La statua della Madonna “portata” dai sindaci di Capracotta
Si sono spente le luci sulla Festa della Madonna di Loreto e Capracotta sta tornando lentamente alla quotidianità dopo giornate intense, segnate dalla fede, dalla partecipazione e dal ritorno in paese di tanti capracottesi che vivono lontano. A tracciare il bilancio delle celebrazioni è il sindaco Candido Paglione, che affida a un messaggio carico di gratitudine e di emozione il saluto conclusivo alla comunità. «Mentre le luci si spengono e le nostre strade lentamente tornano alla quotidianità, sento soprattutto il bisogno di dire grazie», afferma il primo cittadino.
Un ringraziamento che Paglione rivolge innanzitutto a quanti hanno lavorato per rendere possibile la manifestazione: il Comitato Festa, i dipendenti comunali, i volontari, le associazioni, le Forze dell’Ordine, gli operatori della sicurezza, i sacerdoti, i cavalieri e tutte le persone che, con il proprio impegno, hanno contribuito alla riuscita delle celebrazioni. Ma nelle parole del sindaco c’è soprattutto Capracotta, intesa non soltanto come luogo, ma come comunità capace di ritrovarsi attorno alle proprie tradizioni e alle proprie radici.
Un pensiero particolare va ai tanti capracottesi tornati da lontano proprio in occasione della Festa della Madonna di Loreto. Giorni che hanno consentito di riabbracciare famiglie e amici e di riscoprire un legame con il paese che la distanza non riesce a cancellare. «Grazie ai tanti che sono tornati da lontano – sottolinea Paglione –. A chi ha riabbracciato la propria terra, la propria famiglia, i propri amici. A chi domani ripartirà, portando con sé un pezzo di queste giornate e quella nostalgia che solo chi ama profondamente le proprie radici può conoscere».
Poi il passaggio forse più significativo, dedicato a coloro che a Capracotta rimangono per tutto l’anno e che rappresentano il presidio quotidiano di una comunità delle aree interne. «Grazie, soprattutto, a chi resta. A chi vive qui tutto l’anno, a chi lavora, a chi apre ogni mattina la propria attività, a chi si prende cura degli altri, a chi tiene aperte le case, le strade, la comunità. A chi, spesso lontano dai riflettori, ha la responsabilità quotidiana di custodire Capracotta».
È proprio nell’incontro tra chi resta e chi ritorna che, secondo il sindaco, emerge il significato più autentico della festa. Un appuntamento religioso e popolare che diventa occasione per rinsaldare un sentimento di appartenenza che attraversa le generazioni e supera le distanze. «In questi giorni abbiamo visto ancora una volta che Capracotta non è soltanto un luogo. È una comunità, una famiglia, una storia che continua», evidenzia Paglione. La Madonna di Loreto, aggiunge il primo cittadino, ha riunito ancora una volta «chi è tornato, chi ripartirà e chi resta». Ed è proprio questa unione a racchiudere il senso più profondo delle celebrazioni: la consapevolezza che, indipendentemente dalle strade intraprese nella vita, il legame con la propria terra continua a essere parte dell’identità di ciascuno. «Ovunque la vita ci porti, apparteniamo sempre a questa terra», ricorda il sindaco.
Infine, il messaggio guarda al futuro. Paglione parla non soltanto nella veste istituzionale di primo cittadino, ma anche da capracottese: «Sono orgoglioso ed emozionato per quello che abbiamo vissuto. Custodiamo ciò che abbiamo ricevuto. E continuiamo, insieme, a seminare speranza. Grazie Capracotta. Grazie a tutti voi. Viva la Madonna di Loreto. Viva Capracotta».

