Létta Marabèlla a Sferrucciә: ciәngiónә dә maritә!

Una carbonaia e Antonietta Battista (Létta Marabèlla)

Sebastiano Carnevale fu soprannominato Sferrucciә, perché era un poco più basso della media dei suoi coetanei; sposò Antonietta Battista della Létta Marabèlla (Létta diminutivo di Antonietta e Marabélla derivante da Maria bella). Antonietta era molto più alta e robusta del marito.

Sferrucciә si fidanzò ufficialmente con una ragazza, della quale non ci è pervenuto il nome, appartenente alla famiglia che aveva per soprannome Annamóscia (Anna moscia).

Per vicende ignote la ragazza ad un certo momento ruppe il fidanzamento e Sebastiano non fu molto contento; ricevette, come cita un altro motto, la rapanica (la Carlina acaulis, cardo spinoso comune nei pascoli capracottesi), cioè un eclatante rifiuto; un tal regalo, abbinato ad un rifiuto, faceva e fa sempre male.

A quell’epoca il mezzo più efficace per far arrivare un messaggio era la serenata davanti alla casa della ragazza interessata e ve ne erano di tre tipi: quella per amicizia, che comportava il canto di una sola canzone, quella per dispetto con due canzoni, quella per amore con tre canzoni.

Sebastiano decise che era il caso di portare una serenata cantando due canzoni e il ricordo di qualche verso di una delle due canzoni è ancora vivo:

Tu non sei donna di portar l’anello al dito

e né il ventaglio in mano

l’arte tua è di andare al bosco

con la fune in cinta e l’accettella in mano

tu hai cambiato l’or con il falso stagno

e dormir accanto a Ciano tu non sei degna.

Successivamente Sebastiano sposò Létta Marabèlla (Antonietta Battista). Il motto che li riguarda e che ha lasciato traccia ci riporta ad un tempo in cui non solo i mariti ma anche le mogli si recavano, nel periodo invernale, nei boschi pugliesi per produrre carbone.

Nell’encomiabile lavoro di Cinzәttónә La Scialpa (Vincenzo Di Lorenzo) che ha ricercato e pubblicato in un unico testo tutti coloro che in un modo o nell’altro erano collegati alla produzione di carbone, è inserito anche Sferrucciә con i figli Raffaele, Filippo, Ercole e Gennaro.

Orbene una sera Cianә e Lètta (Sebastiano e Letta) si recarono a controllare l’andamento di una carbonaia; salirono entrambi con la scala a pioli sul colmo dә rә cuatuózzә ma già prima di salire stavano discutendo e avevano idee diverse su qualcosa che ignoro; Lètta nell’apostrofare il marito con ciәngiónә dә maritә! (marito buono a nulla!) dette una spintarella a Cianә (Sebastiano in dialetto capracottese) che rotolò lungo la carbonaia; rialzatosi, si scrollò di dosso la nera terra e di rimando pә la madòsca e… arcòrdatә ca l’ommәnә è sembә l’ommәnә! (per la madosca e…ricordati che l’uomo è sempre l’uomo!).

Sferrucciә, nato nel 1891, prestò servizio militare dal 1912 e fu congedato nel 1914; dopo la disfatta di Caporetto fu richiamato alle armi.

Un carabiniere consegnò la cartolina precetto a Lètta e l’avvenimento diventò una poesia:

Il generale Cadorna scrisse a Marabbèlla

di mandare Sferruccio a fare la sentinella

Marabbèlla rispose Sferruccio non ci sta

È andato alla Molinella a fare la carbonella!

Ma nonostante la temporanea assenza Sferrucciә partecipò alla prima guerra mondiale come riportato nel Libro delle Memorie al retro della pagina 240, rigo 10.

Elisa Carnevale, Domenico Di Nucci, Sebastiano Di Rienzo

 

Fonte: D. Di Nucci, E mó vè maiiә auannә! Pillole di saggezza popolare capracottese, Amici di Capracotta, PressUp, Nepi (Vt), 2020