Stacco imperioso e grande umiltà: Erasmo Iacovone

Il 6 febbraio del 1978 scompariva in un incidente automobilistico il nostro amato compaesano Erasmo Iacovone, attaccante e idolo della Taranto calcistica. In occasione del quarantunesimo anniversario di quel doloroso evento, vogliamo ricordarlo ripercorrendo la sua carriera agonistica.

Erasmo Iacovone
Erasmo Iacovone

Erasmo Iacovone nasce a Capracotta il 22 aprile del 1952. All’età di due anni si trasferisce con la famiglia a Tivoli. Muove i suoi primi passi nel mondo del calcio nell’OMI Roma. Proprio con i colori della squadra laziale fa il suo esordio in serie D nel 1971 all’età di 19 anni. Nella stagione 1971-72, segna 2 gol in 25 partite. Nel mese di novembre del 1972, lo acquista la Triestina, allora in serie C. L’attaccante molisano, però, non riesce a esprimersi al meglio nel capoluogo friulano. Gioca solo 13 partite senza gol. L’anno successivo cambia squadra e categoria. Lascia la Triestina e la serie C e torna in serie D per vestire i colori del Carpi. È la stagione della definitiva consacrazione. Iacovone trascina la propria squadra a suon di gol verso la promozione in serie C. Alla fine della stagione (1973-1974), il suo personale bi- lancio è di 13 reti in 32 partite. Le sue prestazioni sul rettangolo di gioco non passano inosservate ai grandi club. Lo acquista il Mantova, squadra di vertice in serie C. Rimane due stagioni nella città virgiliana. Giusto il tempo per segnare 24 reti in 72 partite.

Nel novembre del 1976, la svolta. Passa in serie B. Lo ingaggia il Taranto a stagione già iniziata. A Mantova, nelle prime 6 partite ha già realizzato 4 gol. Il residente Giovanni Fico sborsa 450 milioni di lire, un’enormità per l’epoca, per portarlo sulle sponde dello Jonio. «Mi auguro di non aver commesso un errore che non mi perdonerei mai», sono le parole del massimo dirigente rossoblù al termine della trattativa. I fatti, però, fugano presto ogni dubbio. Erasmo è decisivo fin dalla prima apparizione: gol di testa a Novara per l’1-1 finale. Nel campionato 1976-1977, Iacovone gioca complessivamente 27 partite mette la firma a 8 dei 32 gol realizzati dalla squadra pugliese, diventando l’idolo dell’intera città. L’attaccante è amato non solo per il suo stacco impetuoso e l’infallibile colpo di testa ma anche per quel suo carattere timido,  umile e semplice tipico delle nostre contrade. Nella stagione 1977-1978, la carriera del giovane cannoniere subisce un’accelerazione decisiva. Nel bene e nel male. Alla fine del girone d’andata, in 19 gare, Erasmo segna 9 gol senza tirare rigori. È il capocannoniere della B a pari merito con Pellegrini del Bari e Palanca del Catanzaro. Il Taranto è secondo in classifica, alle spalle dell’Ascoli dei primati ma davanti all’Avellino e al Lecce. La promozione nella massima serie può, per la prima volta nella storia cittadina, diventare realtà. Per le strade di Taranto si sentono frasi del tipo: «Quest’anno Iacovone ci porterà in serie A» e «Gori, Selvaggi e Iacovone faranno grande il Taranto». Nell’ambiente calcistico, girano anche alcune voci di calcio- mercato sul goleador molisano. Si fa avanti il Pescara ma la trattativa non va in porto: il patron della squadra pugliese spara una cifra giudicata eccessiva dai dirigenti adriatici. Si dice che ci sia pure un interesse della Fiorentina. Alla fine, “Iaco” resta in rossoblù.

Il presidente Fico abbracciato a Iacovone
Il presidente Fico abbracciato a Iacovone

Il 5 febbraio del 1978, Iacovone gioca inconsapevolmente la sua ultima partita. Allo stadio Salinella, il Taranto affronta la Cremonese. La partita finisce senza reti. L’attaccante prova in tutti i modi a violare la rete avversaria ma non ci riesce per le parate del portiere Ginulfi e due salvataggi sulla linea di porta da parte dei difensori grigiorossi. Poco male. Il Taranto è ancora nelle zone alte della classifica. Ci si potrà rifare vincendo il prossimo incontro. La tragedia, però, è ormai dietro l’angolo. Quella stessa sera Iacovone va a cena al ristorante “La Masseria” nel Comune di San Giorgio Jonico, a pochi chilometri da Taranto. Quaranta minuti dopo la mezzanotte, Iacovone è alla guida della sua Citroën Dyane 6. Sta tornando a casa. Imbocca una stradina e si immette sulla strada provinciale. Non si accorge che, verso di lui, sta sopraggiungendo una Alfa GT 2000 a fari spenti e ad altissima velocità, oltre 180 km orari. Il conducente l’aveva appena rubata ed è inseguito da una volante della polizia. Lo prende in pieno. L’urto è terribile. “Iaco” non ha scampo. Viene sbalzato con violenza fuori dall’abitacolo. Il corpo senza vita viene trovato a oltre venti metri di distanza dalla propria autovettura. L’Alfa GT gira più volte su se stessa e finisce in un campo. L’investitore se la cava con alcune lesioni. “Iaco” lascia la moglie Paola, una ragazza di Carpi che ha sposato sette mesi prima e dalla quale aspetta una bambina.

Nonostante l’ora tarda, la notizia si diffonde rapidamente in città. Alle ore 2 del mattino, la gente si precipita all’ospedale civile SS. Annunziata, dove è stato trasportato il corpo esanime del calciatore. Taranto è paralizzata dal dolore. Qualche ora più tardi, le emittenti locali diffondono la triste notizia. I vigili urbani formano un cordone tutt’intorno all’ospedale per contenere la calca. Arrivano da Tivoli i genitori e la sorella. La moglie rimane a Carpi. I funerali si svolgono l’8 febbraio prima nella chiesa di San Roberto Bellarmino e, poi, nello stadio “Salinella”, che aveva consacrato le gesta calcistiche di Erasmo. Lo stadio è gremitissimo, nonostante la fitta pioggia. Quarantamila tarantini affollano gli spalti del campo di gioco per tributare l’ultimo affettuoso saluto al loro beniamino. In quell’occasione, il presidente Fico prende pubblicamente un impegno preciso: «Perdonaci Erasmo. Considero tutti i miei giocatori come figli e tu eri il migliore. Il cielo ha voluto sottrarti a noi. Ma tu rimarrai sempre nel vivo nel nostro cuore. In questo momento, esprimo l’impegno a far intitolare al tuo nome questo stadio». Promessa mantenuta due giorni dopo: il 10 febbraio.

La statua di Francesco Trani
La statua di Francesco Trani

Da allora, il ricordo dello sfortunato atleta è rimasto sempre vivo nel cuore della tifoseria ionica con la “consacrazione” alla sua memoria della prima partita in casa del mese di febbraio e i cori, rivolti a Erasmo ogni inizio stagione, per “vegliare” sul campionato dell’A.S. Taranto. Il 20 ottobre del 2002 viene inaugurata all’ingresso della “Curva Nord” in suo onore una statua, realizzata in bronzo a grandezza naturale dallo scultore Francesco Trani grazie a una imponente sottoscrizione popolare: 13 mila tagliandi venduti al prezzo di 1,50 euro ciascuno. Infine, il 19 luglio del 2009, l’amministrazione comunale di Taranto ha intitolato allo sfortunato campione capracottese una via nei pressi dello stadio.

Infine, l’11 agosto dello scorso anno l’amministrazione comunale di Capracotta e gli “Amici di Erasmo” hanno organizzato una cerimonia per commemorarlo anche nel suo paese di origine in occasione del quarantennale della sua scomparsa. Nell’occasione, è stata affissa una targa ricordo sull’abitazione dove il bomber rossoblu era nato il 22 aprile del 1952 ed è stata allestita su corso Sant’Antonio una interessante mostra con foto, filmati e cimeli inediti.

Francesco Di Rienzo