Il salto con gli sci: uno sport invernale tra i più leggendari

Da vecchio e irrequieto pensionato, provo molto disagio per il fatto che ora le giornate mi sembrino sempre più lunghe: al punto che non so davvero a quale altro espediente ricorrere per fare in modo che esse non diventino interminabili e oltremodo noiose.

Perciò, sia pure selezionandone i programmi, è inevitabile che trascorra parecchio tempo davanti alla televisione e per fortuna, in questo periodo, mi favorisce il fatto che siano in corso i campionati mondiali di sci, uno sport di cui sono tanto appassionato fin da bambino. A breve, poi, cominceranno le gare delle prossime olimpiadi invernali che di nuovo, quest’anno, si svolgeranno in Italia dopo quelle del 1956 a Cortina D’Ampezzo e di Torino del 2006; mi è capitato, così, di ascoltare un’intervista al più grande atleta italiano di “Salto con gli Sci” del periodo 1980 – 2000, che si chiama Roberto Cecon e che vanta un primato personale di 207,5 metri ottenuto nel 2003 in Slovenia, sul grande trampolino di Planica. La trasmissione comprendeva una visita virtuale alle strutture predisposte per le competizioni e in particolare quella del salto con gli sci, cioè lo “Ski Jumping Stadium” di Predazzo, in val di Fiemme; ma tutto ciò mi ha fatto ripensare a quanto siano scarse e frammentarie le mie conoscenze su questa specialità dello sci nordico: certamente tra le più leggendarie e la cui tradizione, com’è comprensibile, si è diffusa e consolidata soprattutto lungo l’arco alpino.  

Così, come per le ciaspole da neve di cui scrivevo recentemente, ho cercato di documentarmi meglio scoprendo che anche la storia e i princìpi di questa leggendaria disciplina sportiva sono talmente estesi che non basterebbe un intero volume per contenerli. 

Questa è comunque la definizione che compare su “Wikipedia”:

“Il salto con gli sci è uno sport in cui gli atleti, muniti di sci a doppia scanalatura, scendono lungo la rampa di un apposito trampolino al termine del quale spiccano un balzo, cercando di atterrare il più lontano possibile; il risultato finale dipende non solo dalla lunghezza del salto, ma anche dai punti di stile, assegnati da una giuria, che vanno da 1 a 20 (punteggio massimo). Nel caso di trampolini molto lunghi la specialità prende il nome di volo con gli sci e la disciplina, insieme allo sci di fondo, è una delle due prove che compongono la combinata nordica”.

Così, in estrema sintesi ricordo che, dopo le prime esperienze di contadini norvegesi, fu un ufficiale di marina olandese, Cornelius de Jong, a descrivere nel 1796 il salto con gli sci; egli raccontò,  infatti di militari che, utilizzando i tetti delle case e dei fienili come trampolini, dimostrarono che la forza di atterraggio poteva essere notevolmente attutita trasferendola su un pendio invece che su un terreno pianeggiante.

Il primo salto con gli sci ufficialmente misurato, del tenente Olaf Rye, risale al 1809 e fu di soli 9,5 metri; impressiona perciò moltissimo che in questa disciplina, divenuta olimpica nel 1924 per i giochi di Chamonix, l’attuale record mondiale stabilito da Ryōyū Kobayashi in Islanda, abbia incredibilmente raggiunto i 291 metri; anche di questo sport, naturalmente, i numerosi e continui aggiornamenti tecnologici hanno cambiato la storia naturale: a cominciare dall’abbandono dei classici bastoncini, dalle braccia non più rivolte in avanti ma distese all’indietro e infine dalla posizione di volo degli sci, attualmente a forma di “V”.

A questo punto, com’è ormai mia consuetudine, son tornato con la memoria a quando, da bambino e poi da giovanissimo, frequentavo come tutti i piccoli campi di sci allora esistenti a Capracotta; ed è stato emozionante rivedere una foto scattata da Giovanni Paglione all’inizio del secolo scorso sullo scosceso, breve pendio retrostante la Chiesa della Madonna: cui, a pieno titolo, era stato dato il nome di “Pista del Trampolino”. Non si sa bene quando infatti, ma molto tempo fa’, ve ne era stato costruito uno che, nonostante le ridotte dimensioni, consentiva dei salti abbastanza importanti: tali comunque da richiedere una particolare abilità, oltre che doti atletiche non comuni; nella foto che citavo, in  cui dispiace che non sia inquadrata quell’antica struttura di legno, si vedono molti sciatori di ogni fascia di età ma, ad essere sincero, quella non era la pista più frequentata da me e dai miei coetanei e il motivo è molto semplice. A fronte infatti del seducente richiamo rappresentato dal trampolino, per utilizzarla occorrevano particolri abilità e, soprattutto, grande incuranza del pericolo: che molti, a cominciare da me, non possedevano. Ne ha dato testimonianza, in un bel racconto, l’amico Antonio Monaco che in passato è stato anche sindaco di Capracotta; esso contiene la descrizione dell’unica sua esperienza di salto con gli sci da quel trampolino, terminata con una rovinosa caduta a testa in giù nella neve, sebbene senza conseguenze particolari.

Non avevo mai letto invece, e perciò mi ha molto incuriosito, un articolo dell’architetto Franco Valente di cui mi piace riportare alcuni stralci:

…non tutti sanno che a Capracotta, nel passato e per un certo periodo vi è stata anche una scuola di salto con gli sci…

 le notizie sul trampolino sono vaghe, ma tanti anni fa’ sarebbero venuti in paese un paio di istruttori a tenere delle lezioni; uno di essi aveva un cognome tedesco irripetibile, forse dell’Alto Adige, mentre l’altro pare si chiamasse Molinari…

…pensare di ripristinare la pista è un’idea assurda, però non sarebbe male se all’Amministrazione Comunale venisse in mente di restaurare l’impianto e trasformarlo in un parco verde…”.

A tale proposito, condivido l’idea che sarebbe improponibile un progetto di recupero per quella zona e per quella vecchia pista; tanto più e purtroppo in un momento in cui le precipitazioni nevose sono drammaticamente diminuite ma, ancora una volta, suscita molta ammirazione l’incredibile lungimiranza che, anche e soprattutto in ambito sportivo, Capracotta e i suoi cittadini hanno sempre dimostrato.

È sorprendente, del resto, che il suo storico Sci Club sia stato inaugurato nel 1914, solo pochi anni dopo il primo di essi, fondato a Torino nel 1901.

A questo punto, come ormai di consueto, avevo in mente di concludere il mio pensiero con una poesia o un breve componimento, ma disperavo di trovare qualcosa di attinente questo fantastico sport; ancora una volta, invece, mi sbagliavo perché esiste un brano di autore ignoto che a me è parso bellissimo.

Si intitola “Volo con gli Sci”:

“Silenzio in quota, il cuore che batte,
la rincorsa rapida, le linee perfette.
Dente d’acciaio, un istante di vuoto,
poi ali di vetro, il mondo è remoto.

Sospeso nel bianco, la terra è lontana,
l’aria è una vela, la forza è sovrana.
Stile e coraggio, il volo è poesia,
atterraggio dolce, trionfo e magia”.

 

Aldo Trotta