Da Napoli a Capracotta: il filo sottile della storia attraverso la fontana di re Carlo II di Spagna

Camminando per Napoli, tra il frastuono della vita moderna e le vestigia di un passato glorioso, ci si imbatte nella fontana di re Carlo II di Spagna in piazza Monteoliveto, straordinario esempio del barocco napoletano realizzato dall’architetto Donato Antonio Cafaro.

La fontana si distingue per la vasca polilobata a tre bracci, i leoni che stringono stemmi, le aquile che sorreggono conchiglie, fino a culminare in un obelisco piramidale sormontato dalla statua bronzea di Carlo II di Spagna. Proprio la figura del sovrano asburgico – morto senza eredi nel 1700, dando avvio alla Guerra di successione spagnola – e quella dell’architetto Cafaro legano questa fontana a Capracotta.

Fu infatti lo stesso Cafaro, nel 1671, a redigere l’apprezzo del feudo di Capracotta: una minuziosa stima dell’abitato molisano, indispensabile per determinarne il valore fiscale e metterlo all’asta dopo la morte dell’ultimo feudatario, Vincenzo Delli Monti.

Nel XVIII secolo, inoltre, esisteva un quadro del sovrano spagnolo sul muro posteriore dell’aula dove i capifamiglia erano soliti riunirsi in consiglio al piano terra dell’allora palazzo ducale, oggi sede della Casa comunale in piazza Stanislao Falconi. Era collocato tra il dipinto del duca, don Giuseppe Capece Piscicelli, e quello dell’Università (cioè il Comune) di Capracotta.

Nel 1740 l’artista Filippo Passarelli, originario di Alfedena e residente a Pescocostanzo, fu incaricato del loro restauro. Il compenso, regolarmente approvato dai capifamiglia capracottesi il 26 ottobre di quell’anno, ammontò a 15 carlini per il dipinto del duca e a 35 carlini per gli altri due affreschi.

Di quelle pitture non resta traccia, ma sopravvive il ricordo di un intreccio di arte e politica che, tra fontane monumentali, atti feudali e opere perdute, mostra come anche un piccolo centro come Capracotta sia stato partecipe della grande storia internazionale.

Francesco Di Rienzo