“Materia Grigia”, a Capracotta gli spazi e la luce negli scatti di Pasquale Comegna

È l’architettura la protagonista di “Materia Grigia”, la nuova mostra fotografica di Pasquale Comegna, fotografo capracottese, allestita negli spazi del secondo piano del Comune di Capracotta. Un percorso composto da quindici immagini che accompagna il visitatore attraverso città e paesaggi italiani e internazionali, mettendo al centro non soltanto gli edifici, ma soprattutto il modo in cui la luce ne trasforma forme, volumi e prospettive.

Napoli, Roma, Orvieto, la Toscana, la Costa dei Trabocchi, Valencia e New York sono alcune delle tappe di un itinerario nel quale Comegna osserva l’architettura ricercando geometrie, simmetrie, contrasti e punti di fuga. Le costruzioni diventano così una vera e propria “materia” fotografica: cemento, vetro, pietra e acciaio acquistano una nuova identità attraverso le ombre, i riflessi e i tagli di luce.

Dietro ogni fotografia c’è infatti un attento lavoro di osservazione che precede lo scatto. Le opere sono il risultato di uno studio dell’evoluzione della luce nel corso della giornata, alla ricerca del momento capace di mettere maggiormente in evidenza il carattere di un edificio o di uno spazio urbano. Non si tratta, dunque, soltanto di documentare un luogo, ma di interpretarlo attraverso la fotografia, facendo emergere particolari, prospettive e relazioni che uno sguardo distratto potrebbe non cogliere.

Il percorso espositivo riunisce architetture profondamente diverse tra loro. Si passa dalla monumentalità della metropolitana di Napoli e della Grande Moschea di Roma alle rigorose geometrie dell’Eur, fino al Gasometro, al quartiere San Lorenzo e all’Ara Pacis. In queste immagini ombre, riflessi, simmetrie e linee prospettiche diventano elementi essenziali della composizione. Il viaggio prosegue con il Duomo di Orvieto, le architetture contemporanee di Valencia e i grattacieli di New York, dove le superfici di vetro e i riflessi modificano la percezione degli edifici e mettono in relazione forme ed epoche differenti. Completano il racconto la Costa dei Trabocchi e il paesaggio della Toscana, dove l’intervento dell’uomo e la natura entrano in dialogo.

A tenere insieme luoghi tanto differenti è soprattutto il rapporto tra luce, architettura e presenza umana. Comegna non considera infatti l’edificio come un semplice oggetto estetico, isolato dal contesto, ma cerca di restituire attraverso l’immagine quella che è la funzione fondamentale dell’architettura: essere uno spazio costruito dall’uomo e destinato all’uomo. È per questo che in molti scatti compaiono persone, spesso piccole figure inserite all’interno di scenari monumentali. La loro presenza dà la misura degli spazi e, allo stesso tempo, ne rivela la funzione. Anche quando l’uomo non compare direttamente, restano comunque i segni della sua presenza: strade, binari, finestre, infrastrutture e luoghi della vita quotidiana.

La mostra diventa così un’indagine sul modo in cui l’uomo costruisce, modifica e abita lo spazio. L’architettura non è semplicemente lo sfondo sul quale si svolge la vita, ma un elemento con il quale le persone instaurano continuamente una relazione. La luce permette a Comegna di rendere visibile proprio questa relazione, modificando nel corso delle ore la percezione delle superfici, accentuando una geometria, facendo emergere un volume o trasformando un’ombra in un elemento della composizione.

L’esposizione di Capracotta rappresenta una nuova tappa per “Materia Grigia”, già presentata nel Comune di Rocca San Giovanni, in provincia di Chieti, località che ospita ogni anno esposizioni e iniziative artistiche di rilievo nazionale.

Con l’allestimento negli spazi comunali, la mostra arriva ora nel paese del fotografo e invita il pubblico a compiere un viaggio tra luoghi lontani e realtà molto diverse, uniti però dallo stesso sguardo. Nelle fotografie di Pasquale Comegna l’architettura smette così di essere semplice sfondo e diventa soggetto del racconto: una materia apparentemente immobile che luce, ombre, prospettive e presenza dell’uomo trasformano continuamente, offrendo ogni volta un modo diverso di osservare e interpretare lo spazio che ci circonda.