«Riorganizzazione della Sanità, siamo all’atto finale di una tragedia»

L’ospedale di Agnone. Foto: Asrem

«Siamo all’atto finale di una tragedia scritta da tempo». Con queste parole il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, commenta le ipotesi di riorganizzazione sanitaria contenute nel nuovo Piano Operativo Sanitario regionale che, secondo quanto riportato da alcuni organi di stampa, prevederebbero la chiusura dell’ospedale di Agnone e di ben trenta postazioni di Guardia Medica sul territorio.

Per il primo cittadino si tratta di un colpo durissimo non solo alla sanità pubblica, ma anche alla possibilità stessa di garantire vita e futuro alle comunità montane dell’Alto Molise. «Privare Agnone dell’unica struttura ospedaliera, già riconosciuta come presidio di area particolarmente disagiata, significa compromettere tutto quello che stiamo facendo insieme agli altri sindaci per contrastare lo spopolamento», sottolinea Paglione.

Al centro della protesta c’è anche la soppressione delle sedi di continuità assistenziale, considerate «le ultime lampadine accese» per dare risposte immediate alle necessità sanitarie delle popolazioni. Un tema particolarmente sentito a Capracotta, dove la Guardia Medica rischia di sparire nonostante la presenza di una Casa di Riposo con 42 anziani ospiti. «Chiudere la sede di Guardia Medica equivale a cancellare l’ultima parvenza di diritto alla salute per una popolazione in prevalenza anziana», incalza il sindaco, ricordando le condizioni climatiche difficili del paese: «D’inverno nevica e la vita si complica parecchio, per questo la presenza almeno di un medico la notte e nei giorni festivi è un diritto che non può essere messo in discussione per nessuna ragione».

Secondo Paglione, le Case della Salute previste nel piano non potranno mai sostituire il ruolo degli ospedali di area disagiata e nemmeno quello delle Guardie Mediche, «ultimi avamposti contro le disuguaglianze sanitarie e l’ingiustizia sociale». Il sindaco parla senza mezzi termini di «un vero e proprio decreto di espulsione dai luoghi dove siamo nati e vissuti» e annuncia battaglia: «Accanto alle proteste dei sindaci del territorio, è necessaria una forte iniziativa popolare per indurre i decisori a desistere da questo disegno sciagurato».