Capracotta, mille sarti… ma nessuna festa per sant’Omobono

La chiesa di sant’Omobono e la sua area archeologica a Roma. Foto: Daderot

Recentemente il Parlamento italiano ha votato per il ripristino della Festa Nazionale del 4 ottobre, in onore del Patrono d’Italia san Francesco. 

Il 13 novembre invece a Capracotta non si è mai festeggiato il santo protettore di una delle professioni più diffuse in paese, soprattutto nel secolo scorso: s. Omobono, partono dei sarti. 

Omobono Tucenghi nacque a Cremona alla metà del XII secolo e qui morì il 13 novembre 1197, proclamato santo solo due anni dopo da Innocenzo III, fu il primo laico italiano ad essere canonizzato.

Figlio di un sarto, abile mercante di lana e tessuti, accumulerà insieme alla famiglia un ingente patrimonio: usò buona parte di questi guadagni per opere di carità, cercando anche di pacificare gli animi, in un periodo di frequenti conflitti tra città e Impero.

Proverbiale la sua generosità: ancora oggi a Cremona, in caso di eccessive richieste di denaro si dice: “Non ho mica la borsa di sant’Omobono!”  

Patrono di Cremona dal 1643 è protettore di sarti e mercanti: a Palermo una confraternita a lui intitolata opera lì fin dal 1485.

A Roma la chiesa a lui dedicata, posta ai piedi del Campidoglio, attualmente in fase di restauro, ha ospitato l’Accademia Nazionale dei Sartori che proprio qui ebbe i natali come Università dei Sartori nel 1575, sotto la protezione dei santi Omobono e Antonio da Padova.

Nel corso del Novecento oltre mille tra sarte e sarti hanno avuto i natali a Capracotta, qui hanno iniziato la gavetta apprendendo i primi rudimenti del mestiere presso le sartorie locali e col tempo e l’esperienza maturata, si sono distinti in patria e all’estero per la precisione e cura dei dettagli, aggiungendo un tocco personale di fantasia e creatività ai capi prodotti. 

Capracotta ha il privilegio di aver dato ben due Presidenti all’Accademia Nazionale dei Sartori: il Maestro Ciro Giliano dal 1952 a tutto il 1976 e il Maestro Sebastiano Di Rienzo nei mandati dal 2000 al 2003 e dal 2016 al 2018. 

Mi permetto rivolgere un invito a tutti gli artigiani dell’ago e filo capracottesi, per farsi promotori di qualche iniziativa in onore del loro patrono e, al tempo stesso, risvegliare un interesse e un po’ di vivacità in un paese che si va purtroppo sempre più spopolando.

Paolo Trotta