Foto: Franco Di Mattia
Avevo sempre notato, fin da quando ero ragazzo, che il tono del mio umore diveniva particolarmente depresso già all’inizio della stagione estiva; mi sono poi reso conto di essere decisamente peggiorato da quando, circa 10 anni fa e per ragioni di malattia in ambito familiare, sono stato costretto a trasferirmi in una località di mare. Ero certo, comunque, che ciò dipendesse dal mio profilo genetico di incorregibile montanaro” arrivando persino a considerare assurdo che fossi nato in piena estate, nel segno zodiacale del “Leone”; in ogni caso e per molto tempo, preso com’ero dall’impegno familiare cui accennavo, mi sono sforzato di credere che al mio disagio avesse contribuito la cessazione dell’attività professionale: in aggiunta, naturalmente, all’età sempre più avanzata.
Nell’ultimo biennio poi, il mio malessere è parso ancor più accentuato ma è comprensibile che anch’io, insieme a parenti ed amici, ne avessi attribuito la responsabilità alla dolorosa scomparsa di mia moglie Anna, avvenuta nell’agosto 2023; ora non voglio e non posso certo sottovalutare l’impatto emotivo di questa grave perdita ma, riflettendo, mi era parso di essere riuscito a evitare lo sconforto più travolgente, elaborando il mio lutto in maniera dignitosa e composta.
Giungendo infine al momento attuale, è di questi giorni la prima ondata di calore estivo che ha suscitato il commento preoccupato di diversi metereologi essendosi già registrate temperature di 40° in alcune località italiane; non è stata, perciò, una sorpresa che riprendesse il mio malumore, sia pure mitigato dalla speranza di trascorrere in montagna, a Capracotta, il periodo di maggiore canicola.
In questa occasione tuttavia, rifuggendo dalla tendenza a etichettare come psicopatologiche anche delle semplici propensioni soggettive, ho cercato di documentarmi meglio dal punto di vista scientifico; ricordando, in particolare, che esiste un quadro clinico denominato “Depressione stagionale“:
«un termine questo che si riferisce ai sentimenti di malinconia che possono manifestarsi non solo, come è più frequente, nei mesi invernali, ma anche durante l’estate”.
Si parla infatti di “Disturbo Affettivo Stagionale estivo” (SAD estivo) di cui è stato rilevato un progressivo incremento sebbene, nella buona stagione, le giornate siano più luminose e tali da favorire l’aumento della “serotonina”, un neurotrasmettitore che generalmente migliora il tono dell’umore; sarebbe ora troppo lungo e noioso che cercassi di descrivere, in qualche modo, le multiformi manifestazioni di questa patologia di cui, lo ribadisco, non sono certamente un esperto; ma, in tutta sincerità, mi sembra escludibile che io ne sia affetto.
Riandando così alla prospettiva di trascorrere il periodo più caldo dell’estate tra le montagne di Capracotta, non ho potuto fare a meno di pensare che fino ad alcuni anni fa ne sarei stato così’ entusiasta, da impazzire di gioia; è ora innegabile, invece, che mi senta molto perplesso ed esitante: forse temendo che alla mia età siano troppi i problemi pratici e organizzativi da affrontare e tanto più considerando che non potrò contare, se non occasionalmente, dell’aiuto diretto delle mie figlie.
In ogni caso, cercando di recuperare il filo dei miei pensieri, resta inequivocabile il mio rifiuto psicologico per la stagione estiva, per il mare e per il “solleone”; tanto più essendo costretto a trascorrere moltissime ore da “nullafacente” in un luogo che non riesco proprio a sentire come congeniale ma in assenza, mi auguro, dei criteri per essere considerato un paziente da curare con farmaci ansiolitici o antidepressivi. Sono certo al contrario, e lo ripeto, di essere riuscito a integrare nella mia vita in modo corretto la dolorosa perdita di mia moglie; ciò nonostante, pur ostinandomi a considerare il mio malumore come dovuto alla calura estiva o ai problemi logistici da affrontare tornando a Capracotta, mi sono maggiormente convinto che la mia “malinconia”, almeno in larga misura, risenta tuttora della perdita di Anna che ho avuto accanto per 52 anni.
Nonostante la sua grave malattia neurodegenerativa, infatti, ci facevamo ancora tanta compagnia e non è casuale che mi siano tornate in mente le parole di Edgar Lee Masters che diceva:
“Questo è il dolore della vita:
che si può essere felici solo in due”
Perciò, non potendo certamente negare la mia perniciosa tendenza al pessimismo e alla malinconia, non mi resta che sperare nel prodigio dei ricordi cercando di rivivere i tanti momenti trascorsi insieme: anche e soprattutto in paese, a Capracotta; è infatti ciò che mi propongo di fare già da questo momento dedicando a mia moglie Anna la splendida poesia di Angelo De Pascalis intitolata “Mi ritroverai”:
“Mi ritroverai dove non ti aspetti,
tra le note di una canzone,
tra le righe di un’emozione.
…Mi ritroverai all’improvviso,
tra la gente, o in un sorriso.
Mi ritroverai
al davanzale della mia malinconia,
starò guardando il cielo,
la tua stessa luna…“.
Aldo Trotta

