La passione di Gesù tra scienza e religione

Come ho confidato più volte, per gravi ragioni di malattia in ambito familiare, sono stato obbligato a concludere la mia attività professionale di medico ospedaliero prima di quanto avessi sperato: e, comprensibilmente, non senza conseguenze per me dal punto di vista psicologico; ciò non toglie, tuttavia, che vi sia stato qualche inatteso beneficio per la maggiore disponibilità di tempo libero, dedicato spesso all’approfondimento di tematiche culturali e religiose o alla semplice riflessione. E’stato peraltro inevitabile che, pur cercando di selezionarli, mi trovassi spesso a seguire programmi televisivi con tante cronache di guerra, purtroppo presente in territori anche molto vicini; e alcuni giorni fa’ mi ha colpito un servizio dedicato, tra l’altro, alla chiusura della  Chiesa del santo Sepolcro a Gerusalemme e, più in generale, alla gravissima situazione umanitaria della “terra santa”. Così, nell’imminenza della Pasqua e per associazione di idee, pensavo ai racconti evangelici che nella loro essenzialità, descrivono anche il drammatico quadro clinico di un condannato a morte e poi di un crocefisso come Gesù; successivamente, partecipando in Chiesa al sacro rito della Via Crucis, della prima stazione mi ha particolarmente colpito questa espressione:

…(Gesù) pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra”. (Lc. 22: 42).

Essa mi ha fatto tornare in mente un modo di dire di mia nonna Guglielma che, in occasione di un lavoro o di un impegno particolarmente gravoso, era solita esclamare: “Mi è costato…sudore di sangue!”; ma non sarei sincero se dicessi di averne approfondito il significato. In relazione, infatti, alla Passione di Gesù, avevo sempre considerato questo sintomo come soprannaturale, talora assimilandolo alle cosiddette “stimmate”.   Solo adesso invece, ne ho compreso la reale natura perché in effetti si tratta di un preciso quadro clinico denominato “ematidrosi”: una parola composta di origine greca che deriva da αἷμα (aima) che vuol dire sangue e ἵδρωσις (hídrosis) che significa “”sudore”. Dal punto di vista scientifico viene così definito:

una rara condizione legata alla vasocostrizione e poi alla rottura dei capillari delle ghiandole sudoripare da cui stravasa del sangue misto a sudore e che avviene in condizione di estremo disagio o di grave stress”.

Di tale patologia, riscontrata anche in età pediatrica, esiste un’ampia documentazione nella letteratura medica internazionale ma  per Gesù non vanno dimenticate, in tutta la loro importanza, la flagellazione, la coronazione di spine e diverse altre componenti: non ultimo il faticoso viaggio verso il Calvario, carico della Croce: tutte torture cui veniva sottoposta una persona già gravemente provata e sofferente. Sorprende comunque che la sua morte, secondo il Vangelo, non sia stata lenta ma rapida e preceduta dal famoso grido: Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” (Elì, Elì, lemà sabactàni?”) (Mt. 27:46 e Mc.15:34); così, utilizzando diversi articoli della letteratura su questo argomento, ho colto  l’occasione della santa Pasqua per rileggere qualcuna tra le più attendibili ricostruzioni scientifiche della Passione e dell’agonia di Gesù; innanzitutto quelle che ne forniscono una spiegazione cardiologica e, in modo particolare, quelle che ipotizzano una diffusa vasocostrizione coronarica iniziale. Questo quadro, generalmente definito “angina variante” (o sindrome di Prinzmetal) è caratterizzata da contrazione improvvisa e severa della muscolatura liscia delle arterie coronarie che provoca riduzione drastica del flusso sanguigno al miocardio, provocando ischemia fino all’infarto e allo shock cardiogenico. Estendendo poi la mia piccola indagine, mi è parso molto convincente il  pensiero del dottor Luciano Capriotti, riassunto il 24 marzo u.s. dalla giornalista Susanna Faviani;  la relativa rapidità della morte di Gesù sulla Croce, verrebbe attribuita non solo all’insorgenza di un infarto cardiaco a tutto spessore, ma anche alla sua più grave complicanza: una rottura del cuore con versamento emorragico nel sacco pericardico (emopericardio) e tamponamento cardiaco. E tutto ciò fornisce una spiegazione scientifica anche alle parole di Giovanni che, ai versetti 19,33-34, scrive:

Giunti (i soldati) a Gesù, si accorsero che era già morto, e non gli spezzarono le gambe, ma uno di loro gli perforò il costato con una lancia, e subito ne uscì sangue e acqua”.

Ciò vuol semplicemente dire che appena dopo la morte i globuli rossi erano sedimentati nella parte inferiore del sacco pericardico mentre la componente liquida del plasma era rimasta in alto; così il foro della lancia aveva lasciato fuoruscire sangue e poi…acqua: che, come è noto, sono stati interpretati dalla Chiesa come simbolo dell’Eucarestia il primo e del Battesimo la seconda”.

Mi sarebbe ancora piaciuto estendere il discorso ad un’altra, non meno importante concausa della morte di Gesù e mi riferisco alla cosiddetta “asfissia posizionale” per cui il peso stesso del corpo, appeso per le braccia, rende impossibile la respirazione; ma occorerebbe un volume intero e, per di più, un linguaggio altamente specialistico. In questo momento, senza neppure sfiorare il mistero della Risurrezione dal punto di vista teologico, mi basterebbe riconoscere che è un po’ migliorata la mia comprensione della semplice umanità di Gesù; e mi permetto di aggiungere una bellissima frase di Albert Einstein che non posso certo non condividere:

La Scienza senza la Religione è zoppa,

mentre la Religione senza la Scienza è cieca”.

Infine, ma è superfluo che lo ripeta, nei giorni precedenti la santa Pasqua il mio pensiero corre a Capracotta; ove mi ritrovo idealmente e con grande commozione tra i ragazzi che, percorrendo le strade del paese, annunciano lo svolgimento delle funzioni religiose. Hanno in mano i nostri tradizionali strumenti che prendono il nome, per esempio,  di “cuccerelle” o di “raganelle” mentre le campane restano silenziose in segno di lutto per la morte di Gesù: ma che sono pronte a farci rivivere, ancora una volta con immensa gioia, il miracolo della Risurrezione.

Carissimi, fraterni auguri di buona Pasqua a tutti gli “Amici di Capracotta”.

Aldo Trotta