La tina e la spara: due donne nella Terra Vecchia di Capracotta

In questa preziosa fotografia dei primi anni del Novecento, scattata dal Cav. Giovanni Paglione e qui restaurata e colorizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, sono ritratte due giovani donne di Capracotta con i loro eleganti abiti tradizionali. La scena si svolge in un angolo della Terra Vecchia, il nucleo storico del paese purtroppo cancellato dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.

L’immagine ci restituisce uno spaccato autentico della vita quotidiana di allora. Le due donne indossano il tipico costume capracottese, simbolo di identità, appartenenza e tradizione. Particolarmente interessante è la figura sulla destra, che porta sul capo una grande tina, il contenitore cilindrico utilizzato per trasportare l’acqua dalla fontana fino a casa, oppure una marmitta per portare un primo piatto caldo a chi lavorava in campagna.

Tra la testa e il recipiente si nota la “spara”, il caratteristico cercine di stoffa che le donne utilizzavano per trasportare carichi sulla testa. Questo semplice ma ingegnoso accessorio aveva la funzione di proteggere il collo e distribuire meglio il peso, rendendo meno faticoso il trasporto di acqua, legna e altri materiali.

Secondo l’interpretazione più accreditata, il termine spara deriverebbe dal verbo latino spargere, cioè “distribuire”. Il suo compito era infatti proprio quello di “spargere” uniformemente il peso del carico sulla superficie del capo, garantendo maggiore stabilità ed equilibrio durante il trasporto.

Osservando questa fotografia non vediamo soltanto due giovani donne in posa, ma un mondo fatto di gesti quotidiani, fatica, dignità e saperi tramandati di generazione in generazione. Un frammento di memoria che ci permette di riscoprire la Capracotta di un tempo e di rendere omaggio alle donne che, con il loro lavoro silenzioso, hanno contribuito a costruire la storia della comunità.