Capracotta e l’Alto Molise nella “Descrittione di tutta l’Italia” di Leandro Alberti

Nel monumentale volume Descrittione di tutta l’Italia, edito a Bologna nel 1550, il domenicano Leandro Alberti traccia un vasto affresco corografico della penisola italiana, fondendo osservazioni geografiche, memorie storiche, tradizioni locali ed erudizione umanistica.

L’opera, scritta in volgare per raggiungere un pubblico più ampio, è frutto di un lungo viaggio che l’autore compì personalmente attraverso le regioni d’Italia, animato da un profondo spirito enciclopedico e civico. In questo contesto, anche l’attuale Alto Molise trova spazio nella narrazione, seppur in poche righe:

& Pescolo di Penataro, Sant’Angelo di Pescoli con il Castello di Giudice molto nominato per la memoria di Giacomo Caldora valoroso Capitano (come è detto) Signore di esso delle cui eccellenti opere lungamente ne scrive Biondo nel ventesimosettimo libro dell’historie & Sabellico & il Corio. Nacque tanto huomo quivi, & con le sue gloriose opere lo fece molto nominare. Piegandosi alla finestra nell’arduo, & difficile monte appare Capracotta Castello & scendendo alla bassa Valle, vicino al Monte Maiella, vedesi il nobile Castello di Agnone che tiene il primato sopra gli altri Castelli di questi paesi. Vuole Biondo che questo sia l’antica Città d’Acquilonia, cosi detta da gli antichi, de la quale scrive Livio nel decimo libro che L. Papirio Console condusse l’essercito ad Acquilonia, & quivi fece con grande cerimonie giurare fedeltà à li soldati Saniti, de li quali furno scelti sedici millia da lui, & nominati Lintheati. Vedese poi San Pietro Avellana. Sopra poscia altri Castelli vicini al Sargo, de li quali ne Peligni farò mentione.

Leandro Alberti

Alberti menziona innanzitutto «Pescolo di Penataro», da identificarsi con l’attuale Pescopennataro, borgo arroccato su uno sperone di roccia e circondato da fitte foreste, allora noto come luogo impervio ma significativo per la sua posizione strategica. Subito dopo cita «Sant’Angelo di Pescoli», oggi Sant’Angelo del Pesco, e il «Castello di Giudice», cioè l’odierno Castel del Giudice, che egli definisce «molto nominato per la memoria di Giacomo Caldora valoroso Capitano», riconoscendo in questo condottiero del Quattrocento un protagonista della storia militare del Regno di Napoli. Le sue imprese, dice Alberti, furono tali da meritare lunga memoria negli scritti degli storici Flavio Biondo, Marco Antonio Sabellico e Bernardino Corio. Proseguendo nella sua narrazione, Alberti descrive l’esperienza visiva del viaggiatore che, affacciandosi dalla montagna ardua e difficile, scorge Capracotta, definita «Castello», a sottolineare la sua natura fortificata e dominante, prima di scendere verso la bassa valle dove lo sguardo si apre fino al massiccio della Maiella. Qui, tra le alture, si staglia Agnone, descritto come «nobile castello» che detiene il primato sugli altri della regione, rinomato centro d’arte e cultura già nel Cinquecento. Alberti ricorda che, secondo Biondo, Agnone sarebbe l’antica Aquilonia, città sannita dove, secondo Livio, il console Lucio Papirio Curione condusse l’esercito romano e dove i Sanniti fecero giurare solennemente la fedeltà ai loro sedicimila soldati scelti, detti Linteati. Lo storico umanista prosegue poi menzionando San Pietro Avellana, altro centro di rilievo per la sua tradizione religiosa e monastica, senza soffermarsi oltre ma riconoscendone la presenza nel quadro geografico dell’area. Infine, accenna ad altri castelli vicini al fiume «Sargo» -probabilmente l’attuale Sangro- promettendo di trattarli più avanti nella parte dedicata ai Peligni, altra popolazione italica del versante abruzzese.

In questo brano, Alberti unisce osservazioni paesaggistiche, notizie storiche e riferimenti eruditi in un affresco che, seppur conciso, restituisce la fisionomia storica e simbolica dell’Alto Molise nella prima età moderna.

Francesco Di Rienzo