La cometa C/2023 A3 nel cielo sulle pale eoliche di Monteforte. Foto: Salvatore Di Palo
Nel periodo delle festività natalizie, specie di fronte al Presepio, il pensiero corre spesso all’Epifania e all’appassionante mistero della Stella Cometa: che ci siamo abituati a immaginare avendo in mente i dipinti di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova; a tale proposito si racconta che fosse stato impressionato dalla visione diretta, nel 1301, della mitica “Cometa di Halley”, ma è innegabile che tuttora gli astronomi cerchino di interpretare l’enigma della Stella di Natale: di quel bagliore celeste cioè, che secondo il racconto evangelico di Matteo, avrebbe guidato i Magi fino al luogo della nascita di Gesù.
“Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»” (Mt. 2,1-2).
Come è noto, non è corretto definire stelle le comete perché, in effetti, si tratta di “corpi celesti composti principalmente di ghiaccio (insieme a metano, anidride carbonica, polvere, e roccia) che, avvicinandosi al Sole, vanno incontro a sublimazione; in estrema sintesi, perciò, le comete hanno un nucleo solido, una chioma e cioè una nube gassosa intorno al nucleo, e una coda. Esse si formano quando il vento solare allontana i materiali dalla chioma, sempre in direzione opposta al sole e prendendo origine dalla cosiddetta “Nube di Oort”, una gigantesca sfera di corpi ghiacciati e detriti che si trova ai confini estremi del sistema solare; quindi le comete si formano quando, per complessi fenomeni gravitazionali, questi elementi vengono sospinti verso le orbite planetarie.
Lascia molto perplessi e anche un po’ delusi l’ipotesi che la ”stella di Natale” non sia stata una cometa ma una congiunzione planetaria, forse tra Giove e Saturno: un fenomeno astronomico per cui due o più pianeti appaiono vicini tra loro nel cielo producendo molta luminosità ed è superfluo ricordare che la vicinanza è solo apparente in quanto essi restano separati da milioni di chilometri.
Anche nel romanzo di Emmanuel Exitu, pubblicato da poco e intitolato “La profezia della luce” viene accettata questa tesi ma, altrettanto recentemente e non senza sorpresa, uno scienziato della NASA, l’astronomo Mark Matney, ha sostenuto che potrebbe essersi realmente trattato di una cometa; nel suo lavoro infatti, comparso sul “Journal of the British Astronomical Association”, si legge che la “Stella di Betlemme” non era un evento astronomico insolito, ma una cometa: che, avvicinandosi alla Terra quasi frontalmente, la faceva apparire quasi sospesa nel cielo per ore, anche in pieno giorno. Ma è meglio riconoscere, in tutta sincerità, che non è facile approfondire questi complicati concetti; in ogni caso è doveroso ricordare che esistono altre interpretazioni di quel fenomeno stellare, non dimenticando che vi è pure incertezza circa la data reale della nascita di Gesù.
Così è anche possibile che i Magi abbiano seguito una cosiddetta “nova”, particolarmente luminosa nel 6 a.C. e aggiungo, per inciso, che le “novae” sono esplosioni stellari che compaiono improvvisamente nel cielo e possono restare visibili per mesi prima di ridurre la propria luminosità.
A questo punto, quasi felice di uscire dal linguaggio astronomico, mi piace ripensare alla Stella Cometa come la immaginavo da bambino e come, in fondo, ce l’aveva dipinta Giotto; e mi torna in mente un’irripetibile notte di Natale allorquando, a Capracotta, scendendo con mia madre lungo la gradinata della Chiesa dopo la santa Messa di mezzanotte, rimasi abbagliato da una cometa ben visibile all’orizzonte, nel cielo stellato.
Ho cercato, così, di ricostruire nei particolari questa splendida esperienza pur non essendo certissimo che si trattasse dell’anno 1950; se così fosse peraltro, come è molto verosimile, anche allora stava per concludersi un anno giubilare. Ho fatto perciò il tentativo di documentarmi meglio ed è stata grande la mia emozione leggendo le cronache astronomiche di quel lontano periodo; vi si legge, infatti, che:
“La cometa BESTER 1950 A (formalmente C/1950 B1) è stata una cometa brillante, sebbene non tra le più spettacolari, che divenne visibile a occhio nudo già a fine novembre/inizio dicembre 1950, raggiungendo il picco di luminosità intorno al Natale 1950”.
Avviandomi ora alla conclusione, mi commuove il ricordo di quella notte di Natale che, a poco più di sei anni di età, mi regalò lo spettacolo incomparabile di una stella cometa; incurante del freddo infatti, restai seduto Che peccato che allora non ci fosse modo di scattare neppure una fotografia!
Infine, ma stavo quasi per dimenticarlo, invio i più cari auguri di buon Anno a tutti.
Aldo Trotta

