“Sabbatin’ nascette prima”: la cultura popolare di Capracotta in un indovinello

Da bambino con i miei nonni: Michelina Sozio ed Ercole Venditti

Questa è una delle filastrocche capracottesi che più mi sono care, perché me la recitava sempre da bambino mio nonno Ercole Venditti. Le sue parole, semplici e musicali, hanno accompagnato tanti momenti della mia infanzia:

Donat’ era nat’,

Silviesctr’ nascette priesct’,

Sabbatin’ nascette prima,

Nicola jeva alla scola…

Donato era nato,

Silvestro nacque presto,

Sabatino nacque prima,

Nicola andava a scuola.

Da piccolo mi divertivo a cercare di dare una risposta all’indovinello, convinto che si trattasse di una vera gara tra i quattro protagonisti. Con il tempo e dopo approfonditi studi, ho capito che, in realtà, la chiave interpretativa è già scritta nei versi stessi. Se Donato “era nato” e Silvestro “nacque presto”, è Sabatino a vantare la precedenza assoluta, poiché “nacque prima”. Nicola, che “andava a scuola”, appare invece il più giovane.

La forza di questa filastrocca sta proprio nella sua apparente semplicità: sembra proporre un enigma, ma la soluzione è già scritta nero su bianco al terzo verso. È un gioco linguistico che diverte proprio perché trasforma l’ovvio in un piccolo rompicapo.

Dal punto di vista sociologico, la breve composizione rivela il potere della tradizione orale. Anzitutto, ha una funzione educativa: introduce i bambini a concetti astratti come sequenza temporale, confronto e logica narrativa, stimolandoli a cogliere il “non detto”. Al tempo stesso, è uno strumento di socializzazione: recitata e tramandata nelle case, diventa patrimonio condiviso rafforzando di generazione in generazione il senso di appartenenza alla comunità.

In questo modo, la filastrocca non è solo un passatempo ma un piccolo specchio della cultura popolare capracottese. Con leggerezza e ironia, mostra come il linguaggio possa essere al tempo stesso gioco, insegnamento e collante sociale. E, per chi come me l’ha ascoltata dalla voce di un nonno, custodisce anche il valore più prezioso: quello della memoria affettiva.

Francesco Di Rienzo