Il principe normanno Riccardo Drengot a Capracotta nell’anno 1061

Riccardo Drengot alla battaglia di Civitate del 1503. Illustrazione: Raffaele Caruso

Dall’anno 977 all’anno 1105, la famiglia franca dei Borrello riuscì ad affermare il proprio dominio su una vasta area territoriale, la cosiddetta “Terra Borrellense”, corrispondente grosso modo all’attuale territorio della Diocesi di Trivento, districandosi abilmente nelle temperie politico-militari del tempo tra Longobardi, Bizantini e Normanni.

In questo periodo, Capracotta è una delle pertinenze di Agnone. A quest’epoca risale la prima citazione storica della nostra cittadina contenuta nella donazione del feudo di Vallersorda con la chiesa di San Nicola e dell’eremo di San Giovanni Battista sulla cime del Monte Capraro, fatta nel 1040 dal signore di Agnone, Gualterio Borrello, al monastero benedettino di San Pietro Avellana. Il documento ci è pervenuto in diverse trascrizioni lievemente differenti ma tutte concordi su un punto: Capracotta (letteralmente “finaita de Crapacotta”: “finaita” è un termine arcaico longobardo per “confine”) è citata come delimitazione dell’area donata ed esclusa dalla donazione stessa.

A tal proposito, nel suo “Il Territorio di Capracotta” del 1931, Luigi Campanelli scrive: «È in questo fra i più antichi documenti che si incontra per la prima volta il nome di Capracotta; a indicare piuttosto una località limitrofa all’altra formante oggetto della donazione, anziché a denotare un determinato luogo abitato».

Non sappiamo da dove il nostro illustre studioso abbia tratto tali supposizioni. Oggi, infatti, le fonti ci dicono altro. E cioè che appena 21 anni più tardi, il principe normanno di Aversa, Riccardo I Drengot (1024-1078), in marcia con i suo famigerati cavalieri verso la capitale della Terra Borrellense, l’abitato di Borrello, dopo aver devastato e saccheggiato brutalmente Forlì del Sannio, Roccasicura, Carovilli, Pietrabbondante e Agnone, arriva in autunno inoltrato a “Capra Cotta”.

E qui il mistero si infittisce perché le fonti ci raccontano soltanto che, dopo qualche giorno, gli Uomini del Nord riprendono la marcia dirigendosi a nord verso il Monte Campo con l’intenzione (risultata poi vana) di piombare all’improvviso sui borghi di Pescopennataro, Rosello e Borrello per costringere il nemico alla resa.

Cosa è accaduto a Capracotta in quei giorni? È stata devastata come gli altri centri abitati precedentemente incontrati? Oppure si è salvata arrendendosi all’invasore? Non lo sappiamo. Ma una cosa è certa: Capracotta, in quell’autunno del 1061, è sicuramente un borgo e non una semplice località disabitata.

La conquista normanna di Capracotta (e della Terra Borrellense) è soltanto rinviata. Nell’anno 1105, Ugo I di Moulins, conte normanno di Bojano, sconfigge i Borrello, diventando signore di Pietrabbondante e di Trivento, le ultime due contee della Terra Borrellense ancora indipendenti. I Borrello conservano i loro possedimenti ma sono costretti ad assistere impotenti al sub-infeudamento dei  loro domini. Ma questa, come si dice, è un’altra storia.

Francesco Di Rienzo

Fonti:

L. Campanelli, Il Territorio di Capracotta, Scuola Tip. Antoniana, Ferentino, 1931

E. Cuozzo, Il formarsi della feudalità normanna nel Molise, in “Archivio Storico per le Province Napoletane”, 20 (1981), pp. 105-127

E. Cuozzo, La cavalleria nel Regno normanno di Sicilia, Mephite Edizioni, Atripalda, 2008

E. Cuozzo e J. M. Martin (a cura di), Cavalieri alla conquista del sud. Studi sull’Italia normanna in memoria di Léon Robert Ménager, Editore Laterza, Bari, 1997

G. Facco, Sulle tracce medievali di un borgo fortificato, 2019

V. Ferrara, La diocesi di Trivento e le contee molisane dello Stato Borrellense nel sec. XI, in Archivio Storico Molisano, anno VI, dicembre 1982, Venafro

A. Ferrari, Feudi prenormanni dei Borrello tra Abruzzo e Molise, Editrice Uni Service, Trento, 2007

E. Maranzano, Borrello tra i vicini Comuni della Val di Sangro, Mario Ianieri Editore, Casoli, 1998

J.J. Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia, Milano 1971