Bicicletta fiorita in via Leonardo Falconi. Foto: Francesco Di Rienzo
In tante occasioni ho ricordato che per me è stato impossibile, in assoluto, tornare a vivere stabilmente a Capracotta una volta conclusa la mia attività lavorativa; in seguito, purtroppo per diversi anni, ho sofferto il disagio di non potervi neppure soggiornare per brevi periodi.
Così ho tardato oltremodo a rendermi conto dei cambiamenti intervenuti nel contesto urbano di quel caro paese, nonostante il grave calo demografico rispetto al passato; solo abbastanza di recente, infatti, ha attirato la mia attenzione l’ammirevole sforzo di abbellimento estetico delle sue case, le sue vie e le sue piazze.
Mi ha colpito, in particolare, la diffusione sempre più estesa e articolata di piante ornamentali e di fiori, che nel passato remoto si potevano ammirare solo fuori dal centro abitato, nei prati o nei boschi al cambio di stagione. Oltre tutto, che io ricordi, si pensava che il rigido clima di montagna rappresentasse un ostacolo insormontabile, ma in realtà si cercava di fare in modo che non venissero trascurate attività di più vitale importanza economica, tanto più inseguendo obbiettivi puramente estetici. Sia pure lentamente tuttavia, in parallelo con i moderni cambiamenti sociali, è maturata la convinzione che le piante e i fiori non solo migliorino l’arredo urbano, ma che contribuiscano pure alla sua valorizzazione e alla promozione turistica; esistono ora anche dei corsi di laurea in architettura ambientale ed è stato dimostrato che in montagna le aiuole o le fioriere alleggeriscono l’austero profilo delle costruzioni di pietra, creando una piacevole continuità visiva tra il centro abitato e il circostante paesaggio naturale; da alcuni decenni, infatti, anche i paesi più piccoli fanno a gara per rassomigliare a veri e propri giardini, arrivando persino a selezionare specie di fiori e di piante tra le più resistenti al freddo.
Non sorprende comunque che da tempo questa consuetudine fosse molto radicata non solo nei paesi italiani dell’arco alpino, ma anche e soprattutto nelle nazioni del Nord-Europa, dal clima ancor più rigido; ne ebbi prova anni fa visitando, in Norvegia, la cittadina di “Lillehammer” in cui mi appassionai alla storia dei cosiddetti “Trolls”: misteriosi personaggi di fantasia genericamente assimilabili ai folletti che, secondo la leggenda, si divertivano a fare fastidiosi, ma innocenti scherzi alle persone. Ne combinavano di tutti i colori approfittando del fatto che, proprio come a Capracotta, c’era la consuetudine di non chiudere a chiave i portoni di ingresso, per cui potevano entrare molto facilmente nelle case; finché un giorno, nonostante il ripristino di serrature e chiavistelli, ci si rese conto di un ulteriore stratagemma dei Trolls: quello di trasformarsi magicamente in zanzare e quindi di avvicinarsi per pungere tutti, quasi a volersi vendicare dell’affronto subìto. Fu così che qualcuno ebbe l’idea di rivolgersi alle fate dei boschi che, dopo essersi trasformate in fiori dall’odore spiacevole per i Trolls, si disposero intorno alle porte, alle finestre e sulle strade; in altri termini comparve una diffusa fioritura di gerani, di calendule e di altre specie allo scopo di allontanare i Trolls dall’abitato. Mi sono rammentato così che anche a Capracotta si raccontava di fantastici, incredibilmente simili personaggi, i cosiddetti “Mazzamariègliɘ”, altrettanto birichini ma tutt’altro che cattivi; il loro nome deriverebbe da “mazza”: in riferimento a un bastone o a un colpo sordo e da “mariègliɘ” che indica forse i muri o le pareti della casa ma, secondo altre interpretazioni, il termine avrebbe il significato di folletti protettori. In ogni caso non era certo dipeso da loro se anche nel nostro paese fossero tornate in auge chiavi e serrature né, tanto meno, che si fossero trasformati in zanzare come i Trolls; è più ragionevole pensare che, al contrario, avessero favorito l’iniziativa di trasformare le case, le strade e le piazze in altrettante fioriere; e chissà che non siano stati idealmente loro a promuovere anche la realizzazione, in paese, dello splendido Giardino della flora appenninica”: una prova inequivocabile, oltre tutto, del fatto che diverse specie di piante e di fiori trovano in montagna il loro habitat più naturale.
Così nulla vieta di fantasticare che anche a Capracotta, come in altri borghi di montagna, abbia avuto inizio da tempo un percorso a ritroso per cui sono proprio i fiori e le piante del moderno arredo urbano a farci riscoprire i fiabeschi personaggi della tradizione, i “Mazzamariègliɘ” appunto. Ed è a questi leggendari folletti, nostri antichi e misteriosi vicini di casa, che appare dedicata una vecchia poesia di autore ignoto intitolata “Il Richiamo dell’Invisibile”:
“Nel regno dove l’aquila fa il nido,
lontano dal mondo e dal suo grido,
abitano folletti fatti di luce,
che il sole dell’alba tra i monti conduce.
Non cercarli negli occhi, ma dentro il respiro,
quando ti fermi a guardare il sospiro
dei rami che tremano al primo mattino:
lì c’è l’orma del piccolo e antico vicino”.
Aldo Trotta

