Dal 2001 il Giorno della Memoria è in Italia un appuntamento fondamentale per ricordare la Shoah e riflettere su uno dei periodi più bui della storia europea. Ma è anche il momento per riportare alla luce le storie di donne e uomini che, in un contesto dominato dall’odio e dalla persecuzione, seppero scegliere il coraggio e la solidarietà, mettendo a rischio la propria vita per salvare quella degli altri.
Tra queste storie, Capracotta custodisce con particolare orgoglio quella di Osman Carugno, maresciallo dei Carabinieri, nato nel 1903, riconosciuto Giusto tra le Nazioni dal Memoriale di Yad Vashem di Gerusalemme. Un figlio del paese che, durante l’occupazione nazista e nel pieno della guerra, seppe trasformare il senso del dovere e l’onore della divisa in un atto concreto di umanità.
Tra il settembre 1943 e il settembre 1944, quando era comandante della stazione dei Carabinieri di Bellaria, Carugno riuscì a salvare 38 ebrei di origine jugoslava, sottraendoli alla deportazione e ai campi di sterminio. In collaborazione con i gruppi della Resistenza attivi sul territorio e grazie alla disponibilità della famiglia di Ezio Giorgetti, proprietaria di alcuni alberghi della zona, il maresciallo organizzò nascondigli e continui spostamenti, trasferendo le persone perseguitate da un albergo all’altro e in diversi comuni dell’attuale provincia di Rimini. Un’azione lunga, rischiosa, condotta nel massimo riserbo e con grande lucidità.
Ezio Giorgetti fu il primo italiano a ricevere il titolo di Giusto tra le Nazioni nel 1964. Per Osman Carugno, invece, il riconoscimento arrivò solo nel 1985, quando ormai era già scomparso. Fu il secondo appartenente all’Arma dei Carabinieri a essere insignito di questo onore, tra i cinque complessivamente riconosciuti fino a oggi. In Molise, soltanto lui e Nicandro Franchitti di Pozzilli figurano tra i Giusti.
Nei racconti dei familiari, Carugno non parlò mai delle azioni compiute. Non cercò riconoscimenti né gratificazioni personali. Se vi fu amarezza per il silenzio che a lungo avvolse la sua storia, essa fu sempre superata da un profondo senso del dovere e da una concezione rigorosa della dignità della divisa: prima di tutto venivano l’essere militare, carabiniere, uomo guidato dalla coscienza.
Nel Giorno della Memoria, il sindaco di Capracotta Candido Paglione ha voluto richiamare con forza il significato di questa testimonianza: «Tra il settembre 1943 e il settembre 1944, affiancando in segreto i gruppi della Resistenza attivi a Bellaria, il maresciallo Carugno riuscì a salvare 38 ebrei di origine jugoslava, sottraendoli alla deportazione e ai campi di sterminio. Un gesto di straordinaria umanità, compiuto nel silenzio e nel coraggio».
«Il suo esempio – ha aggiunto il sindaco – a ottantadue anni di distanza ci richiama al valore della responsabilità individuale e al dovere della memoria. Ci ricorda dove possono condurre l’odio, il razzismo e l’indifferenza, ma anche che, anche nei tempi più bui, ogni uomo e ogni donna possono scegliere da che parte stare».
Proprio per rendere viva e tangibile questa memoria, il 17 maggio 2022, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, Capracotta ha dedicato a Osman Carugno una piazzetta nel centro del paese e ha realizzato, all’interno della Villa comunale, il Giardino dei Giusti, composto da 38 aiuole, una per ciascuna delle persone salvate. Luoghi simbolici che parlano di coraggio, responsabilità e umanità, e che affidano alle nuove generazioni una storia da conoscere e custodire.
Nel suo intervento, il sindaco Paglione ha infine richiamato il significato più profondo del fare memoria: «Ricordare la Shoah significa anche riconoscerne le cause: le leggi razziste del fascismo, che aprirono la strada alle persecuzioni, alle deportazioni e allo sterminio, con la Repubblica di Salò complice attiva di quelle atrocità. Da quella tragedia è nata la nostra Costituzione, che ha messo al centro la dignità della persona, la libertà, l’uguaglianza e la giustizia».
Valori che non possono mai essere dati per scontati. «La memoria – ha concluso il sindaco – non è solo ricordo del passato, ma un impegno quotidiano per il presente e per il futuro, l’unico vero antidoto contro il razzismo, il negazionismo e ogni forma di totalitarismo».
Un impegno che Capracotta rinnova ogni anno, custodendo la figura di Osman Carugno come patrimonio morale della comunità e come esempio universale di coscienza, scelta e umanità.

