Pensando di non potermi trattenere fino al giorno di Pasqua, avevo programmato di trascorrere qualche giorno a Capracotta in coincidenza con la Domenica delle Palme; alcuni amici e conoscenti, invece, me lo avevano sconsigliato perché i servizi meteorologici indicavano la possibilità di copiose nevicate. Ad essere sincero, stante l’andamento delle ultime stagioni, non avevo dato molto credito a questa previsione ma, sebbene a malincuore, mi ero lasciato convincere; ho riconosciuto poi che avrei corso un grosso rischio se fossi partito, ma è stato comunque grande il mio disappunto per non aver potuto rivivere l’esperienza di una memorabile nevicata: ed è superfluo che ricordi quanto spesso e tuttora io continui a sognare la grande neve nello stesso, fiabesco scenario di quando ero bambino.
Ciò che in effetti ha sorpreso oltremodo, è il periodo primaverile di questo evento, ma soprattutto la quantità di neve caduta: certamente superiore a quella del marzo 2015 che pure aveva suscitato interesse e curiosità, anche scientifiche e al di là dei confini italiani; un’altra importante e singolare circostanza che ha reso, secondo me, particolarissima questa nevicata è stata la coincidenza con il plenilunio di primavera; ed è per questa ragione che sono stati tanti i messaggi, telefonici e non, ricevuti da persone che non possono avere memoria del passato remoto di Capracotta quando, in realtà, erano frequenti le festività pasquali trascorse con la neve; così, a diverse di loro, ho ironicamente ricordato un antico proverbio capracottese che dice:
“La nève d’abrilɘ è come lɘ panɘ sopra rɘ mandilɘ”,
cioè “La neve di aprile è come il pane sulla tovaglia”, nel duplice significato che scompare prestissimo come il pane che (almeno un tempo) veniva consumato rapidamente, ma anche nel senso che le nevicate primaverili lasciavano prevedere un buon raccolto estivo di grano.
In questa occasione siamo andati ben al di là del modo di dire e ne ho avuto prova ascoltando le parole dell’amico sindaco di Capracotta, Candido Paglione, che confermava essersi trattato di un evento assolutamente inedito; ed io vorrei tanto che si riuscisse a intravedere un’inversione di tendenza dal punto di vista climatico e, magari, un ridimensionamento delle drammatiche previsioni per il riscaldamento globale del pianeta: ma è forse la stessa eccezionale intensità del fenomeno, con le contemporanee, devastanti alluvioni e quant’altro a smorzare ogni facile illusione. E’ stato per me illuminante il parere di un illustre studioso circa il dannoso effetto di un pur piccolo incremento di temperatura nei mari; al tempo stesso anche gli addetti al soccorso e allo sgombero delle strade di Capracotta, che pure dispongono di moderni mezzi, confermavano che questa neve primaverile è oltremodo pesante da gestire perché molto bagnata e, cogliendone l’occasione, aggiungo che sono grandi l’ammirazione ed il plauso di tutti per la loro abnegazione; mi ha fatto comunque sorridere mia figlia maggiore Daniela che, in un simpatico messaggio, ha scritto:
“anche il vecchio Clipper (lo spartineve americano degli anni ’50 (ora custodito come prezioso cimelio) starà morendo dalla voglia di dar loro una mano, ma temo che persino lui si troverebbe ora in difficoltà”.
Un’altra importante e singolare circostanza ha reso, secondo me, particolarissima questa nevicata ed è la sua precisa coincidenza con il plenilunio di primavera che, come è noto, segna l’inizio della Settimana Santa: un periodo davvero speciale nella mia memoria per aver vissuto all’Aquila, per fortuna senza conseguenze dirette, il tragico evento sismico del 6 aprile 2009; guarda caso quella del terremoto era proprio la notte precedente il Lunedì santo ed io avrò sempre in mente la nuvola di polvere bianca sollevatasi dalle macerie che, al chiarore della luna piena e vista da lontano, mi era parsa rassomigliare tragicamente a una tormenta di neve.
Sta di fatto che da allora, purtroppo, in questo periodo il mio stato d’animo è sempre improntato a grande tristezza; e in questi giorni ancor di più riflettendo che a Capracotta, al silenzio delle campane per la crocifissione e la morte di Gesù non è stato possibile sopperire neppure con il fragoroso rumore dei ragazzi in giro per il paese con i loro tradizionali avvisi sonori; tutti si sono anzi ritrovati nell’isolamento assoluto e soprattutto nell’arcano silenzio che solo una grossa nevicata riesce a realizzare. Né mi consola il fatto che ora ci siano tanti mezzi alternativi di comunicazione, ma debbo confessare che mi ha fatto sorridere un avviso diffuso in paese ai cittadini per mezzo di “Watsapp” che suggeriva di recarsi in Chiesa per la santa “Messa in Coena Domini” essendo muniti di ciaspole per la neve.
Non sarei ora in grado di riportare il commento delle numerose immagini e dei filmati di questa eccezionale quanto imprevista nevicata; mi è dispiaciuto moltissimo comunque apprendere che, almeno in prima istanza, le istituzioni regionali della regione Molise non abbiano dato grande prova di solidarietà e di partecipazione.
Ero comunque certo che, ancora una volta, gli ormai pochi ma valorosi cittadini di Capracotta avrebbero onorato la loro storia di ammirevole e disinteressata solidarietà; oltre tutto sarebbe stato imperdonabile dimenticare le drammatiche notizie che quotidianamente pervengono dagli scenari di guerra che si sono riaccesi in tante parti del mondo. Esse al contrario, per di più a Pasqua, dovrebbero aiutarci a comprendere quanto sia prezioso il dono della Pace di cui tuttora godiamo ed a non lamentarci di quelle che pure a noi sembrano grandi difficoltà quotidiane.
Tornando infine alle cronache di questo periodo, è stato commovente rivedere nei filmati dei giovani che utilizzando le ciaspole, e quindi linea con il loro tempo, si prodigavano per raggiungere dalla finestra le persone più anziane o più sole e per consegnare loro beni di prima necessità o dei farmaci: proprio come accadeva quando ero bambino e Capracotta era assai più popolata. Anche allora infatti, con la peggiore tormenta di neve in corso o appena se ne allentava un po’ la morsa, tanti volonterosi si mettevano a disposizione dei più svantaggiati spostandosi con gli sci da fondo bussando alle loro finestre con i bastoncini; ma è doverosa naturalmente, anche nel
2026, una speciale menzione per gli infermieri addetti alla residenza per anziani del nostro paese che, non potendo essere sostituiti dai loro colleghi al cambio di turno per il blocco delle strade, hanno raddoppiato o forse triplicato il loro orario di servizio.
Ed è superfluo precisare che gli esempi citati rappresentano solo la punta di un immenso iceberg di solidarietà: che a Capracotta, nei prossimi anni, speriamo continui a crescere come una straordinaria valanga di neve.
Aldo Trotta

