Un’epigrafe del 1725 racconta la consacrazione della Chiesa Madre di Capracotta all’Assunta

Sulla parete della navata sinistra della Chiesa Madre di Capracotta si conserva ancora oggi una solenne epigrafe latina che racconta la consacrazione del nostro tempio parrocchiale. Il testo si apre con le parole «Deo Optimo Maximo» – “A Dio Ottimo Massimo” – formula che risuona antica e solenne, già usata dai Romani per il loro Giove, ma che qui diventa un’invocazione cristiana al Dio unico, sommo e onnipotente.

L’iscrizione ricorda che il 26 agosto 1725, Alfonso Mariconda, patrizio napoletano e vescovo di Trivento, consacrò la chiesa con il rito stabilito. Non si tratta di una data qualunque: quel giorno cadeva di domenica, e lo stesso vescovo stabilì che l’anniversario della consacrazione fosse celebrato sempre di domenica, il giorno che i cristiani riconoscono come quello della Resurrezione di Gesù Cristo. Una scelta che lega indissolubilmente la memoria di questo evento al cuore della fede cristiana.

Ma l’epigrafe ci racconta anche un altro fatto importante: due anni prima, il 7 ottobre 1723, festa della Madonna del Rosario, era già stato consacrato l’altare maggiore. A presiedere quella cerimonia fu un altro vescovo, Francesco Baccari, originario di Capracotta e appartenente a una delle famiglie più illustri del paese. Un dettaglio che ricorda quanto stretta fosse allora la relazione tra le vicende della comunità e quelle della sua chiesa.

Non manca un elemento storico di grande valore: il testo definisce Capracotta come «oppidum», termine latino che indica un centro fortificato. Una testimonianza che conferma come, all’inizio del Settecento, il paese fosse ancora cinto da mura.

Oggi, 26 agosto 2025, ricorre il trecentesimo anniversario della consacrazione della Chiesa Madre in onore della Madonna Assunta. La parrocchia ha voluto celebrare questa tappa straordinaria nello scorso fine settimana, con un ricco programma di eventi religiosi e culturali, fedelmente ispirato a quanto prescritto proprio da questa antica epigrafe.

Un segno, dunque, che la pietra su cui è inciso quel testo continua a raccontare non solo un semplice rito ma l’identità stessa di Capracotta, dove fede e storia si intrecciano da secoli.

Francesco Di Rienzo