Sui campi nevosi di Capracotta. Una cronaca sportiva del 1935

 

CAMPOBASSO, 16. – L’ardente passione per gli sports invernali ha pervaso in un ritmo crescente le masse sportive molisane, le cui file di giorno in giorno si ingrossano di fedeli entusiasti adepti: giovanissimi delle avanguardie balillistiche e dei reparti dal fazzoletto dai colori di Roma, giovani dalla tempra irrobustita nei cimenti sportivi – adulti dalla fede sempre magnificamente balda; signore e signorine dalla squisita gentilezza e dalla elastica flessuosità delle eleganti movenze. «Sciare»: ecco il nuovo verbo che affascina. Sentire sulle nevi candide il fremito di passione nelle ripide dislivellate volate nella voluttà inesprimibile che è simile al bacio suadente di una donna amata.

Così si muove la vita sui campi della regione molisana a quota 1421 sul livello del mare.

Ospitale, gentile, signorile: la cittadina ammantata dal bianco lenzuolo ospita i turisti e gli appassionati del magnifico sport della neve. Del Collegio militare di Roma le balde  e fresche ed ilari giovinezze intersecano nella disciplina rigida i preordinati percorsi: dei Lupi del Matese gli ufficiali ed i militi gareggiano per i premi posti in palio dal Comando regionale sotto gli occhi dell’organizzatore console Tradardi coadiuvato molto brillantemente dal capo dell’ufficio sportivo centurione cav. Umberto Ciacca.

Il console generale Maciocchi con la sua ambita presenza ha dato l’assenso ed il plauso alla magnifica manifestazione di allenamento e di forza. Anima e vita delle organizzazioni, il Commissario provinciale del C.A.I. camerata Benedetto Giuliani, che della sua Capracotta conosce i misteri delle volate sulle nevi e che come Commissario di gara nella vasta località «Guardata» dislivellata a 400 metri, indice le febbrili competizioni alle squadre bellissime e balde del loro entusiasmo sincero. Con lui lo strenuo comandante Noè Ciccorelli, che plasma al rischio dello sport invernale le sue squadre dei giovani fascisti, e che come Segretario politico di Capracotta è l’esponente attivo, zelante disciplinato della fede fascista della sua natia città. Non va dimenticato il podestà cav. Gregorio Conti, che dà prova di gentilezza cotidiana verso i moltissimi che trovano asilo in case private e nell’Hotel Cimalta.

Del lungo elenco degli ospiti graditi stralciamo: da Campobasso: prof. Vernucci; ing. Barone Jannucci e signora, dott. Bevilacqua e sorella signorina Niny. Da Roma: ing. Soli; D. Cecilia della Pergola; le signore: Castiglioni Cipriato e poi una lunga fila fila di sempre eleganti cavalieri e di affscinanti damine, tutti nel costume invernali: ilari, festose, nel brio di una giovinezza fiorente, esuberante, gioviale. Ed a sera, dopo le brillanti trasvolate sulle navi candide, si aprono magnifiche di luci e di eleganza le belle sale del Circolo Unione che è presieduto dall’impareggiabile dottor Castiglione che vivifica con la sua cortesia e con la sua appassionata signorilità, la gentilezza innata della sua Capracotta simpaticissima.

E le danze si intrecciano nel cadenzato ritmo delle musiche attraenti: come nel mattino si sono incrociate le gare sulle bianche nevi.

Giovinezza gagliarda ed affascinante: giovinezza dell’Italia nuova che afferma come suo solo diritto l’eterno sorriso dell’eterna primavera dell’italica gente.

 Il Giornale d’Italia, 17 marzo 1935

(Collezione Paolo Trotta)