Un emigrante inaspettato: l’arciprete Bonanotte

Capracotta dalla vetta di Monte Capraro 1905

Una cartolina di Capracotta dalla vetta di Monte Capraro del 1905. Da una foto del Cav. Giovanni Paglione

Tra i tanti emigranti che da Capracotta hanno preso la strada dell’America, una figura particolare è senz’altro quella dell’arciprete della chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta, Agostino Bonanotte. Nel libro edito nel 2016 dalle Edizioni Artificio, dal titolo “L’Arciprete Agostino Bonanotte di Capracotta: dalla microstoria alla storia”, l’autrice Angela Caruso descrive mirabilmente la figura di quello che è stato il parroco che più di tutti ha retto la nostra parrocchia (dal 1847 al 1889: ben 42 anni!) e che venne sepolto, come i predecessori, sotto l’altare maggiore della Chiesa Madre il 25 febbraio del 1889 all’età di quasi 77 anni. Ebbene, questo arciprete soggiornò negli Stati Uniti d’America per circa quattro anni: dal dicembre 1872 al settembre 1876. Durante la sua assenza venne sostituito dal fratello, Giuseppe Maria, anch’egli sacerdote, con regolare nomina da parte del vescovo di Trivento, Mons. Luigi Agazio. Il viaggio e soprattutto la sua lunga durata destano una serie di domande sui motivi che spinsero il religioso a lasciare per tanto tempo la propria comunità pastorale e ad attraversare l’oceano. Certamente, l’arciprete, come invece accadde per molti altri capracottesi, non andò nel Nuovo Mondo per motivi economici. Possiamo solo supporre che prese questa decisione per il profondo sconforto legato alle politiche antiecclesiastiche postunitarie adottate con una certa decisione dal nuovo Regno d’Italia. Con l’entrata in vigore della legge n°3.848 del 15 agosto del 1867, il Regno d’Italia dispose la soppressione delle corporazioni religiose come enti morali, per cui vennero confiscati e incamerati dallo Stato i beni sia delle chiese, sia quelle dei parroci, sacerdoti e religiosi, riducendo gli stessi in povertà unitamente alle famiglie che, grazie a quei benefici, ne traevano sostentamento. L’arciprete Bonanotte cercò in tutti i modi di garantire il titolo di “Collegiata” alla Chiesa Madre, faticosamente acquisito nei decenni precedenti, sia per preservare il prestigio del titolo stesso sia affinché quest’ultima non venisse declassata al rango di semplice “Chiesa Ricettizia”, quindi priva prerogative e benefici. Profuse tutte le sue energie e si spese totalmente in difesa della parrocchia e del capitolo, appellandosi fino al supremo grado di giudizio civile, ma purtroppo invano: i beni suoi e della parrocchia vennero confiscati sul finire di quello stesso 1867.

Fin dagli albori dell’Unità d’Italia, le regioni meridionali furono oggetto di politiche che sempre più incrementarono la povertà lasciando nel bisogno un numero crescente di sudditi. Già in epoca antecedente, con il dissodamento del Tavoliere delle Puglie, venne ben presto a scomparire la transumanza, che per secoli aveva consentito e garantito una economia seppure di sussistenza a paesi interi, mentre per altri fu motivo di crescita e sviluppo. Lo Stato savoiardo dopo aver incamerato beni e liquidità del Banco di Napoli e di quello di Sicilia, istituì prima la leva obbligatoria di tre anni, successivamente l’odiatissima tassa sul macinato, ora, non contento delle confische dei beni religiosi, emanava una ulteriore tassazione del 30% su quel poco che rimaneva dei beni ecclesiastici (seminari, parrocchie, cattedrali), dando il colpo di grazia al clero e alla già precaria economia di tanti paesi. Questo è dunque il triste scenario dal quale, duramente provato dagli eventi, Agostino Bonanotte parte nel 1872 per gli Stati Uniti d’America: forse sarà stato ospite di parenti o di amici, ma di sicuro, data la tempra dell’uomo, non sarà rimasto con le mani in mano. Il suo rientro in patria e il ritorno alla carica di arciprete, coincidono con la fine dell’esperienza del governo della cosiddetta “Destra Storica”: ciò che lo spinse a rientrare, è stata sicuramente la sua grande speranza che il cambiamento politico avrebbe apportato novità positive per lui, per il clero che guidava, per la sua famiglia e per l’amato paese.

Paolo Trotta

Dal volume: “A la Mèrɘca. Storie degli emigranti capracottesi nel Nuovo Mondo”, Amici di Capracotta, Cicchetti Industrie Grafiche Srl., Isernia, anno 2017