Ripetendo ciò che ho confidato più volte, ero sorpreso che cominciassero ad appassionarmi notizie o servizi televisivi dedicati all’astronomia: intesa non certo come disciplina scientifica, ma semplicemente come settore culturale. Ed è comprensibile perché, nella mia ormai lunga vita, sono state davvero poche le occasioni in cui mi sono lasciato sedurre da questo genere di argomenti; che, a pensarci bene, mi erano più congeniali di quanto potessi credere, ma che avevo sempre trascurato per l’impegno totalizzante della mia professione e della mia famiglia. Tutti infatti, specie mia moglie Anna scomparsa dopo 52 anni di matrimonio, mi hanno sempre considerato un grande “sognatore”: al punto da ritenere che il vero, paradossale punto di forza della nostra unione risiedesse nel fatto che mutuavo da lei ogni genere di pragmatismo; e così, da pessimo psicologo, ho voluto rileggere la definizione scientifica di questo appellativo:
“sono persone descritte con l’espressione ‘avere la testa fra le nuvole’, possiedono un tipo di personalità caratterizzato da una spiccata immaginazione, una profonda interiorità e una minore attenzione alla realtà materiale immediata. In altri termini si tratta di idealisti molto sensibili, propensi a guardare oltre la realtà oggettiva alla ricerca di significati più profondi, che vivono a volte fuori dal tempo della routine quotidiana”.
E non vi è dubbio che in passato il mio mondo interiore fosse abbastanza intriso di “utopia” o di iperbolici “desidèri”, il che mi fa tornare in mente che quest’ultima parola deriva proprio da “de–sidera” (con “de-“che indica mancanza o privazione e “sidera” stelle): e si comprende che una persona priva di senso pratico finisca poi per apparire come chi “vaga con la testa fra le stelle”. Al momento attuale, nella mia fascia di età, credo di essermi radicalmente trasformato nel senso che, cessati i miei “de-sidèri” e cioè la mia privazione delle stelle, si addice finalmente a me la parola “con-siderare” (“cum-sidera” – con le stelle); alla lettera, infatti, il verbo considerare, significa “osservare le stelle” e, in senso lato, “riflettere attentamente”.
Mi permetto perciò, lasciando spazio alla fantasia senza particolari sensi di colpa, di rifugiarmi non tanto e non solo sulle nuvole, ma anche tra le stelle; così ho ascoltato con entusiamo la notizia che nella serata del 19 aprile u.s., poco dopo l’imbrunire, sarebbe stato facilmente visibile a occhio nudo un famoso allineamento astrale: uno degli spettacoli celesti più affascinanti di questa primavera, di cui è stato diffuso questo annuncio:
“In questi giorni in cui darsi un abbraccio è quasi impossibile, il cielo notturno ha deciso di regalarcene uno molto affascinante: una falce di Luna, il pianeta Venere e l’ammasso stellare delle Pleiadi che si uniranno in una congiunzione tanto rara – sarà possibile tornare ad osservarla solo tra otto anni – quanto emozionante”.
Naturalmente tale congiunzione, pur essendo molto suggestiva, è di tipo puramente prospettico, una semplice illusione ottica generata dalla nostra posizione sulla terra e infatti Venere dista da noi 95 milioni di chilometri e le Pleiadi circa 440 anni luce da quel pianeta; in ogni caso ho avuto modo e tempo, questa volta, di osservare attentamente la volta celeste ma, a prescindere dalla mia inesperienza, un’estesa copertura nuvolosa ha vanificato ogni mio entusiasmo. Così non ho potuto fare altro se non immaginarmi quel meraviglioso spettacolo: avendo ancora negli occhi quello della missione Artemis II che ha svelato in tutte le sue caratteristiche e come mai prima d’ora il cosiddetto “lato oscuro” della Luna.
Del pianeta Venere conoscevo ben poco, pur sapendo che si tratta di quello più luminoso fino al punto che, osservandolo, lo si può facilmente scambiare per una stella; è non è un caso che sia l’oggetto più brillante del firmamento, tanto da essere spesso soprannominato “Lucifero” (portatore di luce) al mattino o “Espero” alla sera. E impressiona pensare che la sua atmosfera sia composta per oltre il 90 % di anidride carbonica e di acido solforico che imprigionano il calore portandolo a temperature di circa 495° C.
Ma della triade luminosa che citavo, l’elemento che più mi ha conquistato è la costellazione delle Pleiadi la cui apparizione, molti secoli fa, indicava ai marinai greci l’inizio della stagione idonea alla navigazione: (da πλεῖν – pléin = navigare), mentre la loro scomparsa in autunno ne segnava la fine; nella mitologia greca quella costellazione è conosciuta anche come “Sette Sorelle”, perché si sarebbe trattato delle figlie del titano Atlante e della ninfa Pleione. I loro nomi sono: Maia, Elettra, Taigete, Alcione, Celeno, Sterope (o Asterope) e Merope, ma nelle comuni raffigurazioni risultano sei perché quest’ultima appare pressoché invisibile; e mi piace moltissimo cogliere anche questa occasione per approfondirne la storia: sempre, s’intende, dal punto di vista culturale e non certo astronomico. E così’, di nuovo, mi sono reso conto che le Pleiadi sono certamente l’oggetto celeste più citato nelle opere letterarie dopo il Sole e la Luna, e soprattutto, che sarebbe impossibile farne un elenco completo: non basterebbe un intero volume, ma è bello ricordarne almeno qualcuna; tra le più famoso compare certamente quella, molto breve, della poetessa Saffo:
“Tramontata è la Luna e le Pleiadi,
a mezzo è la notte:
il tempo trascorre
e io dormo da sola”
che, nella traduzione elaborata di Giacomo Leopardi, suona così:
“Oscuro è il ciel: nell’onde
la luna già s’asconde,
e in seno al mar le Pleiadi
già discendendo van.
È mezzanotte, e l’ora
passa frattanto, e sola
qui sulle piume ancora
veglio e attendo invan”.
Mi piace infine di aggiungere anche la più famosa citazione delle Pleiadi nella letteratura inglese, quella del poeta Alfred Tennyson:
“Molte notti vidi le Pleiadi,
sorgenti attraverso l’aria serena,
brillare come uno sciame di lucciole
aggrovigliate in una treccia d’argento”.
In procinto ora, di concludere, ripensavo che la mia ricostruzione di questo fenomeno astrale è stata solo immaginaria; ed è superfluo che accenni alla mia grande delusione: appena mitigata dal fatto che, grazie ai moderni mezzi tecnologici, sono stato in grado di ammirarne alcune immagini in tempo reale. Erano contenute in un servizio a firma di Filomena Fotia: che MERAVIGLIA!
Aldo Trotta

