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Un albero chiamato Madonna: la Madonna di Loreto di Capracotta

 

Con l’avvicinarsi della grande festa capracottese dell’Otto Settembre e con l’inizio del mese di Maggio, mese dedicato alla Madonna, voglio parlarvi della leggenda e della storia, per quanto possibile, della statua lignea della nostra Madonna di Loreto.

Come tutta la cultura pastorale Molisana anche quella Capracottese ha assorbito, o autonomamente espresso, forme di fede popolare che hanno avuto un ruolo importante per la transumanza. Una particolare devozione è stata, ed è ancora, quella riguardante le cosiddette Vergini Arboree, la cui venerazione sarebbe nata in seguito a ritrovamenti o apparizioni miracolose che evidenziano rapporti con antichi culti vegetali, laddove la Madonna simboleggia, di volta in volta l’albero cosmico, l’albero della vita, l’albero della fede, l’albero della guarigione, l’albero della prosperità. Tra Molise ed Abruzzo ci sono diversi esempi di tali statue in questo articolo ci concentriamo sulla Madonna di Loreto di Capracotta. (Mauro Gioielli, Voria Settembre 2008)

«Si narra che un giorno, in un avvallamento che si estendeva fuori dall’abitato capracottese, di fronte al quale si erigeva una piccola e rozza cappella, la Madonna si manifestò ad un carbonaio intento a tagliare un pero selvatico. Al primo colpo di scure, l’uomo sentì una voce: Perché vuoi tagliarmi?”. Il carbonaio si guardò intorno ma non vide nessuno. Quindi colpì di nuovo la pianta. “Che fai? Così mi ferisci”. La voce proveniva inequivocabilmente dall’albero, incredulo e impaurito, l’uomo scappò via. Ma fatti alcuni passi si fermò, attratto da una luce alle sue spalle. Si voltò e vide tra i rami del pero l’abbagliante figura della Madonna, che dopo pochi istanti svanì. Raccontato l’accaduto in paese molti accorsero a vedere l’albero prodigioso e inginocchiati davanti ad esso innalzarono inni e canti a Dio, le visite continuarono per circa un mese finché un bel giorno, i pellegrini non trovarono più la pianta, nella vicina cappella rurale, al suo posto  era apparsa una scultura lignea, rappresentante l’immagine della Madonna in trono con il suo bambino».

Non ci sono fonti scritte che ci attestano la veridicità di tale accaduto, ma come tutte le leggende non tutto è vero e non tutto è finto, infatti il simulacro ligneo della Madonna di Loreto venerato a Capracotta è realmente di legno di pero, ed è realmente scolpito su un unico tronco, visibile pienamente sul retro della scultura. La statua della Madonna di Loreto venne rinvenuta tra il 1400 e 1500 in località Vallesorda dove aveva sede un antico monastero benedettino, non abbiamo una data precisa e tanto meno l’artista che scolpì tale opera ma la sua composizione richiama certamente quello stile romanico che si impose in Italia intorno al XII secolo, per tanto possiamo datare la nostra Madonna di Loreto tra il 1200 e 1300.

L’originaria statua della Vergine era ed è ancora, di stile tipicamente medievale, con il suo incarnato pallido, importato dai conquistatori d’Oltralpe, seduta solennemente su uno scanno, lo sguardo dritto, rivolto verso l’infinito le mani posate delicatamente sul Figlio posto in piedi sul ginocchio sinistro.  Una semplice veste rosa e un manto blù scuro, decorato con gruppi di stelle dorate riveste la Vergine, un manto celeste le copre il capo,  dove era posta una dorata corona lignea, la vestina bianca del Bambino Gesù, delicatamente drappeggiata era decorata anch’essa da stelle puntiformi circondate da piccoli raggi a forma di sole,  il globo crocifero era posto sulla manina sinistra del bambino, simbolo del potere celeste sul mondo (l’originario Bambino Gesù della Madonna di Loreto, in foto, venne rubato il 15 settembre 1981, e mai più ritrovato, venne sostituito con un altro appartenente alla Madonna delle Grazie, altra statua lignea di Capracotta posta anticamente sull’altare dell’Assunta nella Chiesa Madre).

Con il passare dei secoli e con l’affermarsi sempre di più della devozione, soprattutto dei pastori transumanti, verso la Vergine si decise di  venerarla come Madonna di Loreto, protettrice dei viandanti e dei pellegrini, (il titolo di Loreto si ricollega agli aneddoti della Santa Casa di Maria trasportata miracolosamente dagli angeli nella notte del 10 dicembre 1294 sulle colline Marchigiane) sappiamo bene la storia di transumanza che lega la Madonna di Loreto a Capracotta per questo non mi dilungo più di tanto, tornando così a parlare dei presumibili aneddoti che hanno accompagnato la statua della nostra Madonna.

La Madonna di Loreto oggi si presenta a noi in modo ben differente da quanto su detto, ma perché? Che fine ha fatto la romanica e solenne scultura lignea?

La chiesetta di santa Maria di Loreto

L’odierno Santuario dedicato alla Vergine Lauretana, risale all’incirca al 1700, periodo del Barocco Italiano, costruito certamente in sostituzione di una precedente Chiesetta dall’aspetto e dalle dimensioni più modeste; il Santuario venne riccamente decorato e completato con il suo splendido altre ligneo arricchito da quattro colonne, tra cui due tortili di evidente ispirazione Berniniana, angeli e grotteschi dorati, tutto ciò per ospitare l’immagine della Vergine. Certamente lo stile barocco vedeva con un certa diffidenza la romanica scultura lignea, la semplice solennità di tale scultura stonava con i decori dorati e dinamici dell’altare, per tanto si pensò di modificarla, dandogli un aspetto di regina, come cantata dalle litanie lauretane, primo fra tutti fu l’ allontanamento del braccio destro dal Bambino Gesù posizionandolo con un angolazione di novanta gradi, in modo da per sorreggere un argenteo mazzo di fiori, i nostri antenati incitati anche dal titolo di regina  decisero di nascondere sotto nobili e ricamate vesti la primordiale scultura, da parte visibile a parte invisibile, da corpo ad anima, la primordiale scultura lignea oggi è l’anima della nostra Madonna, la dorata corona posta sul capo venne coperta dalla parrucca e sostituita da una ricca e lavorata corona argentea, di artigianato napoletano, un manto azzurro con decori a filo d’oro avvolge le spalle del simulacro, lo stesso accadde al Bambino che venne reciso, inspiegabilmente o forse per meglio vestirlo, venne abbigliato con una ricca e decorata vestina, il capo  coperto anch’esso da una piccola parrucca e coronato da una barocca corona.

La velatura dell’originale, la mancanza di fonti scritte, le leggende e le storie, hanno da sempre avvolto nel mistero la statua della Madonna di Loreto; un mistero legato però ad una forte devozione verso un opera d’arte che meriterebbe di tornare alla sua originaria natura, a quel tronco, dove tutto ebbe inizio, alle radici di quell’albero, dove da sempre sono attaccate le preghiere e le speranze di chi parte e di chi torna, di chi si affida e di chi ringrazia, tornare alla semplice naturalezza di quella Madre nascosta, che da secoli accoglie, seduta con il suo Bambino, i suoi figli, in quel Santuario caro a tutti i Capracottesi sparsi in ogni dove del mondo, che al grido festoso dell’inno “Oh Madonna di Loreto” pensano a quella Regina celeste dal sorriso appena accennato e dagli occhi grandi che da sempre assicurano  ad ogni Capracottese e pellegrino la sua protezione.

Sebastiano Trotta