Nei piccoli racconti che mi diverto a scrivere, ho confidato che spesso la mia attenzione viene ora attirata da piccole cose cui, nel passato, non avevo dedicato neppure un attimo; ma non è sempre così e ne ho avuto prova all’inizio dello scorso mese di novembre, mentre stavo raggiungendo il mio paese di nascita, Capracotta. Nel tratto finale del percorso, costeggiando le pendici del “Colle San Nicola” che adesso è più conosciuto con il nome di “Monte San Nicola”, si è rinnovato uno speciale appuntamento che mi costringe a rivolgere lo sguardo verso il cielo, talora anche a lungo, dopo essere sceso dall’automobile. Ciò che ancora una volta mi affascinava era il meraviglioso volo di una coppia di “poiane” che certamente, chissà da quanti anni, sono padrone di quello splendido territorio; non so quanto possa essere attendibile, ma riterrei che esse risiedano proprio sulle pendici del Colle San Nicola: verosimilmente lungo quel canalone tra le rocce che, scendendo dalla sua cima, raggiunge la vallata sottostante assumendo il nome di “Passo della Regina”(?). Ed è superfluo sottolineare che, nonostante la soavità di questi nomi, si tratta di rilievi montuosi tra i più elevati di tutto il Molise; così, grazie anche al fatto di avere tanto tempo disponibile, ho cercato di approfondire le mie conoscenze su questo magnifico volatile che continua a presidiare la nostra zona testimoniandone, tra l’altro, la salubrità ambientale.
Per le sue caratteristiche generali ho dovuto, naturalmente, attingere dalla letteratura ornitologica:
“La poiana, è un uccello appartenente alla famiglia Accipitridae e il suo nome scientifico è“buteo buteo” (dal greco antico “buzo“) che significa “gridare” in riferimento al suo singolare, intenso richiamo talora simile a un lamento; è un rapace molto simile all’aquila, ma di dimensioni più modeste, si ciba di piccoli mammiferi e volatili, insetti, anfibi, rettili e invertebrati; si apposta sugli alberi e osserva l’ambiente circostante fino a quando non avvista la preda oppure, volando, può buttarsi in picchiata per catturarla. Il volo della poiana è particolarmente bello e maestoso: lento, con lunghe planate che consentono all’animale di rimanere quasi immobile sfruttando le correnti d’aria ascensionali. Il suo corpo è massiccio, della lunghezza di 50 cm. circa, per un peso che varia dai 400 ai 1500 kg; le ali sono piuttosto larghe con un’apertura di 1,0 – 1,30 m.; il piumaggio è di colore variabile, dal rossastro al nero, con venature color crema sul petto e nelle parti inferiori del corpo; la coda è corta e arrotondata e si apre come un ventaglio quando il rapace è in planata. La testa è piccola, il becco scuro è ricurvo mentre le zampe, di colore giallo, sono robuste e dotate di artigli acuminati. Non è presente dimorfismo sessuale e per tale ragione maschio e femmina non sono facilmente distinguibili; è inoltre un animale stanziale, monogamo che, come luogo di nidificazione, sceglie le cime degli alberi più alti oppure il terreno scosceso e le rocce. Le uova deposte variano da 1 a 6, vengono covate per circa 35 giorni dalla femmina e per un breve tempo anche dal maschio, che in genere si preoccupa di procurare il cibo alla propria compagna”.
Tornando al termine di “poiana”, non conoscevo l’esistenza di un’alternativa etimologica che ne fa risalire l’origine al longobardo “plojum” che significa “terreno arato” e mi sono chiesto che senso avesse questo termine; perciò è stata grande la mia sorpresa nell’apprendere che esso potrebbe derivare dal dialetto emiliano, quello tanto caro a me per le origini geografiche di mia madre, Cesarina.
“ Nel gergo di Ferrara il pollo si dice ‘puj’ e la poiana viene chiamata ‘pujana’; appare quindi evidente la derivazione dell’uno dall’altro termine come, per esempio, nella frase seguente:
– la pujana la magna al puj- (la poiana mangia il pollo).
Nello stesso dialetto anche un antico attrezzo costruito dai contadini si chiama ‘puiana’ ed è formato da due grosse tavole bloccate in verticale e aperte a forma di V con un legno di traverso a fissare il tutto; questo attrezzo, una volta trainato dai buoi e in seguito dai trattori, veniva usato per sgomberare le stradine di campagna dalla neve”.
E per me è stata davvero istruttiva la descrizione del volo di una una poiana, in cui si legge:
“che assume un profilo frontale a forma di V aperta, delineato dalla testa incassata tra le spalle e dalle ali distese, leggermente rialzate rispetto al resto del corpo”.
Così mi è apparsa finalmente chiara la ragione, apparentemente incomprensibile, per cui in alcuni dialetti anche i veri spazzaneve (come il nostro “Clipper” di Capracotta), venivano chiamati “puiane”: per le “ali di acciaio”che ne compongono il vomere e non è certamente casuale che in lingua inglese uno spazzaneve venga chiamato “Snowplough” (Aratro per la neve).
Avviandomi ora alla conclusione, il mio pensiero ritorna a quella coppia di poiane che mi hanno accompagnato anche nel viaggio di ritorno da Capracotta; nuovamente, infatti, ho avuto l’impressione che mi salutassero dall’alto sorvolando, nei loro volteggi, la mia automobile; perciò, una volta tornato a casa, è stato grande il piacere di scoprire e di leggere un brevissimo componimento di Giorgio Caproni dedicato alle Poiane:
“È la terra di macigni,
terra di gente sassosa.
Terra dove la rosa
si dice che non alligni.
E dove solo la poiana
si alza. Ma così lontana!”.
In queste parole, da cui trapela anche una vena sottile di malinconia, c’è un bellissimo riferimento alle poiane come simbolo inarrivabile di libertà; ma c’è soprattutto, secondo me, la più suggestiva descrizione di una montagna eccezionale, quella “terra di macigni” che noi chiamiamo “Colle San Nicola” e della nostra antica “gente sassosa”.
Aldo Trotta

