dopo la sanguinosa battaglia del Volturno, fece peggiorare la situazione di Capracotta e di tutta l’area a ridosso della parte destra del fiume Sangro. Imposizione del coprifuoco, requisizioni di viveri, ordini di consegna delle armi, proclamazione della legge marziale. Al portone del municipio venne affisso un avviso nel quale si diceva che sarebbero stati condannati a morte coloro che avessero commessi atti di sabotaggio o dato aiuto ai prigionieri nemici. Molti prigionieri inglesi e di altre nazionalità rinchiusi in un campo di Sulmona erano fuggiti e si dirigevano verso il sud per ricongiungersi alle truppe alleate. Alcuni di questi prigionieri furono scoperti dalle truppe tedesche in un casolare nelle vicinanze della masseria dei fratelli Fiadino. I tedeschi arrestarono i fratelli Rodolfo e Gasperino Fiadino, che dopo un processo per direttissima furono condannati a morte e il 4 novembre del 1943 furono fucilati.
Il giorno successivo, il 5 novembre, le famigerate SS, giunte a Capracotta nella notte, iniziarono il rastrellamento di tutti gli uomini ritenuti validi che furono portati a scavare trincee lungo il fiume Sangro, lungo la linea Gustav. L’8 novembre del 1943 il banditore comunale annunziava gli ordini del comando militare tedesco. Tutte le abitazioni dovevano essere abbandonate perché sarebbero state distrutte.
L’8 novembre fu l’ultimo giorno della vecchia Capracotta.
Si attuava anche nel nostro paese la tattica della terra bruciata, cioè causare disagi alle truppe alleate che stavano avvicinandosi da Sud e che secondo i piani del comando generale tedesco dovevano essere fermate lungo la linea Gustav. Erano giornate freddissime, la gente si rifugiò nelle chiese e nel cimitero portando con sé poca roba e qualche coperta. Le squadre tedesche addette alla distruzione obbedivano agli ordini bruciando le abitazioni meno solide e utilizzando esplosivo per quelle più solide.
Il lavoro dei guastatori tedeschi durò quattro lunghi ed interminabili giorni.
La notte dell’11 novembre gli ultimi militari tedeschi lasciarono Capracotta.
La mattina del 12 novembre 1943 Capracotta era libera.
La popolazione si riversò lungo le vie del paese. Lungo le strade era impossibile procedere, tante erano le macerie, interi quartieri distrutti, il più colpito quello della Terra Vecchia. Il fumo si alzava dalle rovine ed in quel fumo andavano persi i sacrifici e le fatiche di intere generazioni di capracottesi.
Ma le traversie non erano ancora finite. L’inverno era alle porte e l’arrivo delle truppe alleate non aveva risolto il problema dapprovvigionamentodi cibo. In paese erano presenti alcune migliaia di persone. Le incertezze furono risolte con l’ordine di trasferire tutta la popolazione nei campi di accoglienza. Iniziò la partenza di camion carichi di profughi inviati in località diverse, molte famiglie furono divise ed i componenti inviati in centri diversi, tante famiglie poterono riunirsi solo al termine della guerra.
Terminato lo sfollamento a Capracotta restarono meno di 100 persone.
Noi siamo orgogliosi di essere i figli di quel popolo, che nello spirito montanaro, con il profondo legame a questa nostra terra, ha saputo trasmetterci una eredità di virtù e di sentimenti di inestimabile valore. Altissimo fu il tributo di sangue che la nostra comunità diede in quegli anni.

Caduti combattendo: Carnevale Egidio, D’Andrea Ermanno, Del Castello Pietro, Di Ianni Giovanni, Di Rienzo Giovanni, Di Tanna Pierino, Mosca Pasquale, Paglione Alfredo, Patete Dario, Potena Francesco Paolo, Sammarone Filippo, Santilli Vittorio.

Dispersi: Carmosino Antonio, Carnevale Tarquinio, Del Castello Sebastiano, Di Lorenzo Rino, Di Tanna Giovanni, Di Tanna Guglielmo, Fantozzi Felice, Liberatore Giovanni, Paglione Mauro, Sammarone Giuseppe, Vizzoca Pietro.

Morti per scoppio di mine tedesche: Angelaccio Vincenza, Colangelo Giovanni, De Renzis Adamo Fiore, De Renzis Emilio, Di Bucci Padovano, Di Luozzo Vincenzo, Di Vito Pasquale, Latino Mario, Mosca Elio, Policella Colomba, Sammarone Raffaele, Venditti Angelo.

Fucilati dai tedeschi per rappresaglia: Fiadino Rodolfo, Fiadino Gasperino.

Antonio Vincenzo Monaco, sindaco di Capracotta