Ugo D’Onofrio e la delicatezza dei “Cinque baci”

Ugo D’Onofrio. Foto: Roberta D’Onofrio

La poesia Cinque baci di Ugo d’Onofrio è un inno delicato e visionario alla bellezza e alla forza dell’amore. Attraverso l’immagine simbolica di cinque baci posati sul volto della persona amata, il poeta compie un viaggio che tocca i sensi, la mente e lo spirito: dalla fronte custode del genio, agli occhi che contemplano il creato, alle orecchie che ascoltano le voci del mondo, fino al naso e al mento, depositari di profumi, pensieri e guida interiore. Ogni bacio diventa una carezza che non solo esprime affetto, ma apre orizzonti di significato universale, intrecciando natura, arte e vita quotidiana in una visione intensamente lirica e contemplativa.

Cinque baci,

cinque baci soltanto

sul volto di bellissima stella

dolcemente adagiato

su morbidi cuscini di seta.

Il primo bacio sulla fronte

levigata come travertino

affinché custodisca gelosa

il suo genio racchiuso

in quelle mura inespugnabile,

le sue irrequietezze

e le sue stravaganze,

sempre pronte ad esplodere

come raggi di sole

dietro schermo di nuvole.

Il secondo bacio su occhi di cobalto

affinché possano sempre ammirare

la bellezza del creato:

mari turchesi e monti di neve,

prati di erbe rigogliose,

ruscelli trasparenti

di acque chete e cristalline;

boschi di abeti maestosi,

firmamenti ricamati di fiammelle;

il cielo azzurro e le saette,

luna piena o solleone,

la piccola formica al lavoro

ed il volo degli uccelli a primavera;

il pastello dei tramonti

e tinte fosche di nembi incupiti;

lungo la volta, un arco immenso

con degradare di toni variegati

che unisca borghi

tra di loro sconosciuti;

la ricchezza e la miseria,

il mistero della vita e della morte.

Il terzo bacio su due padiglioni

come fossero dipinti da Giotto

e che possano ascoltare le voci del mondo:

la gioia ed il pianto,

il rumore del tuono

ed il suono di campane a distesa,

pioggia battente sui vetri

e la preghiera dell’uomo affamato

contro l’alterigia del potente;

la fine ed il principio,

il campanello sull’altare

che annuncia ogni giorno

il nuovo miracolo.

Il quarto bacio sul nasino,

affilato come lama di coltello,

perché possa sentire

gli odori del mondo:

il profumo della rosa,

il sapore del buono

che provenga da umile desco,

della natura a primavera,

il dilagante stimolo

d’intorno diffuso

dal giallo della ginestra

o l’appagamento del respiro

che in quota nutra

d’ossigeno i polmoni;

la paura della folgore

o il gusto della terra

appena rimossa dal vomere al lavoro;

l’odore dell’uomo e della donna.

Il quinto bacio su di un mento,

infine, che somiglia ad ellisse cartesiana

quando esso si posa

su due pugni sovrapposti

invitando al pensiero:

il genio custodito dalla fronte,

le meraviglie sulle quali

l’occhio resta incantato,

suoni percepiti dai timpani

ed i profumi che inebriano l’olfatto;

un mento che funge da nocchiero

e sembra il timone d’una nave:

una nave che porta lontano

e per sempre

l’amore sognatore

che quel bacio ha regalato!

Ugo D’Onofrio

Ugo D’Onofrio è nato a Capracotta nel 1940 e si è trasferito giovanissimo, all’età di sette anni, ad Agnone. Magistrato togato presso il Tribunale di Campobasso, ha affiancato alla carriera giuridica una profonda passione per la letteratura, distinguendosi come poeta e scrittore. Il suo romanzo Oltre l’alba delle nebbie si è classificato tra i finalisti del prestigioso Premio Letterario Internazionale “Mario Luzi” 2022-23 nella sezione narrativa.