Napoleone & Capracotta: una pagina di storia cittadina ai tempi del Primo Impero francese

Napoleone attraversa il passo del Gran San Bernardo (Jacques-Louis David, 1800)

«Ei fu. Siccome immobile…». Con queste parole, lo scrittore Alessandro Manzoni apriva il suo celebre 5 Maggio, in memoria di Napoleone Bonaparte, morto il 5 maggio 1821. Ma oggi, a oltre due secoli di distanza, ci chiediamo: quale fu l’eredità del periodo napoleonico per Capracotta? Fu un’epoca di grandi trasformazioni, anche per la nostra comunità.

Con la legge n.132 dell’8 agosto 1806, venne istituita ufficialmente la Provincia di Molise – con Campobasso capoluogo – articolata nei distretti di Campobasso, Isernia e Larino. Per la prima volta, il nostro territorio acquisiva una propria identità amministrativa.

In quegli stessi anni, il governo napoleonico varava nel Regno di Napoli anche la legge sull’eversione delle feudalità, che pose fine al sistema feudale e aprì la strada a una lunga serie di contenziosi sulla natura giuridica dei territori, coinvolgendo anche Capracotta. Sempre in quel periodo, prese forma la riforma del catasto fondiario che, come scrive Luigi Campanelli nel 1931 nel suo Il Territorio di Capracotta, «dal 1816 determina le parti del nostro territorio e ne regola il reddito imponibile».

Ma il periodo bonapartista fu anche l’epoca di personalità brillanti. Come Anselmo Di Ciò, sacerdote e matematico, autore degli Elementi di Matematica (1816) e figura di rilievo nel panorama culturale partenopeo. O come Mariangela Rosa de Riso Capece Piscicelli, duchessa colta e generosa che scelse Capracotta per le sue villeggiature, trasformando il palazzo ducale -oggi sede della Casa Comunale- in un salotto culturale. Si circonda di persone colte e trasforma in teatrino l’antico fondaco, facendo venire dei comici per il divertimento della popolazione. Infine, dona alla Chiesa Madre alcuni paramenti sacri intessuti di oro e seta con lo stemma ricamato del suo casato. Fu, come annota Campanelli, «la sola feudataria che ci onorò della sua presenza».

Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma quel che è certo è che anche Capracotta visse con intensità un’epoca di grandi mutamenti: giuridici, sociali e culturali. E la sua storia si intrecciò, ancora una volta, con quella d’Europa.