Francesco Fede e Antonio Gasbarrini
Essendo un vecchio medico ospedaliero, in pensione da diversi anni, è comprensibile il disagio di sentirmi ormai lontano dalla professione e dalle sue innovative conquiste: tanto più alla luce dei più recenti e provvidenziali progressi sui quali, anche desiderandolo, non è agevole tenersi aggiornati.
È stato perciò molto utile, rivolgendo il pensiero al passato, immergermi nella lettura di un libro dell’immunologo Alberto Mantovani e del regista Claudio Longhi, intitolato “Breve storia letteraria e artistica della medicina”; e posso dire che, dal punto di vista culturale, non sono mancate le sorprese in un approccio del tutto inconsueto alla mia disciplina.
In questo percorso, ho avuto l’occasione di avvicinarmi alla biografia di famosi medici e scienziati del passato, con le loro intuizioni o vere scoperte che hanno poi aperto la strada a traguardi ulteriori; mi è parso tuttavia doveroso non trascurare, per quanto possibile, le figure meno note della medicina ma parimenti degne di ricordo e di gratitudine. Mi sono pure reso conto che sono più numerosi di quanto credessi i colleghi molto illustri provenienti dal Molise o dall’Abruzzo che fino al 1963, come è noto, costituivano una sola regione; ad alcuni di loro ho anzi dedicato uno specifico ricordo ma solo recentemente ho avuto occasione di rileggere la citazione del caro Paolo Trotta a commento di una vecchia cartolina spedita da Capracotta, il 7 gennaio 1910. Era del nostro concittadino Giovanni Paglione che la mandava a un caro amico, il professor Francesco Fede, nato a Petrella Tifernina (Campobasso) il 16 febbraio 1832 e scomparso a Napoli il 10 Febbraio 1913; questi, dopo aver compiuto i primi studi nel seminario di Larino, si iscrisse all’Università di Napoli ove si laureò in Medicina e Chirurgia il 29 agosto 1857. Nel 1861 iniziò la sua attività scientifica e l’anno successivo fu incaricato dell’insegnamento di anatomia e istologia; nel 1867 fu nominato primario medico nell’ospedale degli Incurabili, a Napoli, accedendo poi alla carriera universitaria. Insegnò pure, per diversi anni, Embriologia e nel 1886 fu nominato docente di Clinica Pediatrica.
Tra le sue pubblicazioni, molte ebbero grande rilevanza anche in ambito internazionale; il nome di Fede è infatti associato, specialmente in Italia, a un particolare quadro morboso della mucosa orale noto come “malattia di Fede e Riga”, detta anche “subglossite difteroide”, consistente nella comparsa di una placca infiltrata a livello del frenulo linguale nei bimbi piccoli.
Importanti anche i suoi studi sull’anemia da ipersplenismo, sulle nefropatie infantili e sul rachitismo congenito; fu fondatore del periodico “La Pediatria” e divenne il primo presidente della Società Italiana di Pediatria. Accanto all’attività scientifica Fede svolse un’encomiabile opera di assistenza sociale perché nel 1860 fondò un istituto-convitto per le donne cieche di cui fu governatore per tutta la vita; nel 1873, in occasione di un’epidemia di colera scoppiata a Napoli, si distinse fino al punto da meritare una medaglia d’argento per il suo impegno civile e professionale.
In seguito il professor Fede si impegnò nell’opera di valorizzazione e diffusione della pediatria come disciplina autonoma, attraverso scritti, conferenze, congressi e in Parlamento dove, nella XXXII.a legislatura del 1890, fu eletto deputato nei collegi di Campobasso prima e di Riccia poi: nella qual carica fu riconfermato ben sette volte.
Cogliendone ora lo spunto, mi fa piacere riportare un aneddoto personale ricordando che anch’io da giovanissimo avevo immaginato di potermi dedicare alla pediatria; esso coinvolge, guarda caso, l’insigne figura del professor Antonio Gasbarrini, un abruzzese nato a Civitella del Tronto (TE).
Clinico Medico dall’enorme cultura e dalla profonda umanità, egli coltivò con passione tutti i settori della medicina, ma con particolare interesse quello delle malattie dell’apparato digerente e del fegato; attraverso le sue ricerche infatti, riuscì a dare un eccezionale impulso alla Gastroenterologia, ponendo le basi di quello che tuttora rappresenta il settore più avanzato della medicina interna a Bologna. Nonostante alcuni periodi in altre sedi universitarie prestigiose (Padova, Siena e Sassari), rimase comunque abruzzese nel profondo del suo animo; divenne infine ancor più famoso nel ruolo di archiatra pontificio per tre papi: a Pio XII cambiò radicalmente la cura, diagnosticando solo con i dati clinici e anamnestici la causa di un fastidioso e ricorrente singhiozzo, cioè un’ernia gastrica iatale; ha assistito Giovanni XXIII fino alla sua scomparsa e aveva anche curato Paolo VI quando era nella Segreteria di Stato.
Io ebbi occasione di conoscere il professor Gasbarrini, già ottantenne, come membro della commissione esaminatrice nelle le prove di ammissione alla facoltà medica dell’Università Cattolica; di lui sapevo solo che era noto per le sue frasi spiritose e per le sue massime, come quella relativa a un suo paziente che, al termine di una visita, si era sentito dire:
“Per vivere bene e a lungo tenga al caldo lo stomaco, i reni e i piedi,
beva molte spremute d’arancia e condisca il tutto con un pizzico di buonumore”.
Ricordo che restai molto perplesso nel sentirmi porre questa domanda:
“Da grande, quando sarai laureato, cosa ti piacerebbe di fare?
ed io risposi che avrei forse desiderato diventare pediatra; al che il professore soggiunse, sorridendo:
“Non te lo consiglio davvero perché, almeno
per il 50 %, ti troveresti a fare il veterinario”.
Si riferiva scherzosamente al fatto che non si può interrogare un bimbo piccolo, molto simile a un animaletto dal punto di vista sanitario; in anni più recenti poi, del tutto casualmente, mi è capitato di avere come docente a Bologna, durante il mio corso di specializzazione in Medicina Interna, il figlio del professor Antonio, Giovanni, che si dimostrò piacevolmente sorpreso quando gli raccontai di quel simpatico episodio.
Tornando ora alle premesse, mi farebbe davvero piacere conoscere l’origine dell’amicizia che legava Giovanni Paglione, fondatore tra l’altro del nostro Sci Club nel 1914, al professor Francesco Fede; sarei inoltre curioso di sapere se qualche volta, come è assai probabile, avesse avuto occasione di ospitarlo a Capracotta. Non vi è dubbio che fosse incredibilmente estesa, all’inizio del secolo scorso, la rete di conoscenze e di relazioni nazionali e internazionali di cui godeva il nostro paese; ed è infatti motivo di orgoglio, anche oggi e per tutti noi, che Giovanni Paglione avesse ricoperto a lungo il ruolo di Console del Touring Club Italiano, cosa che gli aveva consentito di viaggiare a lungo e di conoscere diverse nazioni europee.
Aldo Trotta
Bibliografia:
- Farnetani F. et al.: “Biografia e bibliografia di Francesco Fede, fondatore della pediatria italiana”, Minerva Pediatrica, 2011; 63(6): 515-26
- Wikipedia Italia

