Fotocomposizione Amici di Capracotta da un’immagine dell’Albergo Conte Max
La ricerca, corroborata per alcuni dall’amore per il proprio paese e da parte di diversi intriganti… del passato, ha prodotto varie ipotesi circa l’origine del toponimo Capracotta.
Non si può non ricordare quanto annualmente, con dovizia di particolari, il “Diario” dell’amico compaesano, sociologo dr. Matteo Di Rienzo, riporta in merito. Basta scorrere le prime pagine per poter leggere quanto lui riassume circa l’argomento in esame. In una prima “interpretazione filologica di origine indoeuropea”, l’autore fa riferimento a due termini: “cap”: luogo elevato, e “kott”: luogo roccioso. Due elementi che caratterizzano il territorio capracottese. Continuando, il toponimo potrebbe derivare dal latino “castra cocta”: accampamento militare romano protetto da un “ager coctus”, cioè un muro di cinta in mattoni cotti. E ancora riferisce “una versione unna”, forse in rapporto all’invasione europea dei barbari provenienti dalla Siberia, tra il 376 e il 441 d.C.
Altre ricerche spingono ad origini longobarde: il toponimo alluderebbe alla tradizione religiosa pagana dei primi conquistatori longobardi (presenti in Italia dal 643 al 960 d.C.) di sacrificare una capra, in onore del dio Thor, prima di insediarsi in un luogo appena conquistato e mangiarne le carni, come rito apotropaico, per scongiurare il rischio di esaurimento delle fonti di sostentamento del gruppo tribale che, diventando stanziale, si faceva comunità.
Questa ipotesi si basa su una particolareggiata indagine sulla persistenza della lingua longobarda nella toponomastica cittadina e dei comuni vicini (secondo complessi studi compiuti all’Università di Pisa, all’Istituto di Filologia Germanica, risulta “sicura e meno dibattuta”, circa l’attribuzione di diversi toponimi italiani di origine longobarda, quella di Staffoli di Agnone, località poco distante da Capracotta). Per quanto riguarda la parlata capracottese, quali termini con radice longobarda se ne ricordano alcuni: annuccarse: accasciarsi, abbandonarsi, dalla radice “knobba”; uangia: guancia, da “wankia”; sctuccà: spezzare, tagliare, da “stuhhi”; sctracche: stanco, sfinito, da “strack”; zánna: dente irregolare umano, dente di animale, da “zann”, ecc.
Quale ultima ipotesi, l’autore riferisce quanto riporta la studiosa dottoressa Paola Di Giannantonio, la quale afferma che “lo stemma comunale sia il nome di Capracotta potrebbero essere la sopravvivenza figurativa e linguistica di quello antico rituale dell’animale bruciato dai Sanniti, per propiziarsi la fertilità di Kerres, della terra, che avrebbe accolto le sue ceneri fertilizzanti”.
Dopo quanto citato nel “Diario di Capracotta”, a chi scrive è capitato, scorrendo internet, di imbattersi in un sito ove ha avuto la felice possibilità di allargare ancora tali specifiche ricerche. Ha individuato e scorso, con avidità, la rivista di storia e archeologia “Salternum” n. 54-55 del novembre 2025, dove ha potuto leggere un lungo articolo, arricchito di vasta bibliografia, dello studioso di archeologia e topografia sannitica, dr. Domenico Caiazza. Lavoro dal titolo “Nomina sunt consequentia rerum – Goti, Egiziani, Siri, Greci, Bulgari, Sclavi, Tartari, Franconi, Sassoni, Alani, Saraceni, Frisoni nella toponomastica e fonti storiche di Abruzzo, Sannio e Campania”.
Il ricercatore, dopo aver riferito della presenza in Italia dei Goti, popolo di pastori e agricoltori, dal 400 al 410 d.C., parla di “scontri in Abruzzo tra questi ed eserciti bizantini, citando guerre sulle due strade dominate dal monte Goti, quella per Scanno-Villetta Barrea-Alfedena, e l’altra per Sulmona-Roccaraso-Castel di Sangro”. Sempre riferendosi a tali scontri, il Caiazza, nel contesto del lavoro, dice che “ai Goti non restò che arretrare, forse prima trincerandosi sul passo della Gotarda (dei Goti), tra il fiume Sangro e Capracotta, e poi nell’imprendibile Roccia dei Goti, cioè Capracotta”.
Per inciso, l’autore, tra l’altro, dice che “in cerca di altri indizi di presenza di Goti, muovendo sulle mappe di Castel di Sangro verso S. Pietro Avellana, abbiamo rinvenuto una mulattiera che mena a Capracotta, dopo aver valicato il passo della Cotarda”. (I Goti da San Pietro Avellana a Capracotta, attraverso questa primordiale strada?)
Tale nome, secondo il ricercatore, “pare derivare dalla base mediterranea crap-crep: ‘monte, sasso’; la seconda parte potrebbe essere esito di gu(e)ti > goti > coti che si sarà trasformato in cota, per concordanza con capra e infine in cotta, per ipercorrezione dovuta a etimologia popolare, intervenuta per dare un senso al paleonimo”. Quindi, secondo questa ulteriore ricerca, il toponimo Capracotta potrebbe significare Roccia dei Goti, datato agli inizi del 400 d.C.?
Alla luce di questa riferita ipotesi, fantasticando, dallo stemma del Comune la capra dovrebbe scomparire e, al suo posto, farebbe bella figura, forse, un superbo Monte Campo, circondato ai lati da due fronzuti, giganteschi alberi di faggio!
Felice dell’Armi

