La mia “Vespa” che idealmente… continua a volare

Da grande appassionato di motocicli e di automobili ho raccontato spesso delle difficoltà, non solo di carattere economico, che per me hanno accompagnato la loro iniziale conquista: tutto sommato riconoscendo di essere stato fortunato perché gli anni della mia infanzia e della mia prima giovinezza sono stati quelli critici del dopoguerra, quando era appena iniziato il fenomeno della motorizzazione di massa. Nello scorso mese di aprile ha attirato la mia attenzione una serie di articoli giornalistici a corredo di una pagina a colori, pubblicati nell’ottantesimo anniversario dalla presentazione della Vespa: il famoso scooter Piaggio del cui modello 125 ero divenuto felicissimo proprietario nel 1958, quando avevo meno di 15 anni.

Ripensandoci ora, fu davvero provvidenziale ricevere in dono quella Vespa perché, di lì a poco e con grande dispiacere, sarei stato costretto a lasciare il mio caro paese per poter proseguire negli studi: la mia famiglia, infatti, non ebbe altra scelta se non quella di cambiare residenza per consentirmelo; ora, neanche a dirlo, fu la nonna Guglielma a farmi quel regalo, per quei tempi incredibile, dimostrandosi affettuosamente partecipe del mio grande disagio.

Perciò, pur essendo ora così vecchio, è comprensibile che mi abbia tanto emozionato l’anniversario che citavo: per di più ricordando un bellissimo poster, davvero pregevole per quei tempi, che tenevo in camera da bambino e che raffigurava il famoso attore francese Yves Montand alla guida di quello scooter. Mi è poi tornato in mente un libro molto recente, di Paola Scarsi, il cui titolo suona come una dichiarazione d’amore: “La prima Vespa non si scorda mai; ed è lo stesso amore che tuttora mi lega alla mia Vespa targata CB 8.496 che, per me, continua idealmente a volare nel solo rammarico di non averla potuta potuta conservare fino ad oggi.

La lettura degli inserti che citavo mi ha indotto a ripercorrere le tappe della vita e della carriera dell’ingegner Corradino D’Ascanio, progettista della Vespa nonché figlio dell’Abruzzo perché era nato a Popoli (PE) nel 1891; e mi sono accorto di non conoscere poi tanto bene la storia della sua vita e delle sue invenzioni. Questo nostro illustre corregionale, infatti, aveva cominciato la sua attività come ingegnere aeronautico conducendo importantissimi studi sul volo verticale e su quello che poi diventerà il moderno elicottero; senza dimenticare tutta una serie di scoperte minori che lui chiamava “progettini” , certamente meno spettacolari ma altrettanto utili: come un forno elettrico per la cottura del pane e dei dolci (1921), un sistema per rilevare la velocità delle auto e quindi un precursore dell’autovelox (1925) e diverse altre. La sua grande passione restò sempre, tuttavia, quella del volo il cui rimpianto lo accompagnò fino al termine dei suoi giorni; era persino solito dire:

“A me la Vespa mi ha punto! Se lo scooter non fosse andato così bene, forse la Piaggio non avrebbe abbandonato i progetti dell’elicottero”.

Per di più tutti sapevano che non amava la motocicletta giudicandola “un veicolo scomodo, ingombrante, con gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura e sporco, soprattutto a causa della catena di trasmissione. L’ingegnere trovò tutte le soluzioni del caso attingendo proprio alla sua esperienza aeronautica. Per eliminare la catena immaginò un mezzo con la scocca portante, a presa diretta; per rendere la guida più agevole posizionò il cambio sul manubrio; per facilitare la sostituzione delle ruote escogitò non una forcella ma un braccio di supporto simile appunto ai carrelli degli aerei. E infine ideò una carrozzeria capace di proteggere il guidatore, impedendogli di sporcarsi o scomporsi nell’abbigliamento: decenni prima della diffusione degli studi ergonomici, la posizione di guida della Vespa era pensata per stare comodamente e sicuramente seduti, anziché pericolosamente in bilico come su di una motocicletta a ruote alte”.

“Come farà a reggere due persone con quel vitino da vespa?”. Sembra che fossero queste le parole di Enrico Piaggio che, nel 1946, finirono per denominare quella strana creatura dell’ingegner D’Ascanio; a questo punto mi sono divertito a ricordare quali erano le differenze sostanziali della mia Vespa 125 rispetto ai modelli precedenti: scoprendo così che il 1958  era stato un anno di progressi molto significativi perché introduceva modifiche radicali, molte delle quali finalizzate alla ricerca di una maggiore efficienza produttiva e di un design più moderno. 

Da quel periodo infatti, tanto per citare le più importanti, il telaio dello scooter cominciò ad essere formato da due semigusci di lamiera saldati al centro, l’aspirazione dell’aria si avvalse di un manicotto all’interno della scocca per proteggere il motore dalla polvere, il faro fu per la prima volta collocato sul manubrio e venne aggiunta una ruota di scorta munita di cerchione dietro al sedile posteriore.

Così, sull’onda dei ricordi, è stato parimenti inevitabile ripensare ai tanti film di cui la Vespa è stata una vera attrice non protagonista; chi non ricorda, per esempio, “Vacanze romane” di William Wyler oppure “Caro diario” di Nanni Moretti e Matt Damon nel film “Il talento di Mr. Ripley”?;  ma ce ne sono stati moltissimi altri, al punto da poter considerare quello scooter un’autentica stella cui, tanto per restare in tema, nel 1983 era stato persino dedicato un asteroide chiamato “6062 Vespa”.

Avviandomi ora alla conclusione, ciò che più mi ha colpito delle notizie diffuse per il suo ottantesimo compleanno è che si svolgono tuttora ogni anno in Italia diversi raduni di appassionati e persino dei concorsi letterari: come quello, assai famoso di Avola (in Sicilia) intitolato “Poesia in Vespa” cui, nel tempo, moltissimi cultori hanno partecipato; e mi sono reso conto che non basterebbe un intero volume per raccoglierne i componimenti.

Ce n’è uno tuttavia che mi ha particolarmente emozionato, scritto lo scorso anno da Maria Pina Astuni, che si intitola “Vola, Vespa…vola”, che dice così:

“Vola Vespa…vola

va per cieli azzurri

e sentieri di luce

va nel sole

a suggere il dolce umore fiorito…

va per le strade scoppiettando,

goduria di giovani o no,

a godere della brezza gentile,

dell’aria fresca e frizzante,

di un mattino di primavera”.

Sempre i tuoi viaggi

attraverso paesaggi d’incanto,

prati fioriti, campagne dorate…

Vola Vespa, vola e va!”

 

Aldo Trotta