Progetto Rebibbia, Sebastiano Di Rienzo: «La raffinatezza e l’eleganza cambiano le persone»

Foto: Accademia Nazionale dei Sartori

Il 3 luglio, presso l’area verde della Casa Circondariale di Rebibbia, si è svolta la sfilata conclusiva dell’ottava edizione di “Made in Rebibbia – Ricuciamolo insieme”, il progetto che ha fatto della sartoria uno straordinario strumento di formazione, crescita personale e reinserimento sociale.

Nato da un’idea del Maestro Ilario Piscioneri, già Presidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori, il progetto continua a rappresentare un esempio virtuoso di come l’apprendimento di un mestiere possa offrire opportunità concrete di riscatto. L’iniziativa è resa possibile grazie alla collaborazione con l’Istituto Penitenziario di Rebibbia, diretto dalla Dottoressa Teresa Mascolo, e al sostegno di BMW Roma e Vitale Barberis Canonico 1663, partner del progetto fin dalla prima edizione del 2018.

In passerella sono stati presentati circa trenta capi sartoriali, realizzati durante l’anno con i pregiati tessuti Vitale Barberis Canonico dagli allievi del corso, sotto la guida del Maestro Sebastiano Di Rienzo, Presidente Onorario e docente dell’Accademia Nazionale dei Sartori. Protagonisti della sfilata anche i sette modelli-sarti che hanno concluso il percorso formativo, indossando con orgoglio le proprie creazioni.

Ogni abito racconta una storia fatta di dedizione, precisione e passione. Ogni cucitura rappresenta un percorso di apprendimento, responsabilità e speranza, dimostrando come il lavoro e la formazione possano diventare strumenti concreti di cambiamento e reinserimento nella società.

L’importanza dell’iniziativa ha trovato spazio anche nell’informazione nazionale. Ieri, Il TG3 delle 19 ha dedicato un servizio alla manifestazione, portando all’attenzione del grande pubblico un progetto che, anno dopo anno, continua a dimostrare come l’arte sartoriale possa trasformarsi in un autentico laboratorio di inclusione e rinascita.

«Insieme facciamo un percorso bellissimo. Quando parlo di raffinatezza e di eleganza, loro si modificano ed escono tutti prima dal carcere», ha dichiarato nel servizio il Maestro Sebastiano Di Rienzo.

Perché insegnare un mestiere significa molto più che trasmettere competenze: significa restituire fiducia, dignità e una concreta possibilità di costruire un nuovo futuro.