Cadono le foglie…in un turbinio di colori

L’ingresso del bosco di Vallesorda con i colori dell’autunno

Come ho spesso confidato, nella mia fascia di età avanzata e restando spesso da solo, ho l’impressione che le ore trascorrano con esasperante lentezza; al tempo stesso, davvero paradossalmente, mi rendo conto che il susseguirsi delle stagioni è, in realtà, molto più rapido. Ricordavo così che quando ero ragazzo, quindi con la smania di crescere velocemente, mia nonna mi riprendeva dicendomi con affetto:

“Vedrai come gli anni ti passeranno

in fretta quando sarai vecchio!”.

Ci pensavo in questi giorni autunnali osservando dal balcone di casa e per strada la meravigliosa tavolozza che gli alberi e le piante, ogni volta con colori diversi, ci stanno regalando in un vero e proprio caleidoscopio di tonalità; una prova inconfutabile, oltre tutto, che sono già trascorsi dodici mesi da quando avevo scritto un altro racconto intitolato “L’autunno…che adesso è arrivato”, in cui tra l’altro avevo inserito un pensiero di Percy Bysshe Shelley che continuo a condividere e che diceva:

“C’è un’armonia
e una lucentezza nel cielo

che d’estate non si sente né si vede,
come se non potesse esistere,
come se non fosse mai esistita!”.

 Non sarei sincero, d’altro canto, se cercassi di nascondere la mia pur relativa euforia per l’arrivo dell’autunno, dovuta al fatto che non ho mai amato la stagione estiva con il suo, sempre più intenso, irraggiamento solare: che pure si comporterebbe, secondo gli esperti, come un efficace rimedio antidepressivo.

Così, sforzandomi di tenere alto il tono del mio umore, faccio il tentativo di approfondire i più importanti processi botanici per cui le foglie di tante piante danno origine, in questo periodo, a un vero turbinìo di colori: essi sembrano davvero confermare che la biologia del mondo vegetale non è meno complessa e meno perfetta rispetto a quella del mondo animale.

Rileggevo, così, che il primum movens del loro cambiamento è il blocco graduale della fotosintesi, favorito dalle temperature più rigide e dalla ridotta esposizione solare; per cui diminuisce gradualmente la presenza della clorofilla a vantaggio di altri pigmenti come i carotenoidi, responsabili della tonalità gialla o arancione; in diverse specie, poi, si formano ex-novo degli altri coloranti come gli antociani, dalle sfumature rosse e viola e si aggiungono, infine, i cosiddetti tannini che conferiscono alle foglie di alcune piante le gradazioni del marrone.

La caduta delle foglie in autunno, dipende da un meccanismo per cui alla base del loro piccìolo si forma una piccola struttura chiamato “zona di abscissione”; così la pianta riduce la produzione di alcuni fitormoni, le cellule di quest’area ingrandiscono e si separano, indebolendo l’attacco delle stesse foglie sul ramo: e basta allora un po’ di vento perché si stacchino e cadano depositando sul terreno molte sostanze nutritizie. Tutto ciò riguarda, naturalmente le piante cosiddette “caducifoglie”, mentre quelle “sempreverdi” mantengono il fogliame tutto l’anno, rinnovandolo gradualmente, ma senza mai restarne prive.

Ora mi rendo conto che questo tentativo di esemplificazioni non facilita più di tanto la comprensione ma per me è ancor meno facile riassumere i numerosi e tuttora poco conosciuti benefici psico-fisici derivanti dall’immersione nella natura e tra le piante: non dimenticando che attualmente è riconosciuta l’esistenza di una vera e propria “Forest therapy” (terapia forestale), un autentico e nuovo presidio terapeutico secondo molti studiosi; di essa farebbe parte a pieno titolo anche la cosiddetta “cromoterapia” o “terapia dei colori”: cui sono stati scientificamente attribuiti rilevanti vantaggi  psicologici e sulla nostra sfera emotiva, ottenuti stimolando una precisa area del nostro cervello.

Negli ultimi anni, infine, quello che ormai tutti conoscono come fenomeno del “foliage”, cioè il cambiamento naturale del colore delle foglie durante la stagione autunnale, viene anche utilizzato come sensibile indicatore delle mutazioni climatiche; esso consentirebbe infatti, studiando le alterazioni cronobiologiche delle piante, di ottenere preziose indicazioni sul riscaldamento globale del pianeta e non solo.

A questo punto, ancora una volta sperimentando l’estrema difficoltà di approfondire e soprattutto di esporre una complessa tematica scientifica, è istintivo e naturale per me tornare all’incanto dei colori autunnali e soprattutto alle numerose ispirazioni poetiche ad essi correlate; e oggi, tra i diversi componimenti in cui mi sono immerso, ne ho scelto uno molto suggestivo che non conoscevo.

È stato scritto dalla poetessa Rosalia Calleri, scomparsa nel 1960, cui si devono molte opere dedicate alla natura e che si intitola: “Cadono le foglie”:

“Cadono giù le foglie. Sono stanche:
hanno visto tant’acqua e tanto sole!
Sbocciate con le tenere viole,
cadono prima delle nevi bianche.

La loro vita dura una stagione;
cadono a sciami, a sciami, frusciando,
i bimbi le sparpagliano passando
o le colgono a farsene corone.

Il vento fa con esse il mulinello
e a qualcuno dà malinconia;

esse fan tutti gli anni questa via:
partono col brutto, tornano col bello.

Tornano sulla terra come un fiore
ogni rosa compare e poi sparisce
ma la foglia che a marzo rinverdisce
è quella che oggi casca e muore.

Là, nella macchia, il boscaiolo
con un rastrello, lieto le raduna:
saranno letto per la mucca bruna,
saranno fiamma sotto al suo paiolo”.

Aldo Trotta