Una cartolina, un albergo e una storia che arriva fino a Terni

Una strada, un gruppo di ragazzi in posa, un albergo sullo sfondo. E sul retro poche righe, una data e un nome che aprono una storia inaspettata.

Siamo a Capracotta, sul Corso Sant’Antonio, all’incrocio con via Santa Maria di Loreto. A dominare la fotografia è l’Albergo Pensione Vittoria, una delle strutture che hanno accompagnato la storia turistica del paese. Davanti all’ingresso alcuni ragazzi si fermano a guardare l’obiettivo: volti anonimi che, quasi un secolo dopo, rendono questa immagine ancora straordinariamente viva.

La cartolina venne spedita da Capracotta il 26 agosto 1940, ma la fotografia era già più antica: conosciamo infatti un altro esemplare con la stessa immagine, spedito nel 1929 e oggi conservato nell’archivio di Paolo Trotta. Lo scatto risale dunque almeno alla fine degli anni Venti, se non a qualche anno prima.

Ma è girando la cartolina che la storia prende una direzione inattesa.

Quel 26 agosto 1940 un certo Riccardo, inviò da Capracotta il suo saluto alla marchesa Maria Nembrini, presso la villa di Collerolletta, a Borgo Rivo, Terni.

La destinataria non era una figura qualunque. Maria Nembrini apparteneva a una famiglia di rilievo del territorio ternano e possedeva un vasto patrimonio fondiario, comprendente il bosco di Collerolletta e le terre circostanti. Non avendo eredi, avrebbe lasciato i suoi possedimenti alla Chiesa. Il suo nome è legato anche all’asilo parrocchiale di Borgo Rivo, fondato nel 1942, appena due anni dopo il viaggio della nostra cartolina, e destinato a diventare per oltre ottant’anni un punto di riferimento per generazioni di famiglie.

E poi c’è il Vittoria. L’albergo era attivo già nel 1907 e disponeva persino di carta intestata e relative buste per la corrispondenza degli ospiti. Agli inizi degli anni Venti era dotato di termosifoni e affiliato al Touring Club. Nel 1935 lo ritroviamo pubblicizzato sulla rivista Luci Molisane, con Oreste Janiro indicato come proprietario.

Una semplice cartolina diventa così un piccolo documento della Capracotta turistica del primo Novecento e, contemporaneamente, costruisce un imprevedibile ponte tra il nostro paese e Terni.

Ma a catturare lo sguardo, alla fine, sono sempre loro: quei ragazzi davanti al Vittoria.

Non potevano sapere che quell’istante sarebbe stato stampato su tante cartoline, avrebbe viaggiato di mano in mano e sarebbe arrivato fino a noi.

Volti di una Capracotta che non c’è più, ma che una vecchia cartolina, dopo quasi un secolo, continua a farci incontrare.

Francesco Di Rienzo