Erano davvero tanti anni che non trascorrevo a Capracotta la festività di Sant’Anna e, come in altre ricorrenze un po’ dimenticate, sono riemersi molti ricordi che mi hanno ricondotto alla devozione popolare per colei che viene considerata la mamma della Madonna e quindi, la nonna di Gesù; così, ancora una volta è stato bello rivedere lo splendido dipinto del compianto maestro Leo Paglione, realizzato nel nostro piccolo santuario della Vergine: che vi è rappresentata nel momento della sua nascita, tra le braccia di sant’Anna, l’otto di settembre e cioè il giorno che alcune comunità cattoliche orientali e dell’Italia settentrionale considerano assimilabile al Capodanno della salvezza per l’umanità.
Mi sono così tornati in mente altri famosi dipinti come quello di Leonardo Da Vinci esposto al Louvre di Parigi e intitolato: “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino”; oppure il particolare di una pala d’Altare che si trova nella Chiesa di San Martino, a Bingen, in Germania. Quest’ultimo raffigura sant’Anna seduta con la Madonna sulle ginocchia che, a sua volta, tiene in braccio Gesu’ Bambino; ma sarei davvero presuntuoso se cercassi di affrontare il tema, tuttora dibattuto, della figura di Sant’Anna.
Non si potrebbe, oltre tutto, prescindere da un excursus storico che prenda in considerazione le altre donne con lo stesso nome di cui si racconta nel vecchio Testamento: a cominciare da quella che, in età avanzata come sant’Anna, divenne madre del profeta Samuele.
Molto più modestamente, perciò, cercherò di analizzare il nome stesso di “Anna”, una parola antichissima e a me particolarmente cara perché mia moglie, che ho avuto accanto per 52 anni, si chiamava appunto così; da fonti giornalistiche ho appreso che:
“Il nome Anna, spesso utilizzato anche in combinazione con altri nomi, è uno dei più diffusi in Italia, amato per la sua semplicità e per la sua eleganza senza tempo. Secondo le statistiche più recenti, sono nate più di 75.000 bambine con questo nome nel nostro paese negli ultimi 25 anni. Anna ha registrato una diffusione più o meno costante, con una leggera flessione dal 2017. Si è passati dalle 3.540 nate nel 1999, pari all’1,41%, alle 2.284, pari all’1,20%. Nonostante la sua antica origine, Anna non ha mai perso il suo fascino, resistendo alle mode del momento e mantenendo una costante presenza nelle classifiche dei nomi più scelti, risultando tra i primi 20 nomi più diffusi tra le bambine nel 2022”.
In altri documenti ho letto pure che:
“il nome è associato a donne molto forti e determinate, pronte a lottare per raggiungere i propri obiettivi; Anna però non lascia che la sua dolcezza venga sopraffatta dal suo animo battagliero; ecco perché si presenta come una donna dolce, materna e premurosa”.
In greco antico la parola, che corrisponde al concetto di “grazia” e cioè “χάρις” (cháris), ha un’ampia gamma di significati, che includono bellezza, gentilezza, amabilità e gratitudine: tutte doti di cui ho ampiamente beneficiato scegliendo Anna come mia sposa; mi torna anzi in mente, con molta commozione che ogni tanto, quando la nostra storia d’amore era agli albori, mi divertivo a spedirle delle cartoline illustrate su cui aggiungevo, accanto al suo nome la postilla, “χάρις” di cui conosceva la traduzione; e che forse, del tutto inconsapevolmente, assumeva il significato di “carezza”, sebbene ignorassimo entrambi, allora, che questo termine ha la stessa derivazione etimologica di “cháris”.
Mi era sempre parso singolare, inoltre, che il termine “Anna” rappresentasse un classico esempio dei cosiddetti “palindromi”: dal greco πάλιν, (pálin), “di nuovo” e δρóμος, (drómos), “corsa”, nel senso che la parola può essere letta da entrambi i versi.
Ciò di cui ora, col senno di poi, mi rammarico maggiormente è lo scrupolo di aver troppo spesso abusato dello “spirito pratico” di Anna; a tale proposito, ricordo le tante occasioni in cui faceva finta di essere in collera con me, convinta davvero che mi facilitassero eccessivamente la brevità e la dolcezza del suo nome: finivo infatti per chiamarla in causa ad ogni piè sospinto, anche per le cose più elementari e mi prendeva in giro non perdendo occasione per ripetermi:
“Se il mio nome fosse più lungo, per esempio ‘Ermenegilda’,
scommetto che non mi chiameresti così tante volte!“.
Quasi per ironia della sorte poi, la grave malattia neurodegenerativa di cui si era ammalata e infine la completa afasia, avevano impedito ad Anna di chiamarmi per nome e, tanto più, di rispondermi; a malapena riuscivamo, qualche volta, a comunicare con lo sguardo e tutto ciò non poteva che rattristarmi moltissimo.
Riaffiora perciò, a questo punto, il mio timore di cedere allo sconforto cui, invece, ho fatto intima promessa di resistere; così, mentre cerco di rasserenarmi, è grande la mia emozione perché rivivo idealmente il 26 luglio 1968, il primo onomastico di Anna che trascorremmo insieme da fidanzati.
Spero e prego, perciò, che le risulti gradito se ricorro ad alcuni versi di Francesco Petrarca, tratti dal suo Canzoniere; il sonetto è intitolato “Benedetto sia il giorno, il mese e l’anno”:
“Benedetto sia ’l giorno, e ’l mese, e l’anno,
e la stagione, e ’l tempo, e l’ora, e ’l punto,
e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto
da’ duo begli occhi che legato m’hanno;
e benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ebbi ad esser con Amor congiunto…
…Benedette le voci tante ch’io,
chiamando il nome de mia donna, ho sparte…”.
E chissà che adesso Anna, cui piacevano moltissimo queste rime, non sia diventata più indulgente con me: avendo forse dimenticato delle tante volte in cui la chiamavo senza avere realmente bisogno del suo aiuto.
Aldo Trotta

