Panorama notturno di Capracotta. Foto: Vittorio Conti (2014)
So bene che rischio di apparire ripetitivo e noioso ma è pur vero che mai come negli ultimi anni mi sono appassionato ai fenomeni astronomici; a riprova del fatto che, sebbene li abbia scoperti molto tardi, continua a crescere il mio interesse per loro: specie in agosto e particolarmente trovandomi a Capracotta, di cui è proverbiale la limpidezza del cielo e minimo l’inquinamento luminoso. Così, ricordando che tra le manifestazioni estive del nostro paese non ne manca mai qualcuna dedicato alla volta celeste, sto facendo di tutto per non perdere nessuno degli eventi previsti; cogliendo anzi l’occasione, è stato bellissimo rileggere e meditare sul “Canto notturno di un pastore errante nell’Asia” e sulle famose parole di Giacomo Leopardi “…per mirare in cielo arder le stelle”:
- 2 Agosto: Perielio Cometa 10P/Tempel 2
- 2 Agosto (Alba): Parata dei 6 Pianeti
- 3) 12 Agosto (Tramonto): Grande Eclissi Solare
- 4) 12-13 Agosto: Picco Perseidi (Stelle cadenti
- 5) 28 Agosto (Alba): Eclissi Parziale di Luna
- 6) 28 Agosto (Sera): Luna Piena (dello Storione).
Peccato davvero non poter sfruttare al meglio queste occasioni dovendomi accontentare di ciò che è possibile osservare a occhio nudo; ma è già molto, per me, avvicinarmi al significato elementare di tali fenomeni che cercherò di commentare brevemente; perciò, iniziando dal primo che si è già verificato a inizio mese, si tratta del passaggio della cometa 10 P/Tempel (scoperta il 4 luglio 1873 da Ernst Tempel a Milano), che ha raggiunto il suo punto di maggiore vicinanza alla terra il 2 agosto u.s.
Seguirà, il 12 agosto, la cosiddetta parata dei sei pianeti in cui Venere, Mercurio, Saturno, Nettuno, Urano e Giove appariranno contemporaneamente nello stesso spicchio di sfera celeste; non si tratta, naturalmente, di un vero e proprio allineamento geometrico, ma di una disposizione virtuale. Vale inoltre la pena ricordare che l’eclissi totale di Sole, prevista anch’essa il 12 agosto con la Luna al perigeo, dipende dalla dimensione apparente del nostro satellite, divenuta pressoché uguale a quella del disco solare che può esserne interamente oscurato; successivamente, durante il cosiddetto “plenilunio dello Storione”, il 28 agosto, ci sarà anche un’eclissi di luna in circa il 96% della sua superficie: maggiormente visibile nel Nord Ovest dell’Italia e in Sardegna.
Ora, pur non avendo un minimo di preparazione specifica, cercherò un po’ di approfondire il fenomeno delle “stelle cadenti”, uno degli spettacoli più suggestivi per gli “osservatori del cielo” altrimenti definiti “skywatcher”, come sono un po’ diventato anch’io; esse come è noto, tradizionalmente conosciute in Italia come “Lacrime di San Lorenzo” sono parimenti collegate alla famosa notte del 10 agosto, ma sono tantissime le leggende che nei secoli hanno cercato di spiegarle.
Nell’antica Grecia, per esempio, esse erano legate al mito di Fetonte, il figlio della ninfa marina Climene e di Helios, il dio che ogni giorno trasportava il sole su un carro trainato da cavalli alati; in ogni caso è scontato che il mio sforzo di approfondimento escluda gli aspetti strettamente astronomici dell’evento e si rivolga soprattutto a quelli storico-mitologici. È facile immaginare, del resto, quante e quali suggestioni siano state evocate per migliaia di anni prima che fosse disponibile anche la più elementare spiegazione scientifica; per le “stelle cadenti”, ad esempio, bisogna arrivare a Giovanni Virgilio Schiapparelli, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, che solo intorno al 1860 le attribuì ai cosiddetti “sciami meteorici”.
Essi si rendono visibili quando la Terra, nel suo movimento intorno al sole, attraversa l’orbita di una cometa con la sua scia di detriti rocciosi e di ghiaccio, detti meteoridi; sono questi ultimi infatti che, bruciando per l’attrito dovuto all’atmosfera, ci appaiono sotto forma di tracce luminose ed è intuitiva la ragione per cui tali sciami si verificano più o meno nella stessa data ogni anno. Dipende dal fatto che la terra attraversa la stessa zona nello stesso periodo, incrociando la coda della cometa Swift-Tuttle e, a tale proposito mi sono sempre chiesto se la caduta di un meteoride avesse mai provocato danni di qualche tipo: ho appreso così che nel 1993 uno di essi ha distrutto un satellite artificiale per telecomunicazioni.
Mi sono infine divertito a migliorare le mie conoscenze sulla costellazione di Perseo che prende nome dall’omonimo eroe greco, figlio di Zeus e di Danae, che uccise il mostro Medusa; da qui anche il nome di Perseidi, non ideato da una persona, ma derivante da una regola astronomica secondo cui le meteore, tutte provenienti da un punto del cielo chiamato radiante, assumono il nome della costellazione di origine.
Come temevo tuttavia, non sono riuscito a recepirne tutte le caratteristiche e perciò mi limito a riportare che si tratta di una costellazione medio-grande, composta da 136 stelle visibili a occhio nudo, molte delle quali riunite in gruppi di tre; impossibile, naturalmente, anche solo elencare i nomi degli astri più importanti, motivo per cui faccio una sola eccezione per il più luminoso di essi chiamato “Mirphak (α Persei)”; si tratta di una stella supergigante, di magnitudo 1,79, che dista circa 590 anni luce dalla terra, è circa 5.000 volte più luminosa del sole e ha un diametro 62 volte maggiore.
Ma sarebbe davvero presuntuoso che cercassi di proseguire e quindi mi avvio alla conclusione: non prima di aver ricordato almeno un’altra tra le tante opere letterarie dedicate a questo meraviglioso tema; e quale potrebbe essere la più adatta se non la poesia “X agosto” di Giovanni Pascoli?
È infatti molto verosimile che abbiano contribuito le commosse parole del poeta, suggerite dal grave lutto per la tragica perdita di suo padre, ad accreditare le stelle cadenti di agosto come “le lacrime di San Lorenzo”:
“San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla…
..E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo innondi…”
Aldo Trotta

