Panorama autunnale di Capracotta. Foto: Amedeo Di Tella (2017)
Come ho già avuto modo di confidare, non riesco a spiegarmi perchè solo negli ultimi anni, ormai così vecchio, mi sono appassionato ai fenomeni dell’astronomia; ma non me ne sono mai meravigliato non essendo certo brillante la mia preparazione scientifica in questa, pur affascinante disciplina. Riconosco infatti di non essere mai andato al di là delle più elementari nozioni scolastiche e, per esempio, di non essermi mai incuriosito più di tanto in occasione dei più importanti eventi cosmici; in questi giorni, al contrario, sono già diversi gli articoli di stampa e scientifici dedicati all’equinozio d’autunno che mi hanno molto interessato.
“EQUINOZIO deriva dall’espressione latina ‘aequa nox’, ossia ‘notte uguale (al dì)’, perché indica proprio il momento in cui il Sole, attraversando l’equatore celeste (proiezione dell’equatore terrestre sulla volta del cielo) lascia l’emisfero boreale per entrare in quello australe”, come spiega l’Istituto Nazionale di Astrofisica. In qualunque luogo del mondo – si legge – il dì (la parte del giorno di 24 ore in cui il Sole è sopra l’orizzonte) ha praticamente la stessa durata della notte. Il giorno e la notte si alternano grazie alla rotazione del nostro pianeta su sé stesso. Il suo asse di rotazione di solito è inclinato di circa 23,27 gradi rispetto al piano immaginario che segue ruotando attorno al Sole. In base al momento dell’anno, cambia l’emisfero più inclinato verso il Sole e per questa ragione si alternano mesi più caldi e altri più freddi. Molti pensano che l’equinozio d’autunno cada il 21 settembre ma non è così; infatti quest’anno c’è stato il 22 settembre e questa è in effetti la data più comune per il fenomeno ma non è fissa: può variare tra il 21 e il 24. Questo perché l’anno solare non dura esattamente 365 giorni ma c’è uno scarto di qualche ora e, complice l’introduzione degli anni bisestili per compensare la differenza di tempo, le date e gli orari degli equinozi cambiano di anno in anno.
Occorre infine sottolineare che c’è molta differenza tra stagioni astronomiche e stagioni meteorologiche. Le prime sono appunto delineate dai solstizi e dagli equinozi, mentre le altre non hanno una demarcazione ben definita. Negli ultimi anni, anche a causa dell’aumento dei fenomeni di estremizzazione del clima, per il riscaldamento globale e per cause antropiche, le stagioni hanno iniziato via via ad essere sfumate: spesso anche all’inizio di ottobre è estate ancora piena, oppure marzo e inizio aprile possono essere mesi invernali. Quindi, non bisogna automaticamente far coincidere il cambio delle stagioni con i solstizi e gli equinozi”.
Ora ho l’impressione che tutto ciò non basti a farci comprendere questi complessi fenomeni astrofisici ma, fortunatamente per me, si è rivelata di grande aiuto la rappresentazione schematica del movimento di rivoluzione che compie la terra intorno al sole; molto più semplice invece, e certo più divertente, è stato ricordare le leggende che, in tempi molto remoti e in assenza di conoscenze scientifiche, ne avevano fornito una suggestiva spiegazione. Ho riscoperto infatti, con grande piacere e quasi fossi tornato sui banchi di scuola al Liceo, la leggenda mitologica di Persefone: così ben rappresentata nella scultura di Gian Lorenzo Bernini che si trova a Roma nella Galleria Borghese; e questo è il racconto che ne fornisce la dottoressa Paola Pompei:
“Kore, figlia di Demetra e Zeus, è la giovane fanciulla di cui si innamora Ade, Dio degli Inferi, che vive sottoterra nel buio. Ade vuole portarla via ma la madre non acconsente, così lui convince Zeus che gli permette di farlo. Un giorno, mentre Kore raccoglie fiori con le amiche, la terra si apre e ne esce Ade sul suo carro tirato da cavalli neri, che la afferra e la trascina sottoterra. Lei vive con lui finché la madre, disperata, non convincerà Zeus a farsela riconsegnare. Prima di restituirla, però, Ade le fa mangiare alcuni semi di melograno, così dovrà, secondo il mito, tornare ogni anno da lui per tre mesi. Tornata alla luce non sarà più Kore, ma Persefone, perché si è trasformata: è diventata una donna, è sprofondata nella profondità delle viscere del suo inconscio dove si è ricongiunta con la sua parte matura. I tre mesi con Ade sono i tre mesi dell’inverno, i tre mesi di buio quelli in cui si prepara la luce e la germinazione della Primavera”.
Ho trovato, infine, molto coinvolgente un excursus sulle numerose manifestazioni culturali che prendono origine dagli equinozi, a cominciare dal rito dei Grandi Misteri Eleusini che nell’antica Grecia rievocavano appunto il rapimento di Persefone: che poi, a Roma, prese il nome di Proserpina.
Sarebbe ora impossibile elencarle tutte, anche limitandosi a quelle autunnali perchè ad esempio, durante questo periodo dell’anno, molti popoli antichi rendevano grazie per il raccolto appena terminato; tra le più spettacolari dal punto di vista della tradizione, mi piace ricordare quella che tuttora si svolge a Chichen Itza, in Messico, uno dei siti archeologici Maya; vi si assiste allo straordinario fenomeno conosciuto come “serpente di luce”, un gioco appunto di luci e ombre che crea l’illusione di un serpente in movimento lungo la gradinata di un’immensa piramide. Ed è superfluo sottolineare il prezioso contributo degli antichi Maya alle conoscenze scientifiche della fisica astronomica.
Così, ancora riflettendo al fenomeno degli equinozi, il mio pensiero torna all’alternarsi delle stagioni meteorologiche, sempre meno demarcato rispetto al passato; non ci si meraviglia più, infatti, che il clima estivo possa persistere al di là di ogni previsione.
Ma, prima o poi, l’autunno si farà strada e mi piace anticiparne idealmente l’arrivo con le suggestive parole di Marino Moretti nella poesia intitolata “La prima pioggia”:
“Scendon le gocce della prima pioggia
che sul selciato ancor timida batte,
mentre settembre lietamente sfoggia
l’ardore delle sue bacche scarlatte.
E le foglie chiacchierine
parlano dell’autunno che ritorna
e che sotto la pioggia fine fine
di pampini e di bacche agile s’adorna”.
Aldo Trotta


