La Casa della Cultura di Capracotta ha ospitato, sabato pomeriggio, la presentazione di Corpi al Macello: l’ultimo libro del giornalista Giovanni Mancinone, edito da Rubettino, un’opera intensa e necessaria che racconta le storie di uomini e donne del Molise che hanno perso la vita sul lavoro.
L’iniziativa, organizzata dal Comune di Capracotta e dall’Associazione Amici di Capracotta APS, ha inaugurato il programma delle attività estive 2026 dell’Associazione con la volontà di aprire la stagione con un appuntamento dedicato a un tema di grande attualità e rilevanza sociale. Per Giovanni Mancinone si è trattato di un gradito ritorno a Capracotta. Già tre anni fa, infatti, l’autore aveva presentato nella cittadina altomolisana il suo libro Mostri, dedicato al delicato tema della violenza contro le donne.
Ad aprire l’incontro è stato il presidente dell’Associazione Amici di Capracotta APS, Francesco Di Rienzo, che nel suo saluto ai presenti ha sottolineato come quello delle morti sul lavoro rappresenti «uno dei temi più scottanti e sensibili della società contemporanea». Richiamando i dati pubblicati dal giornalista Pietro Santonastaso, ideatore del progetto social Morti di Lavoro, Di Rienzo ha ricordato che, al 23 luglio di quest’anno, le vittime del lavoro in Italia hanno già raggiunto il drammatico numero di 683: di queste, 562 sono morte in occasione di lavoro e 121 “in itinere”, cioè durante gli spostamenti tra casa e lavoro o tra diverse sedi lavorative. Numeri che corrispondono a una media di 3,3 morti al giorno e che testimoniano l’urgenza di rafforzare la cultura della prevenzione e della sicurezza.
A dialogare con l’autore è stato Luigi Carbone, giornalista della sede Rai della Campania, che ha illustrato con competenza e sensibilità i temi centrali dell’opera, offrendo al pubblico numerosi spunti di riflessione. Nel corso dell’incontro è intervenuto il sindaco di Capracotta, Candido Paglione, che ha evidenziato il forte valore civile dell’iniziativa.
«Abbiamo avuto il privilegio di presentare Corpi al Macello, l’ultimo libro di Giovanni Mancinone: un’opera intensa e necessaria che racconta le storie di uomini e donne del nostro Molise che hanno perso la vita sul lavoro- ha dichiarato il primo cittadino-. È stata una conversazione profonda, a tratti commovente, che ci ha portato a riflettere sul valore del lavoro, della dignità e della sicurezza. L’emozione è stata particolarmente forte quando abbiamo ricordato i minatori morti a Marcinelle, a settant’anni dalla tragedia, Francesco Paolo Longo di Agnone, che perse la vita durante la costruzione del Ponte Sente, e tanti altri lavoratori molisani».
Nel suo intervento, Paglione ha voluto ricordare anche Marcinelle e Monongah, due luoghi simbolo dell’emigrazione e del sacrificio dei corregionali molisani, che ha avuto modo di visitare personalmente, richiamando inoltre alla memoria i lavoratori capracottesi che hanno perso la vita nello svolgimento della loro attività: «La loro memoria ci richiama ogni giorno al dovere di costruire un Paese più giusto e più sicuro».
Nel corso della presentazione, Giovanni Mancinone ha ribadito con forza come le morti sul lavoro rappresentino «un’autentica vergogna nazionale e un tradimento intollerabile dei principi fondamentali della nostra Costituzione», invitando istituzioni, imprese e cittadini a non considerare queste tragedie come inevitabili fatalità.
In chiusura, il sindaco Paglione ha rivolto un sentito ringraziamento a Luigi Carbone per la qualità del confronto e a Francesco Di Rienzo per l’impegno profuso nell’organizzazione dell’iniziativa insieme al Comune di Capracotta.
Il messaggio conclusivo condiviso da tutti i relatori è stato chiaro e unanime: la memoria delle vittime non può esaurirsi nella commemorazione, ma deve tradursi in un impegno concreto fatto di maggiore formazione, prevenzione e attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Perché nessuno dovrebbe perdere la vita semplicemente svolgendo il proprio lavoro.







