Francesco Baccari: un vescovo capracottese per Cerreto Sannita

Stemma in marmo di Monsignor Francesco Baccari a Cerreto Sannita

Francesco Giulio Giovanni Baccari nasce a Capracotta da Filippo e Antonia Baccari e viene battezzato il giorno 8 ottobre del 1673. È il fratello del vescovo di Bojano e vicegerente di Roma, Nunzio. Nel 1707, si laurea in diritto canonico e civile all’Università di Macerata. Il 29 settembre del 1719, è promosso all’ordine dei suddiaconi. Domenica 1 ottobre del 1719, viene ordinato diacono. In quella successiva, sacerdote. Vicario generale della diocesi di Palestrina, il 18 gennaio del 1722, è consacrato a Roma vescovo di Telese-Cerreto Sannita dal cardinale Francesco del Giudice. Uno dei due coconsacranti è il fratello Nunzio. Nella bolla di nomina, il pontefice Innocenzo XIII lo esorta a completare i lavori di ricostruzione della cattedrale della Santissima Trinità, distrutta da un terremoto il 5 giugno del 1688. Nel 1349, una altro terremoto aveva già costretto i vescovi ad abbandonare l’antica sede diocesana di Telese a causa dell’emissione di esalazioni sulfuree costringendoli a stabilirsi in altre località: Massa Superiore o Rocca de Episcopo, Faicchio, Guardia Sanframondi e, dal 1577, Cerreto Sannita. Quello del 1688, invece, aveva completamente distrutto l’antica Cerreto, radendo al suolo la cattedrale e uccidendo la metà della popolazione.

Monsignor Baccari si insedia nella diocesi il 23 marzo del 1722. Riesce a continuare i lavori grazie a trecento ducati inviati dall’arcivescovo di Benevento, Francesco Maria Orsini, e a vari lasciti, come quello del canonico Bernardino Mazzarelli. Nel 1727, la navata centrale e quella destra sono completate. Ma, il 29 settembre di quell’anno, crollano improvvisamente per un cedimento strutturale in un pilastro. Il vescovo telesino non si arrende. Nel 1729, cogliendo al volo l’opportunità offertagli dall’arrivo di papa Benedetto XIII a Benevento per celebrarvi un concilio provinciale, cioè quello stesso arcivescovo Orsini che nel 1722 gli aveva inviato  i trecento ducati, gli chiede un ulteriore contributo economico per la ricostruzione della cattedrale. Il Santo Padre non solo accoglie la sua richiesta ma conferma anche il definitivo trasferimento della sede  vescovile da Telese a Cerreto Sannita. I lavori ripartono nell’anno successivo. Nel 1735, la cattedrale è finalmente terminata con la ricostruzione delle due navate crollate, della facciata, della tettoia, del presbiterio, della sacrestia e del sacrario. Per gli arredi interni, il vescovo fa venire dei marmi direttamente dalla capitale Napoli.

L’impegno a restituire ai fedeli la principale chiesa diocesana, non distrae il vescovo Baccari dai suoi doveri pastorali. Il 7 ottobre del 1723, consacra l’altare maggiore della Chiesa Madre di Capracotta al termine dei primi lavori di ristrutturazione dell’edificio sacro, come è ricordato su una lapide ancora visibile sul muro interno a sinistra prima della porta di accesso al campanile. Nel marzo del 1725, invia diverse “lettere patentali” per annunciare la riapertura del seminario diocesano di Cerreto Sannita. Nel mese di aprile del 1726, consacra allo Spirito Santo e a Santa Maria Mater Christi la chiesa del monastero delle clarisse di Cerreto Sannita. Consacra il 3 maggio del 1726 l’altare della Madonna del Riposo nella chiesa di Santa Cristina a Sepino e il 1° novembre del 1730 la chiesa di Santa Maria Vergine Assunta a Ferrazzano, entrambi nella diocesi di Bojano del fratello Nunzio, a Roma come vicegerente. Il 5 maggio del 1728 viene nominato assistente al Soglio Pontificio e, il 18 maggio successivo, è accolto come confratello nell’Arciconfraternita dello Spirito Santo dei Napoletani a Roma. Nel 1731 proclama Sant’Antonio da Padova patrono della città di Cerreto Sannita. Non appare credibile, invece, la notizia secondo la quale avrebbe curato con Luisa di Marillac l’istituzione delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli per il semplice fatto che, quando la religiosa francese passa a miglior vita il 15 marzo del 1660 a Parigi, Francesco Baccari non era neppure nato.

Muore il 13 maggio del 1736 a Cerreto Sannita, dopo aver predetto ai suoi diocesani la data della sua dipartita. Nel testamento, lascia alcuni legati per l’abbellimento della nuova cattedrale e dona i beni paterni al fratello Nunzio o, in caso di rifiuto, al nipote Filippo. Dispone, infine, di essere sepolto nella chiesa patronale di Sant’Antonio in attesa che venisse terminata la sepoltura dei vescovi nel transetto sinistro della “sua” cattedrale.

Francesco Di Rienzo