La Visitazione di Paolo Saverio Di Zinno nella Chiesa Madre di Capracotta

La Visitazione della Beata Vergine Maria è una festa liturgica della Chiesa Cattolica che ricorda la visita che la Vergine Maria fece alla sua parente Elisabetta dopo avere ricevuto l’annuncio che sarebbe diventata la madre di Gesù per opera dello Spirito Santo. La visitazione è narrata solamente nel Vangelo di Luca:

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiuanse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».

Dopo aver recitato il Magnificat, Maria rimase con Elisabetta per circa tre mesi e poi tornò a casa sua.

L’incontro tra le due Donne è rappresentato in un bellissimo gruppo scultoreo ligneo custodito presso la Chiesa Madre di Capracotta. A sinistra c’è la Vergine Maria (oggi) con una corona in testa e avvolta in un coloratissimo mantello azzurro stellato. Dall’altro, c’è Elisabetta (oggi) con un’aureola sul capo e avvolta in un mantello gialo. Per molto tempo, l’opera è stata attribuita allo scultore barocco Giacomo Colombo (Este 1663- Napoli 1731), attivissimo nell’Italia Meridionale e in Molise. Più recentemente, la storica dell’arte Dora Catalano, direttore della Soprintendenza di “Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise”, nella sua relazione al convegno internazionale di studi su “La scultura meridionale in età moderna nei suoi rapporti con la circolazione mediterranea”, svoltosi a Lecce dal 9 all’11 giugno del 2004, ha attribuito il gruppo scultoreo capracottese alla mano dello scultore molisano Paolo Saverio Di Zinno (Campobasso 3 dicembre 1718 – Campobasso 29 aprile 1781), formatosi in gioventù a Napoli nella bottega del maestro Gennaro Franzese e famoso per aver realizzato le “macchine viventi” dei Misteri del Corpus Domini a Campobasso.

L’immagine della Visitazione di Capracotta tratta dagli atti del convegno internazionale di Lecce del 2004: la Vergine non ha la corona; Elisabetta non ha l’aureola

«Anche per il Molise lo studio della scultura lignea di età barocca dovrebbe prendere le mosse dall’esame della produzione di Giacomo Colombo- disse in quella occasione la studiosa-, cioé dalla figura al contempo più accreditata dai suoi contemporanei e dagli studi moderni. Non è fine di questo contributo affrontare una revisione delle ormai storicizzate proposte per il catalogo molisano di Colombo avanzate da Verlengia, in buona parte riprese, con molte integrazioni, da Gennaro Borrelli e da Luisa Mortari. Il breve elenco molisano di Verlengia e quelli allargati di Borrelli e della Mortari andrebbero espunti di molti numeri, tratti da improprie informazioni riportate dallo storico locale Gianbattista Masciotta, e comunque di volta in volta sottoposti a verifiche più puntuali. Basti pensare un solo esempio: il gruppo della Visitazione di Capracotta, sino ad oggi concordemente attribuita a Colombo, ancora più evidentemente dopo il recente restauro, si è dimostrato opera della fase più fresca e brillante di Paolo Di Zinno».

Le caratteristiche dello stile artistico del Di Zinno sono la leggiadria dei panneggi, il sapiente dosaggio dei colori degli abiti e soprattutto la tendenza a trasformare i quadri che aveva visto negli anni della sua formazione nelle chiese di Napoli in statue viventi che mantengono un asse verticale nella plasticità e nello slancio verso l’alto. Così, dal mese di settembre dello scorso anno, insieme a un mio amico docente di Storia dell’Arte presso un importante liceo napoletano, ho setacciato tutte le chiese di Napoli alla ricerca del modello del Di Zinno per la sua Visitazione della nostra Chiesa Madre. Sulla base dei numerosi quadri osservati, la tela custodita nel Duomo è la più vicina al gruppo scultoreo capracottese per la centralità, la collocazione e i colori dei mantelli di Maria ed Elisabetta.

 

Francesco Di Rienzo

Bibliografia:

D. Catalano, Scultura lignea in Molise tra Sei e Settecento: indagini sulle presenze napoletane (Colombo, Di Nardo, De Mari, D’Amore), in L. Gaeta (a cura di), Atti del convegno internazionale di studi “La scultura meridionale in età moderna nei suoi rapporti con la circolazione mediterranea”, Vol. II, Mario Congedo Editore, Galatina (Le), 2007

R. Lattuada e N. Felice, Paolo Saverio di Zinno. Arte ed effimero barocco nel Molise del Settecento, Campobasso, 1996.

Vangelo secondo Luca, versione ufficiale CEI, San Paolo Edizioni, 2012