L’irresistibile richiamo dell’Otto Settembre a Capracotta

In questo periodo così difficile, ho cercato di mantenere il proposito di non lasciarmi travolgere dalla nostalgia, tanto più deprimente in una stagione così avanzata della mia vita; in questo spirito, riflettevo alla prossima ricorrenza triennale della festività dell’Otto Settembre, così cara per tutti e di cui era stata sospesa la celebrazione a motivo della pandemia. Ero davvero orgoglioso di non essere mai mancato, fin da piccolo, a questo straordinario appuntamento sebbene io sia vissuto a Capracotta solo fino all’età di 16 anni: ho sempre atteso infatti, con impazienza il ritorno della festività, assimilata come importanza al Capodanno e giustamente considerata una bussola di riferimento per tanti concittadini.

Tutto, del resto, dalle piccole alle grandi cose, ruotava incredibilmente intorno a tale ricorrenza e mi dispiace nell’animo il fatto che questa volta la mia presenza non potrà che essere virtuale; ci riflettevo ricordando un articolo del caro amico sacerdote don Antonio Di Lorenzo pubblicato anni fa sul periodico “Voria” e intitolato “Settembre: Andiamo…alla Madonna”: è proprio quello che non sarò in grado di fare per diverse, imprescindibili ragioni sulle quali preferisco sorvolare. Quest’anno, finalmente, riesploderà l’entusiasmo dei capracottesi che, con gioia ancor più grande, ripeteranno “esce la Madonna!” ed io non potrò attendere il passaggio della sua venerata effigie; eppure, pensavo, da tempo immemorabile tanti concittadini emigrati lontano hanno sempre fatto di tutto per tornare in paese, nonostante le difficoltà e i sacrifici.

Come ricorda don Antonio,

“Nessuno rinuncerebbe a questa singolare pausa di ristoro fisico e spirituale, meta e traguardo del peregrinare della vita… Il nostro è un paese dell’anima perché ha sempre messo al centro la Madonna, la Madre di Dio e madre nostra”.

La festa dell’Otto Settembre è stata introdotta in Occidente da papa Sergio I seguendo la tradizione orientale e la Natività della Vergine è strettamente legata alla venuta del Messia, come promessa, preparazione e frutto della salvezza; aurora che precede il sole di giustizia, Maria preannunzia a tutto il mondo la venuta del Salvatore. Va inoltre sottolineata la quasi unicità della celebrazione di una nascita terrena, della “venuta al mondo” e non della “nascita al cielo”, cioè della morte; la Chiesa, infatti, riserva questo singolare privilegio alla Beata Vergine e, unico fra i Santi, a Giovanni Battista. Sarebbe ora quanto mai impegnativo, soprattutto per me, approfondire il significato teologico della natività di Maria nel senso che dall’eternità il Padre aveva pensato a una creatura umana che sarebbe diventata la madre del Figlio suo.

A darci almeno un’idea di questo sovrumano mistero ci soccorrono le parole che Dante Alighieri mette in bocca a San Bernardo nel 33° canto del Paradiso:

“Vergine madre, figlia del tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio”. 

Quella dell’Otto settembre è una delle più antiche feste mariane e si pensa che la sua origine sia collegata alla dedicazione, nel IV secolo, di una chiesa a Gerusalemme, nei pressi della “Porta dei Leoni”: si tratta della basilica di sant’Anna, nel luogo dove la tradizione vuole che ci fosse la casa dei genitori di Maria, Gioacchino e Anna.

Tra le numerose opere d’arte che celebrano questo momento così importante c’è anche uno dei monumenti più conosciuti al mondo: il Duomo di Milano, interamente dedicato alla figura di Maria, a partire dall’imponente facciata su cui un’iscrizione centrale ricorda la dedicazione in latino “A Maria nascente”; all’interno la sua lunghezza misura157 metri, la superficie è di 11.700 metri quadrati fino ad arrivare, naturalmente, alla guglia maggiore (108,5 metri di altezza) su cui campeggia la statua dorata della Madonnina (alta 4,16 metri).

Tra le diverse opere pittoriche, ho trovato quanto mai suggestiva quella di Guido Reni che, da profano, potrebbe aver vagamente ispirato anche il compianto artista Leo Paglione, autore di un magnifico dipinto nel nostro Santuario di Capracotta; e non è certo casuale che quel quadro più famoso si trovi all’ingresso del Quirinale a Roma che, come tutti sanno, è stato per tanti anni il palazzo apostolico. Sono comunque davvero tante le tele di celebri pittori dedicate alla Natività di Maria: ad esempio Pietro Lorenzetti, Andrea Del Sarto, il Perugino e diversi altri.

Il dipinto de “La nascita della Vergine” di Guido Reni

Molto suggestivi, anche se poco attendibili dal punto di vista storico, i racconti che riguardano i genitori della Vergine e il loro grande privilegio di averla generata; la tradizione li ha poi, giustamente considerati nonni di Gesù, affidando al loro celeste patrocinio tutti i bambini del mondo.

Tornando ora alla nostra celebrazione, il mio pensiero corre inevitabilmente ai nonni di Capracotta che, sui loro cavalli bardati a festa, si inchinano alla Vergine nella processione del 7 e del 9 Settembre: spesso accompagnati da qualcuno dei nipoti che cercano di associare alla sacralità del loro gesto, solo in apparenza così formale.

A tale proposito, è stata celebrata proprio in questo periodo la terza “Giornata mondiale dei nonni e degli anziani”, voluta e promossa da Papa Francesco e del suo insegnamento mi hanno colpito queste parole:

Serve una nuova alleanza tra giovani e anziani perché la linfa di chi ha alle spalle una lunga esperienza di vita irrori i germogli di chi sta crescendo”.

È stata sempre grande la mia sorpresa, specie negli anni più recenti, per la lunghissima fila di persone di ogni età ed estrazione sociale che segue la processione del giorno 8 Settembre: davvero incredibile considerando che il numero dei residenti in paese è andato, purtroppo, progressivamente riducendosi; così, con un volo di fantasia, ho cercato di immaginare l’immensa teoria di concittadini che, da tempo immemorabile, hanno reso testimonianza di Fede celebrando in semplicità la Nascita della Vergine Maria: un corteo che, non sembri irriverente né presuntuoso, mi ha ricondotto idealmente a quelli descritti da Dante Alighieri nella Divina Commedia.

Di nuovo affidandomi, così, alle parole immortali del poeta, spero e prego che esse siano fonte di consolazione per tutti i capracottesi, specie quelli ancor più a disagio di me:

“Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo, nell’eterna pace,
così è germinato questo fiore”
.

Sono certo, infine, che nessuno me ne vorrà se, quasi smentendo la premessa iniziale, concludo con un versetto del nostro antico Inno alla Vergine; esprime tutto il mio dispiacere di non poter assecondare il “richiamo irresistibile dell’Otto Settembre”:

“…e a Te corre, da lontano, il nostalgico pensier!”.

Aldo Trotta