In via Roma, sulla facciata di un edificio apparentemente anonimo, si nasconde un piccolo mistero: un bassorilievo consunto dal tempo che raffigura un volto umano. Di chi si tratti, nessuno lo sa con certezza. Eppure, dietro quel mascherone di pietra si cela una storia che affonda le radici nella Capracotta di un tempo, quella cancellata dalla furia della guerra.
Secondo alcune testimonianze raccolte in zona, il bassorilievo non apparteneva originariamente all’edificio attuale. Proveniva infatti dalla facciata di una costruzione situata immediatamente prima che fu distrutta, come tante altre in paese, nel novembre del 1943 durante la ritirata dell’esercito tedesco. Quell’abitazione, però, non venne più ricostruita dopo la guerra: le sue pietre furono invece riutilizzate, per ricostruire le case vicine. Così anche il misterioso volto trovò una nuova collocazione, murato nuovamente sull’ attuale facciata di via Roma.
A un’osservazione attenta, si nota come la porzione di muro che ospita il mascherone non sia perfettamente allineata con il resto della parete: un indizio che conferma la sua origine “riciclata”. Inoltre, il volto è scolpito al centro di un unico blocco di pietra squadrata, segno che non si tratta di un semplice elemento ornamentale o apotropaico, ma di un ritratto vero e proprio — forse quello del proprietario o di un personaggio illustre della famiglia che abitava l’edificio originario.
A rafforzare questa ipotesi arriva oggi anche la tecnologia. Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, è stato possibile ricostruire digitalmente il volto a partire dai parametri facciali del mascherone. Il risultato -sorprendentemente realistico- mostra lineamenti armoniosi e proporzionati, compatibili con quelli di un ritratto umano e non con una figura simbolica o fantastica.
Non a caso, l’amico Antonio D’Andrea, appassionato di storia locale, ha ribattezzato scherzosamente questa scultura come “Il Bafometto di Capracotta”: un nome che ben restituisce il fascino enigmatico e un po’ misterioso di questo volto antico, sopravvissuto al tempo e alle distruzioni.
Se colleghiamo questa testimonianza a quella, ben più nota, del mascherone che la tradizione popolare attribuisce al generale cinquecentesco Calzella Carfagna, ancora visibile sulla facciata di un palazzo in via Carfagna nella Terra Vecchia, possiamo immaginare una Capracotta costellata di volti scolpiti nella pietra: ritratti di notabili, simboli di potere, frammenti di una memoria cittadina purtroppo spezzata.
La distruzione dell’autunno del 1943 cancellò gran parte di quella Capracotta antica, ma piccoli dettagli come questo continuano a raccontarne la storia; una storia che resiste nei muri, nelle pietre e nella curiosità di chi ancora oggi si ferma a guardare quei volti muti del passato.
Francesco Di Rienzo



