Filomena e Lucia: le sante paleocristiane venerate a Capracotta

La chiesa di santa Lucia. Foto: Vincenzo Fiadino (2024)

Ricordando i giorni trascorsi a Capracotta all’inizio dello scorso mese, è stato con particolare intensità e commozione che ho vissuto la festività di Ognissanti nella nostra Chiesa dedicata alla Vergine Assunta; in occasione infatti delle celebrazioni per il I° novembre, riflettevo al significato di quella festività meditando, in particolare su di un’omelia del compianto Papa Francesco, che diceva:

    “Tutti i battezzati hanno ricevuto la stessa chiamata a mantenere e perfezionare con la loro vita la santità che hanno ricevuto’ (Lumen gentium, 40).

Mi ha fatto molto piacere, poi, visitare una Cappella della Chiesa, da sempre dedicata a santa Filomena, cui si accede dalla navata laterale sinistra; nel tempo era stata abbastanza poco utilizzata ma, di recente, è stato concluso un pregevole intervento di restauro che, tra l’altro, ne ha riportato a vista le splendide pareti originali di pietra e ha riproposto alla devozione popolare una bellissima, se pur moderna statua della Santa.

Così, ripensando a recenti convegni dedicati alla vita di San Sebastiano, il protettore di Capracotta di cui si custodiscono diverse preziose reliquie, mi sono posto questo interrogativo: “Ma chi era Santa Filomena?” Mi dispiaceva, infatti, riconoscere che non sapevo nulla della sua storia.

Secondo la tradizione, era una principessa di Corfù e infatti  il suo nome ha origini greche, dal termine Φιλομένης (Philoménes), composto da “φίλος” (“phílos”), “amico” e “μένω”, (“rimanere”), quindi “che resta amico”; all’età di 13 anni, seguendo i genitori, si trasferì a Roma ove divenne cristiana e volle consacrare la sua verginità a Dio.  Se ne invaghì l’imperatore Diocleziano ma, avendone la fanciulla respinto le attenzioni, fu dapprima torturata mediante flagellazione e poi condannata a morte; si racconta che sopravvisse a un tentativo di annegamento e alle frecce scoccate dai suoi soldati ma che, alla fine, fu decapitata.

La vera storia di  santa Filomena venne alla luce solo il 25 maggio 1802 quando alcuni archeologi ne scoprironono i resti nelle catacombe di Santa Priscilla a Roma;  affisse alla sua tomba c’erano tre lastre di terracotta con delle incisioni latine che, assemblate, dicevano: 

“PAX TECUM FILUMENA” (“La pace sia con te, Filomena”),

quindi la sua esistenza è rimasta del tutto sconosciuta per circa 1700 anni. Santa Filomena è patrona di molte località, tra cui Mugnano del Cardinale (AV), sede del suo santuario principale e San Severino Marche (MC) ed è comprensibile che, tradizionalmente, il nome “Filomena” fosse molto diffuso anche a Capracotta.

Durante la visita alla Cappella che citavo, la mia attenzione è stata attirata dalla statua di Santa Filomena le cui fattezze mi hanno fatto rammentare quelle dell’altra Santa paleocristiana venerata a Capracotta, Lucia; esiste infatti in paese, alle pendici di monte Campo una suggestiva chiesetta a Lei dedicata per la cui storia mi piace ricorrere al testo dell’amico Filippo Di Tella che riporto:

 “Un gruppo di ventidue persone, una volta scelto il posto più adatto, si adoperò per edificare la cappella in onore della Santa:   che fu costruita con le possibilità e le convenienze degli abitanti del luogo; molti contribuirono con offerte e con l’apporto di manodopera e fu aperta al culto con solennità religiosa il 10 settembre 1951; all’interno della chiesa è possibile ammirare una statua della Martire di Siracusa donata dal siciliano Vincenzo Florio, suocero del compianto concittadino Nicola Giuliano; nel corso dei lavori di edificazione del piccolo tempio fu rinvenuta in quei pressi una sorgente d’acqua, che fu deviata e convogliata per la costruzione dell’attuale fonte adiacente alla cappella stessa”.

“Secondo la tradizione, Lucia, proveniente da una ricca famiglia e orfana di padre, fu promessa in sposa a un patrizio quando era ancora molto giovane ma scelse di dedicare la propria vita alla Fede, specie dopo la guarigione miracolosa della madre, Eutichia;  decise così di rinunciare alle nozze ma il fidanzato pagano la denunciò come cristiana, la fece imprigionare e processare. Sottoposta poi a diverse torture cui riuscì a sopravvivere, alla fine venne decapitata. Santa Lucia è anche considerata la protettrice della vista, dei ciechi e degli oculisti. L’origine della credenza si può rintracciare, oltre che nel suo stesso nome, anche in una differente versione della storia, secondo cui Lucia, per dimostrare al suo persecutore la propria fede indistruttibile, si strappò gli occhi e, per miracolo, recuperò immediatamente la vista. Spesso, infatti, l’iconografia rappresenta la Santa che ha in mano un piatto su cui sono posati i suoi stessi occhi”.  (Barbara SerafiniSguardi dal Sannio)

A questo punto, mi piace aggiungere un solo aspetto della tradizione che La riguarda e di cui io pure non ricordavo bene l’origine; si  racconta infatti che:

   “in un anno e in un luogo imprecisato, (qualcuno sostiene a Siracusa, città della Santa, nel 1646), durante una tremenda carestia che stava decimando la popolazione e proprio nella giornata del 13 dicembre, arrivò nel porto cittadino una nave carica di grano. Subito questo dono prezioso fu distribuito alla popolazione, talmente affamata da non perdere tempo per macinare il grano e produrne farina; così, mentre il grano bolliva, la gente lo mangiava per acquietare la fame, divorandolo appena cotto”.

È per questo che in occasione dei festeggiamenti per Santa Lucia, in molte zone d’Italia è tradizione mangiare il grano bollito, simbolo di abbondanza e di pace: naturalmente anche a Capracotta ove questo rituale prende il nome dialettale di granatɘ, che viene distribuito gratuitamente a chiunque lo desideri.

A conclusione di questo mio racconto è davvero singolare che, nel nostro paese si tramandi la devozione per diversi Santi appartenenti al periodo paleocristiano; oltre a San Sebastiano infatti, va ricordato San Cristanziano che, secondo alcuni, è stato il primo protettore di Capracotta e San Fabiano. Di quest’ultimo, la cui memoria liturgica cade proprio nello stesso giorno di San Sebastiano, a Capracotta vengono pure custodite delle importanti reliquie.

Non sono certamente in grado di spiegarne le ragioni storiche, certamente antichissime; in ogni caso, a riprova che si va provvidenzialmente riscoprendo l’importanza della religiosità popolare, è molto significativo che anche a Capracotta esista una vivace associazione culturale intitolata a Santa Lucia. Con le seguenti finalità: 

  “Si propone lo studio, la documentazione e la catalogazione delle tradizioni religiose, popolari e civili, degli usi e dei costumi di Capracotta al fine di evitarne l’oblio, la dispersione, nonché l’arbitraria ed immotivata trasformazione o innovazione non condivisa dalla comunità”.

Aldo Trotta