In attesa del Santo Natale

Negli ultimi, più faticosi anni e in particolare da quando è cessata la mia attività di lavoro, ho avuto l’impressione assurda che il tempo scorresse con lentezza indicibile e, al tempo stesso, in modo assai veloce; e nel periodo natalizio sembra accentuarsi questo paradosso cui, purtroppo, temo contribuisca, l’istintiva tendenza a coltivare delle attese sempre più umane. Esse rischiano, sfortunatamente, di allontanarci dal vero significato della Natività e, a tale proposito, mi ha fatto molto riflettere il brano di San Matteo nella prima domenica di Avvento; il suo testo sembra infatti in netto contrasto con l’immagine classica, direi quasi oleografica che tutti, anche noi cattolici, ci siamo costruiti sul Natale.

E non c’è dubbio che, in prossimità di questa grande festa, facciano impressione le parole dell’Evangelista:

 “Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà; questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti perché, nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà”. (Mt; 24, 42-44).

E ancor più sorprendenti mi sono parse alcune frasi scritte da don Massimo Grilli nel suo commento a questo brano:

   “Il punto fondamentale è l’indifferenza dei credenti, il vivere, cioè, come se il Signore non dovesse mai venire e l’immagine del ladro nella notte può apparire molto inquietante se riferita alla nascita di Gesù, ma rende in maniera plastica un evento tanto inatteso”.

In altri termini l’uomo non deve farsi mai cogliere impreparato ed “Estote parati”, (Siate pronti), è infatti l’espressione biblica che ci esorta a essere sempre vigilanti; riflettevo ancora al pericolo di convincersi che ogni tipo di celebrazione natalizia esteriore andrebbe cancellata: arrivando persino a lasciarci indifferenti di fronte al “Presepio”; sarebbe questo, secondo me, un grave errore come ammonisce la Lettera apostolica di Papa Francesco intitolata “Admirabile signum”:

   «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lc 2,15)…

 …e i pastori rispondono mettendosi in cammino verso di Lui, per un incontro di amore e di grato stupore. È proprio questo incontro tra Dio e i suoi figli, grazie a Gesù, a dar vita alla nostra religione, a costituire la sua singolare bellezza, che traspare in modo particolare nel presepio”.

Si comprendono quindi le ragioni per cui  nella fede cristiana non è l’uomo che pretende di dare forma al volto di Dio, ma è Dio stesso che dona all’uomo la forma umana del Suo volto; ed è superfluo un commento sull’unicità e la bellezza della prima immagine di Gesù (Bambino): quella che ci perviene da Betlemme e dalla mangiatoia (in latino “Praesepium”) che San Francesco per primo ha voluto proporre all’umanità.

Così, nel rammarico per la mia assenza, è stato emozionante ricevere dalla piazza di Capracotta le belle immagini dell’accensione del Presepio e dell’albero di Natale, seguite da quelle di altri Presepi, piccoli e grandi, costruiti in diversi angoli del paese; mi ha davvero commosso che quest’anno sia stato scelto il motto “Verso l’alto” di “Pier Giorgio Frassati, un giovane santo torinese che fece delle escursioni in montagna e della ricerca del bene un simbolo di vita spirituale e umana”.

A mio giudizio, infatti, non ci poteva essere espressione più adatta alla spiritualità di gente montanara come la nostra, già incline per tendenza naturale a rivolgere lo sguardo al cielo: anche solo idealmente, avendo nel cuore la cima di monte Campo; restando in tema, non conoscevo un articolo dello storico di Maiorca Gabriel Llompart intitolato “Il Presepio”(1965), il cui interrogativo fondamentale mi è parso uno solo:  

“A Natale, cosa ci spinge realmente  a realizzare il Presepio?”.

Sarebbe difficile riassumerne il contenuto e mi limito perciò, con l’autore, a sottolineare che non dobbiamo considerarlo una puerilità, una tradizione assimilabile al ripostiglio delle cose inutili o ai vecchi giocattoli che i bambini hanno dimenticato; al contrario, poiché nel primo Natale Dio si è fatto uomo scegliendosi un’epoca, un paese, una famiglia, sono certo  che anche i Presepi costruiti a Capracotta “ci aiutino a “credere e che rappresentano il simbolo vitale di un altro Presepio: quello che tutti vorremmo e dovremmo offrire a Gesù nella nostra vita”. 

Intanto, quasi senza avvedermene, mi sento immerso nel mistero della Natività  e non mi vergogno di confessare che, ancora una volta, riecheggia nel mio cuore la melodia della nostra Nenia Pastorale: che, ne sono certo, riesce ad addolcirne la ruvidezza e, soprattutto, a rinvigorirne la Speranza.

Tanti cari AUGURI di buon NATALE e un fraterno abbraccio a tutti

Aldo Trotta